Asfaltatura della strada bianca di Calamita: c’è un problema culturale e politico

Avviene mentre all'Elba si progettano iniziative di trasporti sostenibili e innovativi e si parla di Ciclopista Tirrenica

[25 giugno 2018]

In molti chiedono a Legambiente cosa ne pensiamo dell’asfaltatura della strada bianca di Calamita, una strada carica di storia e leggenda e diventata famosa in tutta Italia ed Europa per trekker e ciclisti.

Quel che ne pensiamo è che, anche se sicuramente tutto sarà a posto dal punto di vista urbanistico, è evidente che  ci sia un problema culturale e politico che non riguarda solo il Comune di Capoliveri: i più anziani di noi si ricordano ancora quando, ormai parecchi anni fa, la Democrazia Cristiana propose di asfaltare la strada di San Maritino – Colle Reciso – Literno come “alternativa” alla provinciale costiera  (ipotesi poi rilanciata dall’allora Lega Nord insieme al mitico canale navigabile Schiopparello – Lacona e all’aeroporto internazionale di Pianosa) e tutti conosciamo inutili ed effimere strade asfaltate, parcheggi vuoti per 350 giorni all’anno. Brutture di cemento e asfalto punteggiano un po’ tutta la nostra Isola e i progetti di farne altre non mancano, magari come promesse elettorali per raccattare i voti di chi crede ancora alla vetusta idea che cemento e asfalto rappresentino il “progresso” .

L’asfaltatura della strada bianca di Calamita  – che probabilmente porterà con sé bruttissimi guard rail a ornare e offuscare panorami tra i più belli del Mediterraneo – avviene proprio mentre in altri luoghi della Toscana si valorizzano le strade bianche, trasformate in monumenti  storico/paesaggistici/ambientali  alla fatica umana, proprio come era Calamita, avviene proprio mentre Calamita e le sue strade e sentieri vengono esaltate come paradiso mondiale del MTB agonistico e amatoriale e dell’escursionismo ambientale e culturale.

Una scelta che ci sembra non essere condivisa anche da diversi operatori turistici capoliveresi e poteva essere evitata normando e limitando meglio il traffico motorizzato lungo il percorso e incrementando i collegamenti pubblici con le zone di interesse balneare, ambientale e storico/culturale.

Una scelta che avviene mentre all’Elba si progettano iniziative di trasporti sostenibili e innovativi, sempre più richiesti dai turisti e dai giovani e mentre si parla di Ciclopista Tirrenica e da altre parti la si realizza e progetta davvero.

Una scelta che Legambiente non condivide perché quel bitume asfalta un pezzo di storia e non guarda al futuro ma al passato e all’insostenibilità diventata normalità.