Un rarissimo (e pericoloso) pesce palla a Porto Azzurro [PHOTOGALLERY]

[20 febbraio 2014]

Roberto Schiano ha notato uno strano pesce che nuotava con evidente difficoltà proprio davanti alla  banchina di Porto Azzurro, all’isola d’Elba. Per catturarlo e metterlo in una capace bacinella è bastato un semplice retino per catturalo. Poi il pesce sconosciuto è stato trasferito a Marina di Campo in una delle grandi vasche dell’Acquario dell’Elba, dove il responsabile della struttura, Yuri Tiberto, avvalendosi anche della consulenza scientifica del dottor Francesco Tiralongo, lo ha identificato come un raro esemplare di Capolepre (Lagocephalus lagocephalus), un pesce cosmopolita appartenente alla grande Famiglia dei pesci palla. «La presenza di questi animali in acque mediterranee – spiega Tiberto – è nota da tempo, ma le segnalazioni, specialmente a nord delle coste calabresi, sono davvero sporadiche. Anche le conoscenze biologiche sono piuttosto scarse: di abitudini bentopelagiche,  frequenta sia il mare aperto che le acque costiere, dove sembra si avvicini soprattutto nei mesi più freddi. Si nutre di Crostacei e Molluschi che frantuma con i 4 poderosi denti, accoppiati in placche quasi a formare una sorta di “becco”. Se disturbato, gonfia il ventre irto di piccole spine come fosse un pallone, scoraggiando così qualunque potenziale aggressore. Può superare i 60 cm di lunghezza».

E’ bene studiarsi le foto scattare al Lagocephalus lagocephalus dall’Acquario dell’Elba, perché, anche se è raro, le carni di questo pesce possono contenere una potente neurotossina (TTX), molto pericolosa anche per l’uomo.

Ma Tiberto tranquillizza: «Almeno nel Mediterraneo, nel capolepre le concentrazioni di TTX sono solitamente scarse o assenti, e un eventuale consumo probabilmente porterebbe solo a disturbi gastrointestinali più o meno gravi. Ben diverso il rischio che si potrebbe correre con il “cugino” e molto simile pesce palla maculato (Lagocephalus sceleratus) – specie aliena da poco ritrovata anche in acque italiane – che presenta concentrazioni di tetrodotossina molto elevate, tali da risultare potenziamente letali per l’uomo. La commercializzazione di questo pesce – e di tutti gli appartenenti alla famiglia – è perciò vietata in tutti i Paesi dell’Unione Europea».