Tramvia, a Firenze inciampa la cura del ferro. D’Angelis: «Colpa del disastroso fallimento delle aziende appaltanti»

Il sottosegretario a greenreport.it: «Puntiamo su treno-tramvia-metropolitane perché la scommessa vincente è il cambio di gerarchia nella mobilità»

[12 luglio 2013]

A Firenze siamo di fronte alla possibilità di blocco definitivo della linea due della tramvia: ancora non si è riusciti a trovare un’azienda sana e seria che convinca le banche a fare credito e che porti in fondo l’impegno. Così, sembra sempre più possibile le perdere i 166 milioni di credito delle banche (che vogliono certezze) utili per far partire la linea 2. Firenze da sola, intesa come amministrazione, non ce la fa a portare a termine la partita e greenreport ha chiesto al sottosegretario al ministero delle Infrastrutture e Trasporti, Erasmo d’Angelis (nella foto), di fare il punto della situazione.

A Firenze pare bloccarsi la “cura del ferro”: ferma la Tav per le note vicende giudiziarie, la tramvia (la rete) che non decolla nonostante i successi della linea 1. Coincidenze, sfortuna o ci sono responsabilità anche della politica locale e nazionale (ovviamente non di questo governo che è da poco in carica) che non ha saputo “accompagnare” il percorso? E il governo, in particolare, pensa di poter dare una mano?

«Per una volta siamo di fronte ad una situazione paradossale e quasi unica in Italia: la pubblica amministrazione, in questo caso il Comune di Firenze, spinge per la “cura del ferro” e sull’intermodalità fra treno e 4 linee di tramvie, ma sono i privati intesi come Consorzi di imprese, anche cooperative, che stanno frenando da mesi, anzi bloccando, i cantieri più utili e gli investimenti strategici e fondamentali per la qualità della vita dei cittadini e della città.

L’attuale fase di stallo della linea 2, così come dei lavori del nodo ferroviario di sotto-attraversamento dell’alta velocità è dovuta, infatti, per un verso alle indagini della magistratura con relativi provvedimenti restrittivi e di sequestro, ma più in generale soprattutto per il fallimento delle aziende vincitrici dell’appalto.

Capiamo le preoccupazioni di Palazzo Vecchio quando ci dice che non è possibile inaugurare i lavori senza la garanzia che i cantieri non si fermino dopo due mesi! Il governo non solo sta dando una mano seguendo le due vicende, ma ne darà anche due per evitare che si possa perdere un solo centesimo e per far uscire la città dall’impasse concludendo le due opere indispensabili, non solo per Firenze. Chi va in treno a Bologna da un mese ormai scende sotto la città e i binari di superficie collegano la Regione. Non possiamo perdere altro tempo. E la buona notizia è che dopo il dissequestro del 26 giugno della fresa, in attesa delle valutazioni sull’indagine relativa ai conci, da parte di Fs e dell’impresa appaltante abbiamo ricevuto le prime assicurazioni della possibile e concreta ripresa dei lavori del cantiere ferroviario per il prossimo mese di settembre».  

I progetti di tramvia però, par di capire, potrebbero essere estesi all’intera area metropolitana come chiede anche Legambiente…

«Questa è l’opportunità che dobbiamo e vogliamo cogliere. Dal 1 gennaio 2014 la via preferenziale per i grandi investimenti sul ferro – tramvie e metropolitane – partirà dalle 14 nuove aree metropolitane. Cambia lo scenario e spenderemo bene le risorse a disposizione puntando sulla nuova mobilità e su tempi celeri. E’ stata avanzata da parte del Comune, anche nel corso di un incontro al Ministero con Regione e altri enti interessati, una ipotesi che consideriamo valida e molto interessante: una metropolitana in grado di collegare l’intera area a nord ovest con l’area a sud-est e cioè partendo da Prato, passando da Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino, l’aeroporto, la nuova stazione ferroviaria e sotto-attraversando poi la città collegandola in superficie anche con Bagno a Ripoli. Abbiamo valutato positivamente il progetto che va analizzato sia dal punto di vista economico-finanziario che trasportistico e ambientale, ma è chiaro che rappresenterebbe il salto di qualità che manca nel sistema della mobilità della Toscana centrale. Un simile progetto è stato realizzato a Brescia con forti elementi di innovazione e di adeguatezza per una media città italiana, con un costo approvato intorno a 620 milioni, circa il 40% da parte del Ministero e il resto da altre risorse pubbliche regionali e locali e anche private».  

Il Pd, che sostiene l’esecutivo a livello nazionale, e governa la Toscana e Firenze,  pensiamo creda nella realizzazione di infrastrutture di mobilità su ferro per rilanciare l’economia e l’occupazione nella direzione della sostenibilità. Ma la vicenda Firenze da possibile modello rischia di diventare una Caporetto. Quali sono le cose da fare in tempi brevi per invertire la rotta?

«Ripeto: non c’è nessuna Caporetto pubblica, ma un disastroso fallimento di aziende appaltanti. In questi primi 60 giorni al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti ho potuto toccare con mano i ritardi accumulati dalla politica nel trasporto pubblico locale e nelle ferrovie regionali come nelle grandi reti e infrastrutture e nella logistica.

Non solo crediamo che le priorità sono nella cura del ferro come nella rigenerazione urbana, nel riqualificare e mettere in sicurezza i territori dai grandi rischi, ma concretamente nei primi Decreti del Fare e per le Emergenze Ambientali ci sono risorse per opere non rinviabili e attese da tempo come la riqualificazione del porto di Piombino, 2.3 miliardi per interventi di sicurezza stradale e manutenzioni di ponti, viadotti e gallerie; 300 milioni per la messa in sicurezza delle scuole, altri 100 milioni l’anno per manutenzione e piccole opere nei piccoli Comuni italiani, ecobonus per ristrutturazioni, efficienza energetica e anche messa in sicurezza antisismica al 65%. Cose concrete che servono all’Italia e agli italiani.

Puntiamo ormai su treno-tramvia-metropolitane perché la scommessa vincente è il cambio di gerarchia nella mobilità: si relega il traffico privato e automobilistico in fondo e si mette in testa la mobilità “leggera”, anche a piedi e in bicicletta, e la mobilità con mezzi pubblici collettivi. La crisi vede aumentare viaggiatori e ciclisti, per la prima volta dopo 48 anni lo scorso anno sono state vendute 1.748.000 biciclette a fronte di 1.450.000 automobili! Va data con i fatti una risposta forte a questa nuova domanda».