Reintrodurre il 423 bis tra i delitti di allarme sociale

Allarme incendi boschivi: il decreto “svuota carceri” è un favore ai piromani. L’appello al Senato

Legambiente: «Si svuota l’efficacia preventiva della pena e si alimenta l’industria dei roghi»

[15 Luglio 2013]

Dopo le rivelazioni fatte nei giorni scorso da Maurizio Santoloci (direttore di Diritto all’ambiente) anche su Greenreport.it sulle conseguenze dello “svuota carceri”,  che, tra l’altro, prevede la concessione delle misura alternative per i criminali incendiari, condannati alla pena definitiva, Legambiente non ci sta e dice: «Sembra assurdo ma è così: proprio nel periodo estivo, il più difficile sul fronte dell’emergenza incendi boschivi, si propone di derubricare il reato di incendio boschivo cancellando, di fatto, il ruolo deterrente della pena carceraria. Non si può tutelare il paesaggio, l’ambiente e il patrimonio boschivo e forestale, facendo sconti a chi ha l’obiettivo di distruggerlo, accentuando inoltre il gravissimo fenomeno del dissesto idrogeologico del già fragile territorio italiano».

L’associazione lancia un appello alla Commissione giustizia del Senato, dove in questi giorni è in corso la discussione per la conversione del decreto legge, e il presidente   nazionale del Cigno Verde, Vittorio Cogliati Dezza, sottolinea che «E’ un grave errore di valutazione non avere inserito il 423 bis, che punisce con la reclusione chi si rende responsabile degli incendi boschivi tra i delitti di particolare allarme sociale, per i quali non possono scattare gli sconti di pena previsti dal decreto. Non si tiene conto, in questo modo dei gravissimi danni causati da queste attività criminali, dietro i quali si muovono forti interessi speculativi e mafiosi, ma soprattutto si finisce per azzerare l’efficacia preventiva di sanzioni adeguate. Ogni anno vanno in fumo in Italia decine di migliaia di ettari di bosco, causando vittime, danni al paesaggio e alle risorse naturali, alle economie locali delle aree interne. Basti pensare che negli ultimi trent’anni è andato distrutto il 12% del patrimonio forestale nazionale, tra i più importanti d’Europa per ampiezza e varietà di specie».

Secondo l’ultimo Rapporto Ecomafia di Legambiente, solo nel 2012, sono stati ben 8.304 gli incendi che hanno colpito il patrimonio boschivo itaòliano, con 742 persone denunciate, 21 arresti e 154 sequestri: «Numeri in crescita rispetto al 2011, che pure era stato un anno pesantissimo, con un +4,6% di roghi. Non a caso, nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia) si concentra il 48,4% di incendi».

Cogliati Dezza  conclude: «Per fermare questa emergenza criminale devono essere messi in campo tutti gli strumenti possibili, senza mai abbassare la guardia: dalla vigilanza delle aree boschive, che deve essere rafforzata, a un sistema di interventi tempestivi per lo spegnimento dei roghi; dalle attività investigative e di contrasto del fenomeno, anche queste da potenziare, fino alla realizzazione e l’aggiornamento da parte di tutti i Comuni del catasto delle aree percorse dal fuoco, uno strumento indispensabile per disincentivare le molte speculazioni sulle aree bruciate. In questo contesto sarebbe davvero incomprensibile depotenziare l’efficacia della pena prevista dal 423 bis. Siamo convinti che la Commissione giustizia del Senato e lo stesso ministero correggeranno un grave errore di valutazione sull’effettiva pericolosità di questi fenomeni criminali, che il Paese rischia di pagare molto caro».