Riceviamo e pubblichiamo

La battaglia dei prof per Mondeggi, la fattoria “bene comune”

L’appello per il mantenimento della proprietà pubblica e un progetto di agricoltura contadina

[25 giugno 2014]

Nelle campagne fiorentine è in corso una vertenza fra le istituzioni (Regione, Provincia, Comune) e una comunità di soggetti che si è mobilitata per salvare un’azienda agricola di proprietà pubblica di circa 200 ettari dall’alienazione, la fattoria di Mondeggi, con l’intento di trasformarla in un “bene comune”. La vertenza Mondeggi in un luogo simbolo come Firenze richiama l’attenzione sulla centralità dei luoghi, della terra e dell’alimentazione in una fase in cui i flussi della globalizzazione e l’economia capitalistica stanno mostrando tutti i loro limiti. In particolare, fenomeni “estorsivi” come il land grabbing, la ruralizzazione di molte città europee punteggiate di orti sociali e comunitari, il cambiamento climatico, il peak oil, evidenziano l’importanza di mantenere il controllo e la disponibilità della terra agricola ad uso delle comunità locali. Non a caso molte politiche pubbliche prevedono la necessità di realizzare “sistemi agro-alimentari locali” e si susseguono piani del cibo in varie parti del mondo a partire dalla vicina Provincia di Pisa.

Mondeggi potrebbe essere fondamentale da questo punto di vista ma al momento rappresenta una delle tante storie di cattiva gestione dei “beni pubblici” a cui purtroppo siamo tristemente abituati. Si tratta di un’azienda di stampo mezzadrile di origine medievale organizzata con villa e poderi (appartenuta a famiglie nobili come i Bardi, i Portinai, i della Gherardesca) e rimaneggiata nel tempo. Negli anni ’60 dopo varie vicissitudini l’azienda è entrata in possesso della Provincia di Firenze che l’ha successivamente affidata alla società agricola Mondeggi-Lappeggi srl (di proprietà della Provincia al 99,8%), mantenendo il controllo diretto sulla villa-fattoria e sul parco – luogo di svolgimento di molte feste pubbliche e di iniziative associative. La Società ha cancellato l’organizzazione poderale sostituita da coltivazioni estensive e non ha mai definito un progetto organico, perseguendo piuttosto una serie di attività puntuali e interrompendo anche la lunga tradizione che esisteva a Mondeggi della “vendita diretta in fattoria”. La conduzione non certo virtuosa di tipo “aziendalistico” ha finito per produrre un indebitamento imponente (la Provincia parla di circa 1.000.000 di euro) e il degrado progressivo di un patrimonio paesaggistico di enorme valore, che da sempre ha rappresentato un ancoraggio identitario per la comunità locale. Con la messa in liquidazione della Società si è aperta una fase di ricerca di possibili interessati all’affitto o all’acquisto della tenuta.

L’azienda versa in condizione di semiabbandono e incuria con gli edifici dei poderi disabitati e fatiscenti, i circa 12.000 olivi sono curati saltuariamente e malamente, il vigneto in parte non è mantenuto, mentre non c’è nessuna coltivazione orticola o di cereali e non viene praticato nessun tipo di allevamento. Tutto questo non in una contrada disabitata del pianeta, ma nella culla del bel paesaggio che ha visto la firma della Convenzione Europea del Paesaggio. L’azienda ricade di fatto nel dettato della Legge 440/1978 “Norme per l’utilizzazione delle terre incolte, abbandonate o insufficientemente coltivate”, che autorizza le Regioni a provvedere all’assegnazione in usufrutto di terreni abbandonati ad altri soggetti al fine di proteggere il territorio dal dissesto idrogeologico, per non parlare dell’articolo 838 del Codice civile che prevede il ritorno automatico nella proprietà collettiva dei “terreni abbandonati”. Oggi il debito della Provincia è incrementato dal decreto governativo degli 80 euro che rivalendosi sulle Pubbliche Amministrazioni porta la Provincia di Firenze a un ulteriore disavanzo di 10 milioni di euro. La vendita dei beni pubblici come Mondeggi sembra una strada obbligata, ma in realtà è una scelta miope non in grado di valorizzare il bene e in palese contrasto con la sua natura che, in quanto pubblica, non si concilia con un’idea di valorizzazione intesa come vendita a privati. In questo quadro si colloca l’azione innovativa e coerente che proviene dal comitato Mondeggi Bene Comune – Fattoria senza padroni (MBC-FSP) che si costituito per dare uno sbocco diverso al futuro dell’azienda.

