Un caricabatterie comune per tutti i telefonini: basta caos, c’è il progetto di legge

Garantirebbe 51.000 tonnellate all’anno in meno di rifiuti elettronici

[13 marzo 2014]

Oggi il Parlamento europeo ha approvato un aggiornamento delle leggi Ue sulle apparecchiature radio, e gli europarlamentari hanno chiesto a grandissima maggioranza (550 voti a favore, 12 contrari ed 8 astensioni) «un rinnovato sforzo per sviluppare un caricabatterie comune a talune categorie di apparecchiature radio, in particolare ai telefoni cellulari, per semplificarne l’uso e ridurre inulti sprechi e costi».

La relatrice, la socialdemocratica tedesca ha detto la relatrice Barbara Weiler, ha sottolineato che «la legislazione modernizzata sulle apparecchiature radio è uno strumento efficace per evitare interferenze tra diversi dispositivi radio. Sono particolarmente lieta di dire che abbiamo concordato l’introduzione di un caricabatterie comune. Ciò accomuna sia gli interessi dei consumatori sia dell’ambiente. Il caricabatterie comune metterà fine al caos e ridurrà le 51.000 tonnellate  annue di rifiuti elettronici»

In un comunicato del Parlamento europeo si legge che «il progetto di direttiva stabilisce norme armonizzate per l’immissione sul mercato di apparecchiature radio, compresi telefoni cellulari, telecomandi apri-auto e modem. Le norme mirano a tenere il passo con il crescente numero e varietà di dispositivi radio e a garantire che i dispositivi non interferiscano l’uno con l’altro rispettando così i requisiti essenziali su sicurezza e salute».

Si tratta di un progetto legislativo che è già stato informalmente concordato con il Consiglio dei Ministri dell’Ue, che lo dovrà approvare definitivamente. Dopodiché gli stati membri avranno due anni per inserire le nove norme nelle loro leggi, mentre i produttori avranno un anno in più per adeguarsi.

Gli eurodeputati hanno anche approvato disposizioni della direttiva che darebbero alle autorità ulteriori strumenti di vigilanza del mercato, così da individuare apparecchiature radiofoniche non conformi alle nuove norme di sicurezza e sottolineano che «utilizzando le informazioni fornite dagli stati membri e dopo attenta valutazione, la Commissione dovrà individuare le categorie di apparecchiature che dovranno essere registrate prima di poter essere immesse sul mercato». Un database simile esiste già negli Stati Uniti.