Torna ancora la foca monaca: ecco la mappa degli avvistamenti in Italia

[6 ottobre 2014]

Secondo quanto comunicato oggi, è dello scorso 30 settembre la quarta osservazione di foca monaca avvenuta negli ultimi anni di fronte alle coste della Riserva Naturale, nonché Oasi WWF, “Bosco Pantano di Policoro”.

L’osservazione è di notevole importanza anche perché in questo caso, come in un’altra precedente occasione verificatasi proprio nella stessa area solo due anni fa, si è trattato non di un singolo animale, ma di due ben distinti individui. La segnalazione è arrivata in tempo reale tramite una telefonata da parte dell’osservatore alla sede nazionale del WWF Italia e da questa girata direttamente a Emanuele Coppola, responsabile del Gruppo Foca Monaca, che ha poi potuto parlare al telefono con la persona mentre si trovava ancora sul luogo dell’osservazione.

L’osservatore, tale Mauro Belardi è un biologo milanese, esperto di fauna Alpina e appassionato di bird-watching, che ha potuto osservare con grande dettaglio gli animali anche grazie all’utilizzo del suo binocolo.

Il biologo si trovava in Basilicata con la sua compagna per una breve vacanza. La mattina del 30 settembre alle ore 11,10 i due erano le sole persone presenti sul tratto di spiaggia situato presso la foce del fiume Sinni, un’area naturale incontaminata e del tutto priva di insediamenti umani, che si estende per alcuni chilometri proprio di fronte al bosco di Policoro. Il binocolo è stato decisivo per l’identificazione del primo esemplare che è emerso, con la sagoma scura e tondeggiante della testa, numerose volte nell’arco di circa 20 minuti ad un centinaio di metri dalla linea di costa.

Contemporaneamente un secondo esemplare, notato in prima istanza dalla compagna del biologo a soli cinque metri di distanza dagli osservatori, si faceva vedere in tutta la sua lunghezza per due sole volte, rivolgendo il suo sguardo incuriosito verso gli osservatori sulla spiaggia, altrettanto increduli di poter assistere ad un simile spettacolo. «Questa nuova segnalazione – spiega Emanuele Coppola – conferma quello che ci è già noto da tempo e cioè che vi sia un nucleo vitale di foche monache nel golfo di Taranto».

«Stando alle nostre osservazioni – prosegue Coppola – le foche monache si sono più volte riprodotte in quest’area negli ultimi anni e questa certezza era già stata da noi certificata grazie all’analisi delle numerose immagini fotografiche relative alla prima segnalazione risalente al mese di Maggio del 2002».

In quel caso un singolo esemplare era stato osservato e fotografato da decine di persone accorse sulla spiaggia, mentre sostava immobile in galleggiamento a breve distanza dalla riva. Anche in quel caso il contatto telefonico aveva consentito a Emanuele Coppola di seguire l’osservazione in diretta e spiegare alle persone accorse sul posto che l’animale non doveva assolutamente essere disturbato, perché semplicemente addormentato e non in difficoltà, come alcuni degli astanti ritenevano non vedendolo allontanarsi.

Dopo circa mezz’ora la foca era stata vista risvegliarsi ed era stata osservata nuotare per altri 30 minuti durante il suo lento spostamento parallelo alla linea di costa. La successiva analisi delle numerosissime foto scattate consentì a Emanuele Coppola di classificare l’individuo come un esemplare giovane, di età inferiore ai 12 mesi e quindi verosimilmente nato non lontano da quella stessa area.

La ricerca condotta da anni dal Gruppo Foca Monaca, volta a seguire e possibilmente “favorire” il ritorno della foca monaca nel Mediterraneo centrale dove la specie era ritenuta del tutto estinta, prosegue incessante e si configura piuttosto come la composizione di un grande puzzle.

Ogni singolo tassello è accuratamente raccolto, controllato e inserito nella sua giusta posizione a ricomporre correttamente il quadro di insieme. Per questo chiediamo ancora una volta di non trascurare alcuna osservazione, di contattare senza indugio i nostri esperti e di supportare lo sforzo della nostra associazione.

di Gruppo foca monaca