La Fattoria di Mondeggi è diventata il simbolo di una lotta che accomuna molte associazioni in tutta Italia per difendere il diritto all’accesso alla terra e contrastare la vendita dei beni demaniali proponendo in alternativa un progetto ambizioso di affidamento e di “cura contadina”. Soggetti vari (agricoltori, artisti, produttori biologici e biodinamici, cittadini dei GAS, studenti, tecnici, professionisti, giovani laureati) abitanti nel comune di Bagno a Ripoli, a Firenze e nelle città vicine si sono mobilitati trovando un forte radicamento locale grazie a iniziative di cura e di diffusione di informazione che da tempo sono state avviate. Nei primi mesi dell’anno un affollatissimo Consiglio comunale ha visto tutte le forze politiche all’unanimità votare una mozione che chiede alla Provincia di non proseguire con la vendita e di trovare le forme per coinvolgere le associazioni e i comitati che se ne stanno occupando. È stata istituita in quella sede una commissione mista istituzionale che vede sedere allo stesso tavolo tecnici e amministratori di Provincia e Comune con i rappresentanti del Comitato e con altri soggetti per arrivare all’individuazione di una soluzione. Purtroppo dopo qualche incontro e molti rinvii la trattativa sembra essersi interrotta, interrompendo così anche la possibilità di vedere concretizzato un progetto di valenza strategica e di risonanza internazionale per l’intera regione, che dovrebbe avere per il prossimo futuro fra le sue finalità quella di mettere nell’agenda pubblica una politica del cibo fondata sui sistemi agroalimentari locali.

Linee strategiche per un futuro possibile. 

Il lavoro svolto fino a oggi a Mondeggi allude a un modello di azienda agricola innovativa, che vuole riallacciare le relazioni col proprio territorio e con la comunità di riferimento, che si regge su una gestione comunitaria e inclusiva del bene, orientata alla produzione di alimenti sani. Il progetto MBC-FSP promuove stili di vita consapevoli fondati sulla cura, sulla manutenzione e sulla riproduzione delle risorse locali in grado di mettere in valore i beni patrimoniali agro-paesaggistici. A nostro avviso, partendo da quanto già in essere e guardando a un futuro possibile, i tratti originali e caratterizzanti di un progetto di recupero e valorizzazione di Mondeggi potrebbero e dovrebbero essere di diverso tipo:

Uso del patrimonio pubblico come volano per l’accesso alla terra di nuovi soggetti. Il progetto MBC-FSP intende in primo luogo garantire uno sbocco professionale ai tanti giovani, spesso diplomati o laureati, che svolgono oggi attività precarie e mal retribuite in campo agricolo, offrendo loro la possibilità di inserirsi nel mercato del lavoro con dignità e soddisfazione valutate con parametri non meramente mercantilistici. L’accesso alla terra è un prerequisito fondamentale per ogni politica pubblica di riequilibrio del territorio e di presidio dal dissesto ambientale e dalla desertificazione sociale delle campagne;

Rivitalizzazione del sistema insediativo della villa-fattoria. Il sistema della villa-fattoria rappresenta una delle invarianti strutturali principali del paesaggio agrario della Toscana centrale, soprattutto dell’area fiorentina. Il progetto MBC-FSP prevede di riabitare gli edifici rurali e le loro pertinenze, riorganizzati e gestiti in maniera autonoma, secondo i principi dell’agricoltura contadina, con colture orticole, seminativi, pascoli, animali da bassa corte; invece prevede la gestione coordinata fra le varie unità delle olivete, dei vigneti e delle colture cerealicole. Il surplus proveniente delle produzioni comuni verrà conferito alla fattoria e indirizzato alla vendita diretta, rimettendo in uso un’attività tipica della fattoria di Mondeggi. Col rinnovato rapporto fra le “autonome unità di produzione” poderali e il centro di coordinamento della fattoria – smantellato dalla conduzione aziendalistica e fallimentare della Società Mondeggi-Lappeggi – il progetto MBC-FSP conferisce un nuovo senso e valore alla struttura invariante del sistema della villa-fattoria;

