E Toninelli aggiusta il tiro: colpa dei governi precedenti, nessuno deve azzardarsi a firmare nulla ai fini dell’avanzamento dell’opera

Alta velocità Torino Lione, è scontro tra M5S e No Tav: «Toninelli, il Tav non può essere migliorato, ma solo fermato»

Quando Beppe Grillo andava ai presidi dei NoTav e veniva condannato

[24 luglio 2018]

Dopo il TAP in Puglia, il Movimento 5 Stelle ex di lotta e di governo del cambiamento ha fatto marcia indietro anche sul Tav Torino Lione in Val Susa, A segnare la svolta è stato quanto detto ai microfoni di Radio 1 il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli, secondo il quale la Tav è un’opera «che abbiamo ereditato; quando è nata, se ci fosse stato il M5S al governo, non sarebbe mai stata concepita in questa maniera, così impattante, così costosa», ma poi ha precisato che «Il nostro obiettivo sarà quello di migliorarla, così come scritto nel contratto di governo. Non vogliamo fare nessun tipo di danno economico all’Italia ma vogliamo migliorare un’opera che è nata molto male». E pensare che a gennaio, in campagna elettorale, era stato l’attuale vicepremier e capo politico del M5S Luigi Di Maio a dire a Torino: «Continuiamo a mettere soldi sulla Tav  ma intanto abbiamo scoperto che Macron ha sospeso l’opera sul lato Francia. Noi vogliamo recuperare 9 miliardi dalle grandi opere inutili e investirli sulle grandi, medie e piccole opere utili»

Ma quel che ha fatto probabilmente più male al movimento No Tav è stata la ferma condanna di Toninelli delle «Proteste incivili soprattutto perché limitano l’espressione delle proteste civili», con un chiaro riferimento all’ultimo attacco attacco al cantiere  Tav. Il movimento No Tav  non nasconde la sua delusione per il voltafaccia del Movimento 5 Stelle che, quando era all’opposizione, aveva appoggiato tutte le iniziative contro la grande opera ferroviaria, a partire da Beppe Grillo che nel 2014 è stato condannato a 4 mesi per violazione di sigilli come Alberto Perino, leader del Movimento che si oppone alla Torino-Lione. In molti, anche tra gli elettori M5S ricordano che in campagna elettorale il Movimento 5 Stelle si era impegnato a cassare il Tav non appena arrivato al governo. Su Notav.info si legge: «Insomma niente di nuovo per quello che ci riguarda, le solite dichiarazioni di un ministro qualunque, come tutti quelli che abbiamo già visto passare, che se non sono stati fan espliciti dell’opera, hanno iniziato a insinuare qualche revisione, qualche miglioria, qualche innovazione (ci ricordiamo Pecoraro Scanio e Antonio Di Pietro per citarne due a caso). Segnali questi, proprio come in passato, che qualcosa è cambiato dall’insediamento al governo e che la strada intrapresa sembra essere la stessa di sempre: quella di un tunnel politico cieco e sordo alle vere priorità del Paese. La Torino Lione non è e non sarà mai la nuova via della seta, come piace chiamarla adesso ai propagandisti Tav, è e sarà un’opera inutile capace solo di drenare denaro pubblico sottraendolo alla cura dei territori, alle nostre scuole, ai nostri giovani e ai nostri anziani. E’ un atto politico chiaro che ha portato ad oggi la crescita e il foraggiamento di un “sistema tav” che ha tentacoli e appigli ovunque, dalla magistratura agli organi d’informazione, passando chiaramente dall’industria e dalla politica». Ma i 5 stelle non pensino di non pagare il prezzo tutto politico di questo voltafaccia: «L’occasione del “cambiamento” tanto citato era qui, a pochi metri, in mezzo ad una Valle che non si è mai piegata e alla fine fa sempre paura per quello che è: popolare, politicamente scorretta ai palazzi del potere, determinata e testardamente convinta di essere dalla parte della ragione – dicono i No Tav – Alla fine, come abbiamo già visto in passato (ripetiamo perché serve! ndr), basta una serata d’iniziative al cantiere per condannare la lotta notav e bacchettarci spiegandoci che se stiamo buoni e facciamo tanti cartelloni colorati, saremo considerati manifestanti civili e le nostre ragioni saranno ascoltate. Caro Ministro, avessimo ascoltato i consigli come questi adesso ci sarebbero tre tunnel a Chiomonte. E le diciamo di più: non accettiamo consigli su come dobbiamo comportarci perché sono le nostre esistenze a essere messe a repentaglio, le nostre case, le nostre fedine penali. Sono i nostri nonni e noi stessi a vedersi crollare la montagna addosso quando piove o a dover scappare quando c’è un incendio perché non ci sono i soldi per i soccorsi e soprattutto per la prevenzione. Tra i tanti ricordi del passato, abbiamo anche quello in cui la forza politica “notav” andava al governo e non fermava l’opera, la discuteva per poi avvallarla (con qualche miglioramento chiaramente!). E nel frattempo i suoi militanti di base, quelli sul territorio si continuavano a battere contro, arrivando poi ad andare contro il proprio partito seduto sulle poltrone del governo. Siamo abituati a tutto ma rassegnati mai, perché rimaniamo sempre convinti di poter fermare quest’opera, per questo non abbiamo mai delegato nulla a nessuno».

