Al simposio internazionale Sardinia 2017 un focus sulla cosiddetta “waste architecture”

Architettura di qualità nella gestione dei rifiuti per creare (anche) valore sociale

Un intervento di rifunzionalizzazione di una discarica, ad esempio, ha più chance di successo se realizzato durante la fase di gestione attiva dell'impianto

[7 novembre 2017]

Si è recentemente concluso a Pula (Cagliari), il Sardinia 2017 – 16° Simposio internazionale sulla gestione dei rifiuti e sullo scarico controllato –, organizzato dall’International waste working group (Iwwg) con il supporto scientifico e la collaborazione di numerose università italiane e straniere.

Nell’ambito di questo importante evento internazionale, che quest’anno ha visto la partecipazione di circa 700 delegati provenienti da tutto il mondo, lo Studio Arcoplan ha introdotto la tematica della waste architecture, l’architettura dedicata alla gestione e smaltimento dei rifiuti, facendo emergere importanti sinergie tra architettura e ingegneria ambientale in un filone progettuale tutto da approfondire.

A seguito di una call indirizzata ad esperti non solo di ambiente ma anche di architettura, pianificazione territoriale, progettazione del paesaggio, Arcoplan ha selezionato un totale di 25 lavori, organizzati in un programma di due intere giornate di presentazioni orali durante le quali si è parlato di riqualificazioni funzionali di nuove e vecchie discariche, reintegrazione di aree degradate, sistemi di raccolta dei rifiuti nel tessuto urbano, grandi opere per l’ingegneria ambientale e relazione con la città, economia circolare, edifici per il recupero dell’energia dai rifiuti e inceneritori e molto altro ancora.

La sessione di apertura è stata tenuta dall’architetto Israel Alba, che attraverso i suoi progetti (realizzati principalmente in Spagna), ha mostrato come attraverso un’architettura di qualità applicata alla gestione dei rifiuti sia possibile creare un valore sociale. Le immagini dei suoi progetti hanno evidenziato come un impianto di trattamento dei rifiuti possa generare ricadute positive a più livelli in termini di consenso collettivo, educazione ambientale, qualità del tessuto urbano condiviso. Altri lavori, presentati sempre nella prima mattinata, hanno analizzato l’importante relazione tra rifiuti, spazio urbano e società.

Un’intera sessione del convegno si è focalizzata sull’architettura dei grandi impianti di trattamento dei rifiuti attraverso importanti progetti realizzati in giro per il mondo. Tra questi il celebre e pluripremiato progetto di ampliamento di un vecchio impianto di trattamento delle acque a San Claudio, in Spagna, presentato dagli architetti Juan Nicas e Francisco Padilla.

La seconda giornata del convegno si è focalizzata maggiormente sulle discariche, e sui principi generali della pianificazione territoriale in una sessione che ha esplorato tutti gli aspetti architettonici riguardanti la progettazione delle discariche. Attraverso numerosi casi di studio realizzati in giro per il mondo, in una sessione presieduta dall’ing. Elena Cossu dello Studio Arcoplan, sono state mostrate le opportunità che le vecchie discariche offrono al territorio e alla comunità quando reinserite nel contesto in un’ottica di riutilizzo funzionale.

Il prof. Raffaello Cossu dell’Università di Padova (nella foto), ha spiegato l’importanza della discarica come imprescindibile anello di chiusura del ciclo della materia e lo Studio Arcoplan ha presentato i risultati di oltre dieci anni di professione dedicata allo studio e alla progettazione dell’utilizzo funzionale delle discariche in un’ottica di territorio sostenibile. L’architetto Anna Artuso, dopo una esaustiva panoramica sui grandi progetti di riferimento, ha spiegato come le (moderne) discariche esistenti possano diventare un’occasione per restituire alla collettività nuovi spazi che si connotano di un valore aggiunto.  Con questa prerogativa, risulta particolarmente interessante studiare, in fase di progetto le possibilità di utilizzo funzionale non solo delle discariche esistenti, ma soprattutto delle discariche ancora da realizzare, con un approccio che tenga conto fin dall’inizio del suo utilizzo futuro in termini tecnici e soprattutto economici.

Il concetto più importante che è emerso dagli studi di Arcoplan è che un intervento di rifunzionalizzazione di una discarica ha più chance di successo se può essere studiato e realizzato durante la fase di gestione attiva della discarica (in fase di costruzione o di riempimento oppure ancora in sede di un eventuale ampliamento). La possibilità infatti di utilizzare nuovi rifiuti come materiale plastico per sagomare il volume amplia la rosa di possibili funzioni da assegnare al progetto e offre una maggiore libertà nel ripensare la configurazione finale dell’area oltre a consentire importanti economie di progetto in termini di materiale da riportare per modificare la struttura stessa del sito. Nell’ottica di progettare lo spazio in funzione non della discarica ma della destinazione d’uso finale stabilita dal progetto stesso, i rifiuti possono essere utilizzati, fin da subito, per sagomare la morfologia finale del paesaggio. La forma del progetto, intesa come volume da inserire nel suo contesto, diventa quindi fin dalla sua genesi funzione dell’utilizzo del territorio. In quest’ottica i rifiuti stessi, compatibilmente con i parametri di progetto, possono diventare oggi materiale plastico per modellare il territorio secondo le linee di domani in una visione pionieristica in cui la discarica diventa materiale per costruire un qualcosa che richiede del tempo (landfill is a material to build something that needs time).

Il successo di questo secondo appuntamento di Waste architecture platform si è ottenuto grazie all’elevato valore scientifico delle presentazioni selezionate, che hanno visto tra i relatori anche il professor Hanif Kara della scuola di Design e pianificazione dell’Università di Harvard, intervenuto nella seconda giornata del convegno, con la sua ricerca recentemente completata su architettura e rifiuti. Questo progetto si è concentrato sul ruolo che l’architettura e il design possono avere per integrare meglio nel contesto le strutture necessarie per ricavare energia dai rifiuti (termovalorizzatori) affrontando tutti gli aspetti legati al loro potenziale riutilizzo futuro.

Importanti spunti per i prossimi appuntamenti di Waste architecture platform sono emersi a valle di queste due giornate di lavori. Lo scambio multidisciplinare è stato apprezzato da tutti i presenti che hanno segnalato ad esempio la necessità di un confronto più approfondito con gli economisti, al fine di esplorare le problematiche connesse agli aspetti economici, che rappresentano uno dei maggiori limiti alla progettualità in quest’ambito. La necessità di un adeguamento della normativa, la definizione di iter progettuali ben definiti, un maggior coinvolgimento e adeguata formazione da parte degli enti di riferimento sono alcuni degli importanti punti di discussione da approfondire nei prossimi appuntamenti.

Una selezione dei lavori presentati quest’anno, insieme ai migliori articoli della precedente edizione tenutasi nell’ottobre del 2015, verranno raccolti in una special issue di Ri-Vista, giornale scientifico di Architettura edito dall’Università di Firenze che dedicherà a Waste architecture platform un intero numero tematico.