– Ruolo di coordinamento multiproduttivo della villa-fattoria. In questo quadro, oltre a gestire la vendita diretta, la villa-fattoria potrebbe tornare a svolgere il ruolo centrale di coordinamento dell’intero sistema di carattere terziario e produttivo – come già sperimentato in diverse realtà italiane. Essa potrebbe ospitare più funzioni: – alta formazione legata alle tecniche e alle metodologie dell’agricoltura contadina ed agroecologica e alla ricerca sul rapporto salute/agricoltura/alimentazione (dottorati, master, seminari internazionali); – incubatore di nuove attività contadine con una scuola gestita direttamente dagli agricoltori per coloro che intendono insediarsi sulla terra, aumentandone l’empowerment e la visibilità sociale ed ambientale; – attività per la trasformazione e la conservazione delle produzioni agricole ed agroalimentari; – ristorante che utilizza alimenti provenienti dai terreni circostanti; – didattica ambientale ai diversi livelli (coordinata con l’attività dei poderi); – ricezione turistica;

– Agricoltura contadina. Il progetto MBC-FSP prevede l’adozione in tutta la tenuta dei principi dell’agricoltura contadina, come superamento consapevole dell’agricoltura industrializzata nata della “rivoluzione verde”. Questo passaggio è fondamentale perché non tutte “le agricolture” sono produttrici di qualità e di rispetto dell’ambiente, del paesaggio e delle comunità insediate. In tutto il progetto MBC-FSP si ritrovano gli elementi tipici di quella che la scuola di Wageningen ha definito “retroinnovazione”, intesa come quella capacità di recuperare tecniche e funzioni tradizionali efficaci nella cura e nella gestione delle attività agricole, ma abbandonate dalla pratica agricola convenzionale e talvolta rese illegali dalla normativa attuale. L’agricoltura contadina tradizionale era naturalmente multifunzionale e multiproduttiva. La nuova agricoltura contadina, a cui si ispira il progetto MBC-FSP, è spiccatamente post-produttivista e produce congiuntamente alimenti e servizi, questi ultimi di tipo sociale, ecologico, culturale; è un’agricoltura “artigiana” ad alta intensità di lavoro, di socialità, di biodiversità, orientata in primo luogo all’autoconsumo del nucleo contadino, alla riscoperta dei saperi e delle capacità auto-organizzative, proprie del mondo mezzadrile (molto meno spiccate, se non addirittura assenti nell’agricoltura salariata e bracciantile). Si tratta di un tipo di agricoltura adatta alle attività di presidio sociale e ambientale, in grado di elevare la coscienza di luogo, di promuovere stili di vita conviviali e di aprire un dialogo fattivo con la popolazione cittadina;

Ottenimento di prodotti agricoli con particolari qualità salutistiche. La produzione agricola nelle terre della fattoria dovrebbe essere orientata all’ottenimento di materie prime caratterizzate da un’alta qualità salutistica derivante da un elevato contenuto in metaboliti secondari (nutraceutici) che prevengono l’insorgenza di alcune malattie degenerative. Nel caso del frumento, ad esempio, si potrebbero utilizzare varietà con caratteristiche del glutine tali da ridurre la frequenza della sindrome del colon irritabile dovuta alla Gluten Sensitivity (GS) di tipo non celiaco. Questi tipi di pane, pasta e prodotti da forno potrebbero essere utilizzati anche nelle mense scolastiche e negli asili nido, in modo da prevenire l’insorgenza nei giovani di tale sindrome. Inoltre l’ottenimento di questi prodotti agricoli, potrebbe avviare la filiera corta per la trasformazione in pasta e prodotti da forno, stimolando l’avvio di panifici e pastifici artigianali all’interno all’azienda e/o nelle zone limitrofe;

