Il progetto Etsch 2000: dare strumenti e informazioni utili alla gestione sostenibile del fiume

Adige, ricostruiti 2000 anni di storia del fiume

E’ stato ristretto in modo molto più accentuato di altri grandi fiumi alpini

[23 giugno 2017]

Il progetto di ricerca Etsch 2000 ha permesso di fare una ricostruzione storico morfologica del fiume Adige tra Merano e Rovereto aiutando a comprendere come il fiume e la sua valle hanno reagito al variare delle condizioni naturali ed antropiche. Per raggiungere questi ambiziosi obiettivi, il progetto ha adottato un innovativo approccio multidisciplinare integrato tra cartografia storica, geomorfologia fluviale, geoarcheologia, geologia, idraulica e morfodinamica fluviale. Per ricostruire la storia dell’Adige e delle sue variazioni morfologiche nel tratto che interessa tutto il Trentino Alto Adige, da Merano a Borghetto ha analizzato 150 chilometri in 2000 anni.

Il progetto, finanziato dalla Provincia autonoma di Bolzano attraverso il bando “Progetti di ricerca scientifica” del 2011, è durato 3 anni ed è stato coordinato dal Dipartimento di ingegneria civile, ambientale e meccanica dell’università di Trento con partner il Dipartimento di lettere e filosofia dell’Università di trento e la Facoltà di scienze e tecnologie della libera università di Bolzano. Hanno collaborato al progetto il Museo delle Scienze di Trento (Muse), l’Agenzia per la protezione civile della Provincia autonoma di Bolzano, l’Autorità di bacino del fiume Adige, i Servizi geologici delle Provincie autonome di Trento e di Bolzano, il Museo storico italiano della guerra di Rovereto e la Soprintendenza ai beni culturali del Trentino. La conferenza finale del progetto ETSCH-2000 ha coinvolto enti e servizi tecnici che hanno diretto interesse e responsabilità nella gestione del fiume Adige e della sua piana, per mettere a fuoco come i risultati ottenuti possano fornire supporto alle decisioni di gestione e per individuare le domande e le criticità ancora aperte da affrontarsi nel futuro.

All’università di Trento spiegano che «Il progetto parte da un dato di fatto: gestire i fiumi in modo sostenibile, soprattutto quelli di grandi dimensioni, è possibile solo se si capisce la loro evoluzione storica in secoli di rapporto con le attività umane (con i vari interventi per rettificare i corsi d’acqua) e con i cambiamenti climatici (nel regime idrologico e nei sedimenti)».

I ricercatori trentini sottolineano: «Se nelle Alpi italiane gli studi hanno finora riguardato tratti fluviali dominati da morfologie a canali intrecciati, Etsch 2000 è tra i pochi progetti europei a concentrarsi sulla dinamica di lungo periodo di un grande fiume, spesso modificato, come l’Adige nel suo andamento sinuoso attraverso la regione. Marcatamente interdisciplinare l’approccio scelto, perché integra ricerche di geografia e cartografia storica, analisi geomorfologica e modellazione matematica con approfondimenti di geoarcheologia, geologia, idraulica e morfodinamica fluviale, con l’obiettivo di fornire un’ampia ricostruzione storico-morfologica al servizi della gestione sostenibile del fiume. Durante il progetto è stato acquisito presso diversi archivi a livello nazionale e internazionale un database digitale di cartografia storica (del XVIII, XIX secolo) di eccezionale valore, comprendente centinaia di tavole cartografiche e documenti correlati. Sono state acquisite anche immagini aeree relative all’ultimo secolo (dal 1914 ad oggi), informazioni sullo stato del fiume e della valle reperite negli archivi storici e nelle indagini archeologiche, interpretazioni dei sondaggi geologici e da misure di campo (sondaggi geoelettrici, granulometria dei sedimenti in alveo) e misure topografiche. Il database, unico nel suo genere, è stato interamente fotoriprodotto grazie a una convenzione fra il Laboratorio Bagolini del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento (Sezione di Geografia storica) e la Soprintendenza ai beni culturali del Trentino. Una parte della cartografia è stata oggetto di analisi cartometrica e di successiva georeferenziazione e analisi geomorfologica, consentendone una serie di elaborazioni quantitative per gli obiettivi del progetto».

le carte storiche utilizzate per l’analisi sono state, disponibili da dopo la metà del 1700, mostrano una dinamica morfologica dell’Adige piuttosto contenuta per la maggior parte del suo corso e prima delle grandi deviazioni e canalizzazioni di metà 1800. «La visione delle carte storiche fornisca l’impressione di un corso d’acqua molto “naturale” – avidnziano i ricercatori –  in contrasto con l’immagine invece piuttosto artificiale dell’alveo attuale. Eppure già prima delle grandi opere di canalizzazione, l’Adige era già significativamente alterato da un punto di vista morfologico, a causa delle numerose e significative opere di difesa spondale che ne seguivano il tracciato. Non certamente “naturale”, dunque. L’Adige allora mostrava una notevole diversità di ambienti fluviali, fra cui barre di sedimento, isole e barre con vegetazione sparsa e colonizzatrice, canali secondari, isole forestate, oltre a una forte interazione e connettività con la piana circostante. Una tale diversità di ambienti era favorita dalle maggiori dimensioni del corso d’acqua, che presentava larghezze da due a quattro volte superiori a quelle attuali. La diversità di ambienti era anche fortemente variabile lungo il corso d’acqua, dove si susseguivano tratti ad alveo intrecciato, molto più larghi, a tratti con morfologie sinuose e meandriformi dove il fiume sviluppava anse in grado anche di divagare su quasi tutta la piana del fondovalle. Le informazioni geologiche disponibili e l’osservazione delle stratigrafie dei sedimenti indicano come la divagazione delle anse dell’Adige nella piana fosse molto condizionata non solo dalle pareti dei versanti rocciosi ma anche dalla presenza dei numerosi conoidi associati agli affluenti laterali (ad es. Valsura, Isarco, Noce, Avisio, Fersina, per citare i principali). In corrispondenza dei conoidi è possibile infatti identificare delle “zone d’ombra” dove il fiume non poteva entrare a causa dell’effetto protettivo dei conoidi stessi».

Ma, a differenza di altri grandi fiumi alpini sottoposti a massicci interventi di regolazione del loro tracciato nello stesso periodo, Etsch 2000 fa notare che «Per l’Adige i grandi lavori di rettifica e canalizzazione avviati a metà 1800 hanno determinato la quasi completa scomparsa delle barre fluviali, accumuli di sabbia che si formano per effetto dell’interazione fisica fra corrente d’acqua e letto del fiume. L’applicazione delle teorie di dinamica morfologica alle informazioni estratte dalle carte storiche e dalle foto aeree recenti rivela che l’Adige è stato ristretto in modo molto più accentuato di altri grandi corsi d’acqua alpini come l’Isère e il Reno, nonostante condizioni di portate di piena, dimensione dei sedimenti e pendenza della valle molto simili».