Nel 2010, parlando alla baracca-presidio No Tav di Susa, di fronte ad alcune centinaia di manifestanti, Beppe Grillo, denunciava: «Vogliono indebitare il popolo italiano di 30 miliardi di euro per un’opera che non vedranno neppure: è un crimine contro l’umanità che deve ancora nascere. I dati che presuppongono i lavori sono fasulli,questi non hanno idea di cosa sono i flussi e le merci che girano. E’ tutto finto, è una allucinazione: il 50% dei camion che girano in Europa sono vuoti, e questi invece vogliono ampliare le infrastrutture sulla base di un flusso merci fasullo. E’ una economia schizofrenica.  Il problema non è la velocità, la mobilità futura è stare fermi e far girare le idee. Cristoforo Colombo non ha riempito le sue caravelle di pomodori, ma dei loro semi. La velocità è contro la storia dell’umanità e del mondo. Vogliono prenderci per stanchezza, e sono sempre più forti, ma noi abbiamo il dna che non si piega – Stanno riducendo l’Italia in “good and bad Italy”, noi siamo la “bad italy”, ma più ci trattano così più diventeremo cattivi. La nostra strategia è quella di comunicare i dati reali. Ci dicono che siamo contro tutto, ma io devo prendere delle sostanze allucinogene per sentire i discorsi tra Bresso e Chiamparino: loro dicono che con noi, 100 anni fa, non sarebbe stato costruito il tunnel del Frejus, ma 100 anni fa non c’erano i politici corrotti. Dobbiamo fare comunicazione, quella non filtrata, non registrata ma reale e la rete è con noi. Prendere videocamere e macchine fotografiche e quando non vi fanno parlare filmate. Dobbiamo essere gentilissimi, perché questo è l’anno dell’amore. E questi vi vogliono fare un “buco” così, ma con amore…»

Tutto dimenticato sull’altare cdel patto con la Lega di Salvini che è sempre stata una grande sostenitrice del Tav? Notav.info ironizza: «Ora partiranno una serie di distinguo, di “ascoltatevi bene l’audio“, di “il ministro voleva dire che…” e quant’altro, ma poco interessa, se le parole possono essere interpretate (e quelle che abbiamo sentito non è che lasciano spazio a tanti dubbi) sono i fatti a parlare e fino adesso di fatti ne abbiamo visti ben pochi e da quel famoso contratto di governo la parola “fermare” l’opera è stata cancellata e man mano, prende forma un inquietante futuro…già visto. A voi l’occasione di fare qualcosa di utile per questo Paese se ne sarete capaci, a noi il nostro posto su quei sentieri, che non ci stancheremo mai di continuare a farli, come sempre, come questo sabato dove ci andremo dal Festival Alta Felicità. Fermarlo è possibile, Fermarlo tocca a noi!». Una manis festazione che si annuncia “calda per i pentastellati e probabilmente non vedrà garrire le molte bandiere del M5S che negli ultimi anni non erano mai mancate alle manifestazioni no Tav.

