Torsapienza la fine di #romaccogliente

[15 novembre 2014]

Venti anni fa. Ricordo una campagna elettorale per Rutelli sindaco a Roma in cui Maurizio Costanzo caratterizzòla sua partecipazione con la proposta di teatri in periferia, poi qualcosa, se non ricordo male, si realizzò a Tor Bella Monaca.

Mi è tornato alla memoria questo ricordo mentre assisto allibito ed impotente allo spettacolo dell’assedio al centro rifugiati di Torsapienza. Tralascio le reazioni più intime, non esenti da sintomi di disperazione e di vergogna per il mio essere italiano. Provo a capire.

Non c’è solo razzismo istintivo, paura dell’altro e dell’estraneo, guerra tra poveri, rivincita di chi ha voluto i respingimenti, strumentalizzazioni politiche di bassa “lega” finalizzate all’aggregazione di una destra-destra lepenista in salsa italiana…

C’è anche tutto questo. Ma mi sembrano tutte ragioni di secondo livello.

Se l’obiettivo non è tornare alla normalità, ma decidere quale debba essere la “normalità”per una città europea del XXI secolo, allora la risposta va cercata da un’altra parte.

Va cercata affrontando due fenomeni soprattutto: l’abbandono di qualunque politica urbana e l’attacco pervicace e continuo portato dalle teorie e pratiche di governo liberiste all’istruzione pubblica e alla diffusione della cultura.

In altre parole queste forme di imbarbarimento sono i prezzi che si pagano quando vince un’idea del ruolo dello stato che deve garantire prioritariamente gli investitori e la grande finanza. Io continuo a pensare, testardamente, che lo stato deve garantire prioritariamente la qualità della vita delle persone. Qui passa il discrimine tra una politica a favore di pochi ed una a favore di tutti (non voglio neanche più usare i termini destra e sinistra, troppo imbastarditi).

Oggi è il tempo per ridare un’anima alle nostre città e la via maestra è quella di trasformare le periferie abbandonate e disgregate in quartieri, luoghi ricchi di relazioni, di culture,di iniziative, dove vivendo ci si confronta con la parte migliore e più innovativa della nostra controversa età.

Se le periferie avessero i loro teatri vivi …… Ancora non è vietato sognare!

Vittorio Cogliati Dezza, Presidente Legambiente

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