Alluvioni nel Belpaese: pianti e onorati i morti è necessario trarre un insegnamento

[25 ottobre 2013]

Territorio fragile quello italiano, reso poco resiliente dal consumo di suolo agricolo, dall’urbanizzazione, dall’abbandono delle buone pratiche agro-forestali, dall’incapacità di indirizzare le risorse economiche ai fini della prevenzione e che quindi soccombe ai primi alluvioni.  Il tutto reso più evidente dalla “tropicalizzazione del clima” con temperature di 25 gradi a fine ottobre, accompagnate da fenomeni atmosferici violenti e ricorrenti, che è impossibile non collegare a manifestazioni locali di modifiche climatiche globali.

Solo cambiando modello di sviluppo sarà possibile contrastare queste criticità, ed evitare che eventi atmosferici si trasformino in tragedie, come ha sottolineato Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi «Dal 2009 ad oggi, negli ultimi 5 anni, dai 37 morti di Giampilieri, assistiamo con una frequenza allarmante ad alluvioni e frane, che coinvolgono il Paese da Nord a Sud, senza risparmiare città importanti, ricche ed industrializzate come Genova, aree altrettanto ricche e industrializzate come il Veneto, aree di grandi tradizioni storiche e culturali e di grande  bellezza paesaggistica come la Toscana. Queste tragedie non sono figlie degli errori della scienza, ma dell’incuria e del saccheggio sistematico del nostro bel Paese, che non è in grado di darsi una prospettiva di futuro che vada oltre i problemi della finanza e dell’economia. E’ evidente che questo Paese ha necessità di uno sviluppo diverso che guardi alla cura del territorio tra le sue priorità». La Toscana nei giorni passati è stata la regione più colpita e oggi ricorre l’anniversario dell’alluvione in Liguria (e in Lunigiana) avvenuta esattamente due anni fa. In quell’occasione morirono molte persone ricordate anche dal ministro dell’Ambiente Andrea Orlando «Sono ancora aperte le ferite, sul territorio e nel cuore di ognuno di noi, dell’alluvione che trascinò con sé cose e persone in val di Vara, nelle Cinqueterre, in Lunigiana, e dopo poco in città a Genova. Il nostro primo dovere, e voglio farlo a nome del Governo, è quello di onorare i morti. Di stringerci nel dolore ai parenti delle 13 vittime». Onorare quei morti significa cambiare approccio al problema, dato che in vent’anni sono stati investiti  per la prevenzione del rischio idrogeologico solo 8 miliardi. «Il fabbisogno complessivo dei Piani di assetto idrogeologico ammonta a circa 40 miliardi di euro, di cui 11 miliardi attengono alle misure più urgenti- ha informato Orlando in un intervento su un quotidiano spezzino – Al Ministro Saccomanni, al quale ho richiesto un primo stanziamento, ho rappresentato l’esigenza di risolvere anche il problema del superamento dei limiti del Patto di stabilità interno per gli interventi di messa in sicurezza del territorio. Una condizione di impossibilità di spesa che si aggiunge beffardamente alla scarsità delle risorse. Per quest’opera di riassetto del territorio, è tuttavia indispensabile che si riconosca la possibilità di utilizzare prioritariamente i fondi strutturali per la messa in campo di azioni di contrasto dei fenomeni di dissesto idrogeologico. In questa legge di stabilità per la difesa del suolo sono stanziate nuove risorse nel triennio, per complessivi 180 milioni di euro. Ma, ovviamente, siamo ancora lontani da quello che ci servirebbe. Per questo ho fatto inserire una norma nella legge di stabilità che prevede una complessiva revisione della programmazione di risorse già disponibili, e che per mille ragioni – cioè, per mille torti – burocratici e amministrativi, non sono state spese. In questo modo, sbloccheremo altri 600 milioni, già interamente disponibili alla data odierna, in favore di interventi immediatamente cantierabili».

E’ necessario aggiungere che i mancati interventi di prevenzione ambientale, hanno fatto lievitare i costi per riparare i disastri. Ma è doveroso anche ribadire che avere le risorse economiche per intervenire non basta: bisogna saper “spendere” bene.  Ci vogliono tecnici che sappiano leggere il territorio ed indirizzare gli interventi di prevenzione e programmare un’attività di formazione/informazione per tutto la struttura sociale che vive il territorio. «L’Ordine dei Geologi della Liguria, ha istituito un gruppo di lavoro che possa dare indicazioni legislative precise per la prevenzione dei rischi da dissesto idrogeologico e da sisma per la salvaguardia dei cittadini, con l’intento di semplificare le norme e dare sviluppo e sicurezza anche alle attività economiche distribuite nel territorio» ha informato il neopresidente dei geologi liguri, Carlo Malgarotto.