Di fronte a questa dura reazione il ministro Toninelli oggi aggiusta il tiro sulla sua pagina Facebook. Ecco cosa scrive:

«Quando studio dossier come quello della Tav Torino-Lione, non posso che provare rabbia e disgusto per come sono stati sprecati i soldi dei cittadini italiani. E’ stato enorme lo sperpero di danaro pubblico per favorire i soliti potentati, certe cricche politico-economiche e persino la criminalità organizzata. Ricordate quel “prenditore” che al telefono diceva “ce la mangiamo io e te la torta dell’alta velocità”? Bene è stato condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, nell’ambito di una inchiesta su una cosca della ‘ndrangheta che aveva messo le mani sugli appalti per i lavori preliminari del Tav. Se non lo sapete già, vi dico che la parte internazionale della Torino-Lione in teoria dovrebbe costare complessivamente 9,6 miliardi, suddivisi fra Unione europea al 40%, Italia al 35% e Francia al 25%. Qualcosa, per la verità, si è provato a risparmiare, ma già nel 2007 c’erano importanti economisti e Centri studi che prevedevano una spesa finale tra i 17 e i 20 miliardi di euro. Certificati poi dalla Corte dei Conti francese che, nell’agosto del 2012, indicò la colossale cifra di 26,1 miliardi, citando le ultime stime del Tesoro transalpino. Una enormità! A seguito dei primi accordi, il costo dell’opera risultò particolarmente gravoso per il nostro Paese, malgrado insistano sull’Italia soltanto 12,5 chilometri dei 57,5 del tunnel di base del Moncenisio. Uno degli aspetti più scandalosi sta proprio lì: i nostri governanti del tempo, stiamo parlando dei primissimi anni Duemila, decisero di accollarsi la parte maggiore delle spese per convincere la Francia, che era giustamente riluttante rispetto alla costruzione dell’opera. Anche perché negli ultimi venti anni lo scambio di merci tra Italia e Francia ha avuto una discesa costante. Sono entrato in questo ministero e vi confesso che su molte infrastrutture mi son trovato a mettere le mani in un verminaio di sprechi, connivenze corruttive, appalti pilotati, varianti in corso d’opera che hanno fatto esplodere i costi negli anni. E’ difficile raddrizzare la barra, ma dobbiamo farlo. Lo dobbiamo ai nostri concittadini e soprattutto alle generazioni future.
Vi faccio un esempio: pensate che il malcostume italiano circa la lievitazione dei costi dell’alta velocità riguardi solo la tratta Torino-Lione? Non è così. La Corte dei Conti europea ha da poco certificato che noi abbiamo speso una media di 28 milioni di euro a chilometro contro i 12 milioni in Spagna, 13 milioni in Germania e 15 milioni in Francia. Cifra che sale a 33 con le linee in via di costruzione. E’ per questo che abbiamo avviato una seria revisione progettuale su queste infrastrutture. Perché non si può più fare a meno di una rigorosa analisi costi-benefici. E anche sulla Torino-Lione, come abbiamo sempre detto, saranno gli impatti ambientali, sociali ed economici a dirci se ha senso o meno portare avanti un’opera nata male. Se ne vale la pena anche rispetto alla dovuta valutazione che riguarda il “Corridoio Mediterraneo”, la lunga tratta tra la Spagna e il confine tra Ungheria e Ucraina di cui la Torino-Lione è soltanto un segmento. Rifarsi al Contratto di governo significa voler ridiscutere integralmente l’infrastruttura in applicazione dell’accordo con la Francia. Senza preclusioni ideologiche, ma senza subire il ricatto che ci piove in testa e che scaturisce dalle scandalose scelte precedenti. E’ questo il principio in base al quale stiamo lavorando. Ecco perché adesso nessuno deve azzardarsi a firmare nulla ai fini dell’avanzamento dell’opera. Lo considereremmo come un atto ostile. Questo governo, statene certi, ha messo fine alle mangiatoie e ai comitati d’affari. Le opere si fanno se servono ai cittadini, non a chi le costruisce. Agiamo con un solo obiettivo: migliorare la qualità degli spostamenti e quindi della vita degli italiani».