Toscana, la crisi non piega il volontariato

[6 dicembre 2013]

La crisi economica che si sta protraendo ormai da lungo tempo, tocca tutti i settori: le istituzioni, le aziende i cittadini, e anche i soggetti del terzo settore tra cui le associazioni di volontariato. Tuttavia almeno in Toscana continua a rimanere invariato il numero di cittadini impegnati attivamente nel sociale. Sono circa 300.000 i volontari attivi a fronte di un aumento costante delle associazioni.

Infatti nel 2013 risultano registrate 3.337 associazioni con un incremento del 10% rispetto al 2012.Questi dati sono stati presentati da Cesvot in occasione della Giornata Internazionale del Volontariato. «Oggi il mondo del volontariato festeggia la propria presenza- ha dichiarato il neo presidente del Cesvot Federico Gelli- In Toscana sono oltre 300 mila i volontari che lavorano in questo settore, dico ‘lavorano’ perché dedicare alcune ore della propria giornata al servizio degli altri è un grande esempio e una grande testimonianza. Sono oltre 3 mila le associazioni in Toscana, ma voglio sottolineare anche un altro dato importante: oltre 46% dei volontari sono donne.

La presenza femminile è una caratteristica molto interessante di come il volontariato, nel corso degli ultimi decenni, è andato cambiando inserendosi nel tessuto sociale e politico della nostra regione. Il mondo del volontariato è poi un esempio ed una testimonianza per la politica». Entrando nel dettaglio dei numeri forniti da Cesvot, su 3337 associazioni 1.116, pari al 33,45% del totale, lavorano in ambito sociale e si occupano di adozione, affido, immigrati, profughi, attività ricreative, detenuti, handicap, minori, giovani, anziani, assistenza alle famiglie, attività sportive di carattere sociale, donne, e senza fissa dimora.  951, pari al 28.5%, sono impegnate nel settore sanitario, organizzano cioè ambulatori medici, si occupano di informazione e prevenzione sanitaria, di assistenza ospedaliera, di donazione di sangue, di organi, di pronto soccorso.

326 associazioni, circa il 10%,  si occupano  di cultura e, nello specifico, di archeologia, musei, monumenti, biblioteche, archivi, arte, musica, teatro e cinema, tradizioni e folklore. Altre 189 lavorano con la protezione civile, 214 sulla difesa e tutela dell’ambiente, 409 sul socio-sanitario, 39 sulla tutela e promozione dei diritti e 92 sul volontariato internazionale.  «Dal 2005 ogni 10 nuove associazioni, 7 scelgono di lavorare in ambito sociale e culturale- hanno spiegato dal Centro servizi volontariato- Ma, soprattutto, scelgono sempre più di concentrare la loro attenzione sui soggetti deboli e vulnerabili della società: minori, anziani, malati, immigrati, famiglie. Inoltre si nota una nuova tendenza delle associazioni ad occuparsi dei temi della tutela e dell’advocacy, in particolare rispetto a beni ambientali, territoriali, culturali, di protezione civile e di volontariato internazionale. E’ il cosiddetto no-welfare, l’ambito dove è maggiore la partecipazione giovanile ma anche quello che è più difficile incontrare nei tradizionali luoghi di rappresentanza».

Oltre ad una propensione più specifica dei volontari toscani (ma immaginiamo che il dato sia estendibile a livello nazionale) ad operare nel campo sociale, dell’aiuto diretto alle persone in difficoltà che, al di la dell’importanza, ha anche un riscontro più immediato nel far emergere i risultati delle azioni intraprese, quello che evidenziano i dati in generale è una sostanziale “salute” del settore che in alcuni casi ha riempito spazi lasciati liberi dalla politica e dai partiti, oggi avvitati su se stessi, andando a supplire alle carenze di rappresentanza di base.