Terremoto sull’Appennino, l’Istituto geofisico toscano spiega cosa sta succedendo

Fiaschi: «Evento nella norma, ma occhi aperti». Preoccupa lo stato degli edifici nella zona

[23 gennaio 2015]

Il geologo Andrea Fiaschi era ancora a casa quando, alle 7:51 di stamattina, è arrivata la scossa di terremoto di magnitudo 4.1 che ha colpito l’Appennino pistoiese. «Si è sentita distintamente», racconta a greenreport; non lontano dall’epicentro, che ha interessato l’area tra Vernio e Castiglione dei Pepoli, c’è l’Istituto geofisico toscano dove fiaschi lavora (all’interno del Centro Prato Ricerche, che ha contribuito a fondare). Che cos’è successo?

«È in corso uno sciame sismico – ci spiega dall’altra parte della cornetta telefonica –, partito poco dopo le 3 di stanotte e andato intensificandosi fino alla scossa di terremoto delle 7:51. In questa fase non è noto molto altro, tranne il monitoraggio dei dati su magnitudo e frequenza delle scosse. Entrambe dopo il picco di stamani mattina sono andate diminuendo».

Alle 10:56 è arrivata però una scossa abbastanza intensa, di magnitudo 3,7, definita da Fiaschi come «abbastanza isolata». L’intensità del fenomeno, guardando al trend generale, sembra continuare a scemare. Finora non sono stati segnalati danni evidenti, ma questo non significa però che è arrivato il momento di abbassare la guardia.

«In casi come questo non abbiamo modelli statistici granché utili cui riferirsi – commenta ancora Fiaschi rispondendo alla nostra domanda –, ma l’esperienza pregressa ci dice che sciami simili non sono una novità. Negli ultimi 20 anni si sono ripetuti, quello di oggi è un evento che possiamo dire rientri nella norma della Val di Bisenzio. È comunque necessario considerare come in passato si siano verificati, in questa stessa area, anche fenomeni tellurici intensi, di magnitudo superiore anche a 5, e dunque qui al Centro teniamo gli occhi ben aperti».

Nel frattempo le scuole comunali dell’area sono state chiuse, e la paura – siano scosse che rientrano “nella norma” o meno – è ancora tanta. Anche perché, come ci sottolinea Fiaschi chiudendo la telefonata, «il patrimonio abitativo della zona, in media, non è certo così eccelso, e crea apprensione». Ancora una volta, com’è inevitabile, si ricade così sul grande problema della prevenzione (mancata). Senza edifici all’avanguardia, non c’è sismografo che tenga per difendersi da un terremoto in arrivo.