Repsol: «Non vale la pena estrarre il greggio e il gas che abbiamo trovato»

Trivellazioni petrolifere nelle Canarie: clamoroso flop. Scappano Repsol e governo spagnolo

Clean Adriatic Sea Alliance: «Ora tocca a noi in Croazia» e ringrazia anche greenreport.it

[17 gennaio 2015]

Come scrive El País, «L’avventura canaria di Repsol non continuerà. Dopo sette settimane di lavoro di prospezione nelle acque delle isole, l’impresa ha confermato ieri che non chiederà nuovi permessi per estrarre idrocarburi, né utilizzerà le autorizzazioni ministeriali che già detiene per fare ulteriori sondaggi esplorativi nella zona».

Si tratta di un colossale ed imbarazzante fallimento politico per il governo spagnolo che, nel nome dello sviluppo,  aveva puntato tutto sullo scontro con le comunità locali e gli ambientalisti, fino a far attaccare dalla marina militare  i gommoni di Greenpeace che protestavano pacificamente.

Repsol Ora  dice di aver trovato gas, come metano ed esano, «Però senza il volume e la qualità sufficiente per avvalorare una possibile estrazione». Secondo quanto ha detto la vicepremier spagnola Soraya Sáenz de Santamaría, Repsol aveva già comunicato al governo il 15 gennaio che quello che era stato trovato nei fondali delle Canarie non era «commercialmente sostenibile», ma la Sáenz de Santamaría  ha continuato imperterrita a difendere la necessità di continuare le ricerche di idrocarburi.

Il ministro spagnolo all’industria, José Manuel Soria, che viene proprio dalle Canarie, dove è diventato uno dei politici più invisi alla popolazione ed al governo locale, ha ammesso che «E’ una cattiva notizia per la Spagna e per le Canarie». E’ comunque fallito miseramente il “proyecto de Canarias” , resentato addirittura 15 anni fa da Repsol e che è riuscito a passare solo con il governo del Partito popolare, sollevando subito una forte opposizione guidata dal governo autonomo delle Canarie. Ma alla fine è stata l’evidenzia scientifica a far fallire un’avventura politica che comunque costerà cara ai contribuenti spagnoli, ora Repsol dice che “Nel sottosuolo di questo bacino si sono prodotti  petrolio e gas, anche se i depositi incontrati sono saturi di acqua e gli idrocarburi esistenti si trovano in strati molto sottili non esplorabili».

Il presidente del governo delle Canarie, Paulino Rivero, ha detto che degli azionisti della Repsol, come  Caixabanc o Sacyr, gli hanno comunicato di non aver nessun interesse per il petrolio delle Canarie e che la svolta è stata voluta dalla stessa industria. Secondo Rivero la stessa Repsol  gli avrebbe detto che la produzione di gas e petrolio alle Canarie non rientrava nei suoi piani strategici, ma di aver subito pressioni dal governo. Ma Soria ha riposto che quella del governo regionale delle Canarie è una enorme farsa montata da Rivero  per allarmare i media.

Ma in Spagna l’opposizione politica alle trivellazioni offshore non è limitata  alle amministrazioni non controllate dal Partito Popolare, come il governo della Canarie che è in mano alla Coalición Canaria ed al Partido Socialista Obrero Español, anche il governo delle Baleari presieduto dal Popolare  José Ramón Bauzá ieri ha detto no alle trivellazioni nel Mediterraneo: «Non vogliamo prospezioni nelle Baleari».

Esultano gli ambientalisti che temevano gli impatti ambientali di trivellazioni effettuate dalla nave Rowan Renaissance a circa 900 metri di profondità e che si addentravano fino a 3.093 metri totali nella crosta terrestre, il tutto ad una sessantina di Km da Lanzarote e Fuerteventura ed in un Sito di interesse comunitario considerato un delicatissimo hot spot per cetacei e tartarughe marine. Greenpeace España dice che «Il governo e Repsol scappano dalle Canarie», ma avverte che «Le prospezioni petrolifere continuano a minacciare le Canarie, le Baleari ed il Mar di Alboran. E’ necessario agire per fermarle in maniera definitiva. Politici e compagnie petrolifere vanno avanti senza ascoltare le mille voci che chiedono la chiusura definitiva dei progetti per estrarre greggio in questi luoghi naturali privilegiati. Sono piani irresponsabili che aggravano il problema del cambiamento climatico e mettono in pericolo zone dei cetacei,  aree marine protette e l’ambiente ed i modi di vivere di migliaia di famiglie. Come Greenpeace ci opponiamo a questa febbre di perforare gli ultimi angoli del pianeta per aumentare i dividendi di poche compagnie Imprese che, come verificato molte volte, non possono garantire la sicurezza e che non si prendono la responsabilità quando si producono sversamenti o grandi disastri. Non vogliamo questo per l’Artico né, tantomeno, per il Mediterraneo e le Canarie. Per questo, faremo tutto il possibile per cercare di fermare la prospezione e per esigere il cambiamento verso un nuovo modello energetico basato al 100% sulle energie rinnovabili».

Esultano anche i no-triv croati che sperano in un risultato simile a quello delle Canarie per le concessioni esplorative appena date dal governo di Zagabria: Secondo Clean Adriatic Sea Alliance «il mare Adriatico è il prossimo» e citano le prese di posizioni di associazioni ambientaliste ed internazionali, come il loro partner OceanCare il sostegno di Leonardo Di Caprio e gli articoli di  dell’Huffington Post (Green) e di greenreport.it come elementi essenziali per mobilitare ed informare l’opinione pubblica croata e sulla sponda italiana dell’Adriatico. La Clean Adriatic Sea Alliance è convinta che la ritirata di Repsol dalle Canarie, «E’ un’incredibile vittoria per gli sforzi congiunti di decine di organizzazioni non governative, operatori turistici, governo locale e in particolare centinaia di migliaia di persone che protestano da molti mesi contro i piani dell’industria petrolifera. OceanCare si adopererà per prevenire qualsiasi ulteriore tentativo simile nella regione così come in altri habitat critici e sensibili nelle regioni marine dei nostri oceani».