Oltre il 41% delle scuole (15.055) in zona sismica 1 e 2. In 4 anni finanziati 992 progetti, il 3,5% in aree a rischio elevato

Anagrafe scolastica, Legambiente: «Siamo all’anno zero. Incompleta, imprecisa e inadeguata»

Così ci vorranno 113 anni per mettere in sicurezza le scuole nelle aree più fragili del Paese

[17 ottobre 2017]

Legambiente, ha presentato Il suo  XVIII rapporto Ecosistema Scuola al  secondo Forum Scuola Innova, organizzato a Roma dall’associazione ambientalista insieme a Kyoto Club e Editoriale La nuova ecologia.  Un rapporto che fa il punto sulla sicurezza degli edifici scolastici italiani e punta il dito contro «le mancate promesse dell’anagrafe scolastica che risulta ancora incompleta e imprecisa, incapace di dare informazioni utili per una messa in sicurezza degli edifici che ospitano ogni giorno studenti e personale scolastico, nonostante un territorio fragile e la mancanza di manutenzione diffusa».

Il Cigno Verde sottolinea che «Quello italiano può definirsi un patrimonio edilizio scolastico storico come ormai storici sono i problemi che lo caratterizzano. Oltre il 60% degli edifici, infatti, è stato costruito prima del 1976 e spesso necessita di interventi di manutenzione urgenti (43,8% del campione). Inoltre, risulta ancora carente rispetto alle norme di sicurezza, mancando spesso l’adeguamento alla normativa sismica.  Oltre il 41% degli edifici scolastici (pari a 15.055) si trova in zona sismica 1 e 2, cioè a rischio di terremoti fortissimi o forti; il 43% di questi risale a prima dell’1976, e cioè a prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica; solo il 12,3% delle scuole presenti in queste aree risulta progettato o adeguato successivamente alle tecniche di costruzione antisismica».

Ecosistema Scuola – realizzato anche attraverso un questionario sottoposto alle amministrazioni dei Comuni capoluogo di Provincia – analizza le linee di finanziamento degli ultimi quattro anni e ne viende fouri che «solo il 3,5% degli interventi ha riguardato l’adeguamento sismico delle aree a rischio (532 interventi per 15.055 edifici), con una tempistica tale da permettere il raggiungimento dell’obiettivo sicurezza in quelle aree solo tra 113 anni. Se prendiamo ad esempio Messina, città in area sismica 1 con 115 edifici scolastici di cui ben 96 risalenti a prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica, vediamo che la messa in sicurezza complessiva, continuando con gli attuali ritmi (18 interventi in quattro anni), si realizzerebbe nei prossimi 150 anni. Lo stesso numero di anni che impiegherebbe Roma per realizzare il necessario adeguamento energetico dei suoi edifici scolastici, che già nel 2014 risultavano aver bisogno di manutenzione urgente (nel 36% dei casi) e che oggi dall’efficientamento energetico potrebbe beneficiare enormemente sia in termini di benessere che di risparmio economico».

Ma la presidente di Legambiente Rossella Muroni ricorda che «Non abbiamo tutto questo tempo. L’anagrafe dell’edilizia scolastica va completata rapidamente insieme al finanziamento delle diagnosi statiche ed energetiche di tutti gli edifici, con l’obiettivo di avere entro il 2020 il fascicolo di fabbricato per ogni scuola d’Italia. Occorre ridurre e semplificare le linee di finanziamento per la riqualificazione edilizia e stabilire priorità precise d’intervento basate sull’obiettivosull’età dell’edificio e sulla situazione di rischio dell’area su cui la scuola insiste. La vera sfida consiste nel promuovere un grande cantiere di innovazione, dove convogliare idee e risorse per progettare e realizzare spazi adatti a una moderna didattica, sicuri, accoglienti e sostenibili».

Il problema, dicono a Legambiente è che «Per programmare risorse e interventi di questo tipo, occorre in primis, un’anagrafe scolastica affidabile. Eppure oggi l’anagrafe è ancora incompleta (mancano all’appello ben 6.315 edifici, il 15% del totale) e imprecisa (ci sono 14.711 istituti registrati due volte) e riporta una zonizzazione del rischio vecchia, sostituita nel 2003 dall’attuale, complicando la lettura dei bisogni reali».

Dall’analisi realizzata da Legambiente sui Comuni capoluogo emerge nel complesso «la fotografia di un patrimonio edilizio scolastico di bassa qualità, con carenze significative di vario tipo, dalla messa in sicurezza antisismica all’adeguamento alle normative (circa 1 scuola su 2 non ha il certificato di idoneità statica, di collaudo statico, di agibilità e di prevenzione incendi). Gli enti locali che hanno risposto al questionario dichiarano la necessità di interventi di manutenzione urgenti per il 43,8% del totale nazionale, dato in crescita rispetto allo scorso anno, emergenza che aumenta nei territori del Sud (56%) e nelle Isole (50%). E i tanti soldi messi a disposizione per il miglioramento dell’edilizia scolastica, ben 9,5 miliardi dal 2014, non hanno contribuito efficacemente al raggiungimento dell’obiettivo: solo 4 miliardi sono stati finanziati per la realizzazione di 12.271 interventi, di cui però risultano conclusi solo la metà».

Secondo il Cigno Verde, «L’investimento fatto ha inciso pochissimo sulle riqualificazioni necessarie, con solo 437 nuove scuole e pochi interventi finalizzati all’efficientamento energetico e alle energie rinnovabili (9% del totale pari a 1.054 sui 12.271 totali), e solo 505 interventi di adeguamento sismico (4%).

Il maggior numero degli interventi ha riguardato parti non strutturali degli edifici. Malgrado i comuni del Sud e delle Isole abbiano maggiormente beneficiato, anche grazie a misure dedicate solo a queste aree, di fondi nazionali per l’edilizia scolastica, rimane ancora un importante divario fra la capacità di investimento e di spesa proprio degli enti locali di queste aree del Paese rispetto al resto d’Italia. La media di investimento in manutenzione straordinaria annua per singolo edificio, degli ultimi 5 anni, infatti, vede una media nazionale di 20.535 euro, con una forbice che va dai 28.536 euro degli edifici del Nord Italia ai 3.397 del Sud».

Il rapporto evidenzia che «Un recupero importante di risorse e di qualità degli edifici potrebbe arrivare da un adeguato efficientamento energetico e dall’uso di fonti rinnovabili, eppure solo lo 0,3% degli edifici si trova in classe A e solo il 4,2% nelle prime tre classi energetiche (A, B, C), mentre la metà degli edifici si trova ancora in classe G. Inoltre, solo il 18% degli edifici utilizzano fonti rinnovabili, nonostante l’entità dei fondi dedicati e i potenziali vantaggi in termini di risparmio energetico ed economico».

Il dossier presenta anche alcune esperienze positive, innovative e sostenibili che possono essere replicate e fungere da stimolo al grande progetto di riqualificazione di cui il patrimonio edilizio scolastico avrebbe bisogno.« Da Nord a Sud del Paese – conclude Legambiente – spiccano infatti alcuni casi di scuole nuove e innovative, sicure, realizzate secondo criteri di bioedilizia e di efficientamento energetico che permettono una migliore vivibilità e una maggiore qualità degli ambienti di apprendimento».

Tra i Comuni virtuosi ci sono Trento, che eccelle per sicurezza delle scuole con edifici certificati e nessun bisogno di interventi di manutenzione urgenti; Firenze che eccelle nella capacità di investimenti in proprio in manutenzione ordinaria e straordinaria; Cosenza che invece spicca per capacità di reperire fondi nazionali e regionali e quindi, di progettare.