Ampliamento della miniera Eurit all’Elba: la Cgil attacca il Parco Nazionale, che risponde

Sammuri: «Il parere richiesto al Parco dalla Regione Toscana non è vincolante»

[28 marzo 2018]

I lavoratori dell’Eurit, l’azienda che estrae caolino al Buraccio, all’isola d’Elba, e che ha chiesto un sostanzioso ampliamento del fronte di scavo contro il quale si sono espressi Legambiente e il Comune di Capoliveri,   si sono riuniti in assemblea il  27 marzo  e dicono che all’ordine del giorno c’era il loro futuro, «poiché se non verrà autorizzata in tempo la variante richiesta per la miniera non avranno più grandi prospettive di conservare il proprio posto».

In una nota della Cgil  si legge che «I lavoratori sanno che vi potrà essere solo un epilogo infatti la richiesta di ampliamento non è legata ad un incremento delle vendite ma è un discorso di sopravvivenza, la concessione data all’Eurit scade nel 2031 ma non si potrà più continuare a coltivare il fronte di scavo esistente poiché vi è materiale di cui è praticamente impossibile la commercializzazione. Quindi nella malaugurata ipotesi di chiusura dell’Eurit sull’isola d’Elba perderebbero il lavoro 18 fra operai e impiegati con contratto a tempo indeterminato più una sessantina di ditte di trasporto e servizi, un pezzo di realtà economica dell’Elba che potrebbe finire nell’arco di qualche mese».

Secondo i I lavoratori Eurit – Cgil, «Bisogna che le istituzioni si assumano le responsabilità, questa la realtà, vi sono quasi tutti i pareri positivi, La soprintendenza archeologica, poi a seguito di integrazioni spedite il parere positivo della Direzione urbanistica e politiche abitative settore tutela riqualificazione e valorizzazione del paesaggio giunta regionale Toscana, parere positivo anche del comune di Porto Azzurro , del Settore Minerario Regione Toscana e dell’Unione Comuni Montana Colline Metallifere».  E qui la Cgil sferra un attacco all’Ente Parco: «Resta l’incognita del settore tutela della natura e del mare della Regione Toscana,che sta esaminando le integrazioni inviate ma che vorrebbe l’approvazione del Parco Nazionale Arcipelago Toscano. In pratica il settore tutela non vuole concedere un esito positivo se non dopo previa autorizzazione del Parco che a sua volta ha espresso parere negativo nonostante siano state inviate diverse integrazioni e nonostante il loro parere non sia assolutamente vincolante poiché 1’Eurit è fuori dal territorio del Parco e quindi dalle sue competenze».

La Cgil conclude: «Ci appelliamo alle forze politiche sane,quelle che tutelano la dignità delle persone e delle famiglie attraverso il lavoro,forze che governano la nostra regione affinché si adoperino a decidere per porre fine a questa grottesca situazione di rimpalli di responsabilità, obbligando i funzionari di competenza a esprimersi secondo quello che prevede la legge oppure che dicano veramente quali sono i motivi per cui si chiude un’azienda fino a questo momento florida, che esiste sull’Elba dal 1974 e non si nascondano su motivazioni ambientali,che dopo tutte le integrazioni prodotte, sono veramente risibili. Le maestranze quindi in assemblea il 27 decideranno quali sono le iniziative che metteranno in campo per difendere il loro posto, malgrado si faccia un lavoro sicuramente usurante, noi non siamo lavoratori garantiti chiediamo quindi che gli enti del territorio, Comuni e Ente Parco si facciano carico della nostra ricollocazione nell’ipotesi in cui il buon senso non prevalga».

Il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano ha risposto alla nota del Sindacato  con una dichiarazione del presidente Giampiero Sammuri: «Dispiace leggere che la responsabilità della decisione di chiudere le attività di escavazione della Eurit  sia  attribuita al Pnat. L’Ente ha espresso la propria posizione anche al Sindaco di Porto Azzurro Dr. Papi e alla stessa Soc Eurit che nei giorni scorsi  hanno chiesto un incontro, L’area non è di competenza del Parco, come peraltro specificato anche dal Sindacato. Il parere richiesto al Parco dalla Regione Toscana  non è vincolante e gli Uffici regionali  titolari del procedimento sono direttamente ed esclusivamente responsabili della decisione finale sulla questione. Il tutto senza entrare nel merito dell’opportunità e degli impatti ambientali che questo può comportare, ma solo per dire che la scelta compete ad altri».

In una nota l’Ente parco approfondisce l’ier procedurale: «L’Ente interviene in un procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale di competenza della Regione Toscana ai sensi dell’art. 45 della Legge Regionale 12 febbraio 2010, n. 10 – Norme in materia di valutazione ambientale strategica (VAS), di valutazione di impatto ambientale (VIA) e di valutazione di incidenza.

Ai sensi dell’art. 52 della medesima norma la domanda per l’avvio del procedimento a tale procedura di valutazione è depositata presso l’autorità competente, la Regione, le province e i comuni territorialmente interessati, nonché presso le altre amministrazioni interessate di cui all’art. 46. Quest’ultimo prevede che: 1. sono amministrazioni interessate per i procedimenti di competenza della Regione o dell’ente parco regionale, le province, i comuni, le comunità montane o unioni di comuni, il cui territorio è interessato dalla localizzazione del progetto e degli interventi connessi, o dai relativi impatti; 2. sono inoltre amministrazioni interessate i soggetti pubblici competenti al rilascio di pareri, nulla osta, autorizzazioni o altri atti di assenso in materia ambientale comunque denominati nonché i soggetti gestori di aree protette interessate dal progetto o dai suoi impatti anche in relazione alle eventuali aree contigue. Le amministrazioni interessate di cui all’art. 46 esprimono i rispettivi pareri o determinazioni entro sessanta giorni dalla data di inizio del procedimento».

Il comunicato ricorda che «Il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano ha, pertanto, espresso il proprio parere nel contesto normativo sopra citato, parere che non è assolutamente vincolante per la Regione Toscana.  Infatti, l’art. 56 L.R. 10/2010 prevede che qualora le amministrazioni interessate non si siano espresse ovvero abbiano manifestato il proprio dissenso, l’autorità competente procede comunque emanando la pronuncia di compatibilità ambientale del progetto con provvedimento espresso e motivato.

Quanto sopra espresso a livello normativo trova conferme sia nel Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 – Norme in materia ambientale – sia nella Legge Regionale 19 marzo 2015, n. 30 – Norme per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturalistico-ambientale regionale. Modifiche alla l.r. 24/1994, alla l.r. 65/1997, alla l.r. 24/2000 ed alla l.r. 10/2010».