Una task force internazionale per fermare il massacro degli uccelli migratori

La richiesta viene dalla Convention on Migratory Species Onu in corso a Quito

[7 novembre 2014]

In molte parti del mondo vengono praticate caccia intensiva ed insostenibile e l’uccisione e la cattura illegali di uccelli migratori che stanno spingendo diverse specie verso l’estinzione. Alcuni degli uccelli migratori, come diversi scolapacidi (pittime, piro-piro, gambecchi, beccacce, ecc.) e lo Zigolo dal collare (Emberiza aureola),  sono minacciate a livello mondiale, anche se sono protetti. Alla 11esima Conferenza delle parti della Convention on Migratory Species (Cms) dell’Unep, che si conclude il 9 novembre a Quito, la capitale dell’Ecuador i Paesi sono chiamati a prendere misure per combattere l’uccisione, la cattura e il commercio illegali di uccelli.

Il segretario esecutivo della Cms, Bradnee Chambers ha detto che «La risoluzione Cms sull’uccisione illegale di uccelli è una misura tanto necessaria all’interno di una più ampia iniziativa per prevenire la criminalità della fauna selvatica globale. Sostenendo gli sforzi internazionali per fermare abbattimento in massa di uccelli, le parti Cms possono contribuire a garantire la sopravvivenza di molte specie di uccelli in via di estinzione».

La “resolution on the prevention of illegal killing, taking and trade of migratory birds” proposta all’adozione alla Cop21 Cms di Quito, invita Parti della Convenzione a «lavorare insieme per affrontare questa minaccia» e sottolinea che «i Paesi devono garantire che una legislazione nazionale adeguata ed applicarla e attuarla in conformità con le leggi vigenti sulla protezione degli uccelli».

Una delle misure centrali della risoluzione è la creazione di una task force intergovernativa per contrastare  l’uccisione, il prelievo e il commercio illegale di uccelli migratori. La task force dovrebbe aiutare i governi e gli altri stakeholders a  fermare il massacro illegale, tenendo sotto controllo il commercio di uccelli migratori, anche attraverso lo scambio di buone pratiche, promuovendo il monitoraggio dei trend di queste attività illegali e favorendo lo sviluppo di piani d’azione specifici a livello regionale e internazionale.

La Cms e l’African-Eurasian migratory waterbird agreement (Aewa) hanno già fornito assistenza all’Egitto e alla Libia per sviluppare un piano d’azione per porre fine alla pratica della cattura di uccelli canori migratori da parte dei cacciatori locali, una tradizione di lunga data che si è trasformata in un lucroso bisiness, tanto che ora c’è una barriera di 700 km di reti di nylon lungo la costa mediterranea del Nord Africa e, probabilmente, sta contribuendo notevolmente al declino della popolazione di alcune specie.

BirdLife International sta conducendo una valutazione quantitativa dell’impatto dell’uccisione illegale di uccelli nel Mediterraneo ed i risultati preliminari, con meno della metà dei 27 Paesi valutati, suggeriscono già che ogni anno potrebbero venire uccisi illegalmente decine di milioni uccelli. Ogni anno solo nella piccola Malta viene ucciso un numero enorme di uccelli durante la migrazione primaverile, compresi rapaci, uccelli acquatici, passeriformi e molte altre specie protette da normative ed accordi internazionali.

Le popolazioni di piro-piro semipalmato  (Calidris pusilla), un piccolo migratore su lunghe distanze che sverna  Guyana, Suriname e Guyana francese, negli ultimi 30 anni sono crollate di quasi l’80%, in gran parte a causa della caccia intensiva e  diffusa. Gli uccelli vengono uccisi soprattutto con i lacci e per contribuire a fermare questo  drammatico declino, la Cop11 Cms ha proposto uno protezione rigorosa del piro-piro semipalmato

La caccia illegale lungo la rotta migratoria che collega l’india alla Russia ha portato sull’orlo dell’estinzione anche la magnifica gru siberiana (Grus leucogeranus) che, con solo 20 individui rimasti nella Siberia occidentale, è una delle specie più minacciate al mondo. All’interno del protocollo d’intesa della Cms “Conservation Measures for the Siberian Crane”, sono stati sviluppati programmi di formazione che coinvolgono i cacciatori e le autorità locali in un’iniziativa di salvaguardia diffusa in Afghanistan, Kazakistan, Russia e Uzbekistan lungo la rotta migratoria della gru siberiana. I cacciatori hanno così iniziato a partecipare al monitoraggio ed a riferire gli avvistamenti delle Grus leucogeranus. Anche i conflitti con gli agricoltori per i danni causati da questi uccelli ai raccolti e la caccia alle gru si sono ridotti, numero  le misure di conservazione del loro habitat delle zone umide sono aumentate. «Nonostante questi risultati incoraggianti – dice la Cms – la caccia rimane la causa principale del declino di questa specie in pericolo di estinzione».

Fino a poco tempo fa nel Nagaland venivano uccisi fino 140.000 falchi dell’Amur (Falco amurensis) che rapresentavano una importante ed economica fonte di proteine per le popolazioni tribali di questo Stato dell’India nord-orientale, grazie ad una campagna educativa avviata dal governo indiano con il supporto del Cms Memorandum of Understanding on the Conservation of Migratory Birds of Prey in Africa and Eurasia, nel 2013, per la prima volta, i falchi dell’Amur non sono più stati uccisi in massa nel Nagaland.
L’adozione della “resolution on the prevention of illegal killing, taking and trade of migratory birds” da parte dalla Cop11 Cms sarà una pietra miliare che va a rafforzare iniziative di collaborazione come l’International Consortium on Combating Wildlife Crime e in particolare i provvedimenti già adottati nel quadro della Convention on international trade in endangered species of wild fauna and flora (Cites). La Cop11 Cms è stata l’opportunità per fare un passo avanti senza precedenti nella salvaguardia delle rotte migratorie a livello globale attraverso l’adozione di un “Programme of Work for Migratory Birds and Flyways” e dovrebbe anche adottare piani d’azione portare a gruppi di lavoro o task force intergovernativi che affrontino altri problemi come l’avvelenamento degli uccelli ed a ridurre gli effetti negativi delle energie rinnovabili sull’avifauna e all’adozione di una ”conservation strategy for African-Eurasian landbirds”.

Inoltre alla Conferenza di Quito probabilmente i governi nseriranno il volatile più pesante del mondo, l’otarda (Otis tarda), nell’appendice I della Convention on Migratory Species e approveranno un piano d’azione globale per il falcone sacro  (Falco cherrug) per combattere il commercio illegale e aiutare a ripristinare le popolazioni di questa specie iconica.