Incentivare la nascita dell’artigianato legato all’agricoltura e non solo. Nel progetto MBC-FSP si parla di scuola contadina. A nostro avviso la perdita degli antichi mestieri legati all’agricoltura (bottai, falegnami, fabbri, intrecciatori di paglia ecc.) potrebbe essere significativamente limitata mediante l’avvio di scuole e attività artigianali all’interno dell’azienda, in modo da stimolare l’interesse dei giovani a intraprendere questi mestieri e quindi salvaguardare l’artigianato e la cultura ad esso associata. Questo tipo di attività legato al mondo agricolo, svolgendosi all’interno dell’Azienda di Mondeggi, potrebbe essere di esempio per altre realtà toscane, nazionali ed estere e un richiamo per incentivare il turismo. Il recupero di questi mestieri vedrebbe coinvolti anche anziani, custodi degli antichi saperi che non devono essere persi. Queste attività, oltre a trasferire il mestiere, rendono partecipe attivamente la popolazione non più giovane;

Casa delle sementi. Fra le varie attività è ipotizzabile creare in una delle strutture esistenti una “casa delle sementi” per conservare per brevi periodi le sementi delle varietà coltivate nella fattoria e quelle gestite all’interno della campagna “Coltiviamo la diversità” della Rete Semi Rurali. Inoltre, in raccordo con la Regione, la Fattoria di Mondeggi potrebbe dedicare parte delle superfici a campi-catalogo di varietà locali (di piante da frutto e ortive) e ospitare un lavoro di ricerca per l’innovazione varietale partecipativa come nodo di una rete regionale di agricoltori sperimentatori;

Centralità urbano-rurale. Mondeggi si situa in prossimità del centro abitato dell’Antella a pochi chilometri da Firenze e ha la potenzialità di svolgere l’importante funzione di “spazio pubblico” per i cittadini che abitano nelle vicinanze, i quali vi possono trovare servizi e partecipare alla realizzazione di occasioni di incontro, di svago, di apprendimento che la città non è più in grado di offrire. Visto il ruolo di centralità urbano-rurale che la fattoria assume in questo contesto rinnovato, gli agricoltori potrebbero ad esempio, nel contratto che dovranno stipulare con le Pubbliche Amministrazioni, impegnarsi a recuperare e mantenere la rete di sentieri pedonali e ciclabili, leggermente attrezzate con aree di sosta e di ristoro, per consentire la fruizione del bene da parte di tutti i cittadini interessati;

Economia civile e solidale. Il progetto MBC-FSP si fonda su un tipo di economia comunitaria che produce beni e servizi non orientati al profitto, in cui vengono reintrodotte anche attività di tipo solidale, come lo scambio, il baratto, la gratuità e il dono. In questo quadro si dovrebbe a nostro avviso prevedere anche l’attivazione di progetti e bandi (regionali, statali, europei) che potrebbero contribuire al finanziamento e alla realizzazione di molte della attività previste;

Governance multilivello per un patto fra città e campagna. Il progetto MBC-FSP si fonda su una governance multilivello, orientata alla massima inclusività della comunità locale nelle scelte relative alla gestione della fattoria. Sono previste due strutture deliberative: l’Assemblea di fattoria e l’Assemblea territoriale. La prima è costituita dagli abitanti dei poderi e indirizzata a definire l’organizzazione e le modalità tecniche e gestionali delle attività agricole; la seconda implica nelle scelte la comunità di riferimento, composta da tutte le persone che, pur non abitando, condividono l’esperienza comunitaria, e si costruisce in un processo aperto e dialettico di muto scambio. A questo doppio livello dovrebbe affiancarsi a nostro avviso un ulteriore livello di governance, il contratto di affidamento da stipulare con l’Amministrazione pubblica in cui definire gli impegni reciproci per la gestione comunitaria del bene.

Il nostro appello di docenti, ricercatori e studiosi per il mantenimento della proprietà pubblica e per un progetto di agricoltura contadina, multifunzionale e multiproduttiva a Mondeggi Docenti, ricercatori e studiosi si oppongono alla vendita della Fattoria di Mondeggi e appoggiano le finalità dell’azione promossa dalla comunità Mondeggi Bene Comune – Fattoria Senza Padroni, riconoscendovi una progettualità sociale sulla quale potrebbe e dovrebbe innestarsi un lavoro di ricerca e di supporto dell’Università pubblica e di centri di ricerca legati all’agricoltura sostenibile e alla gestione comunitaria dei beni pubblici. Chiedono pertanto alle Pubbliche Amministrazioni coinvolte: – di non alienare la proprietà pubblica di Mondeggi; – di aprire un dialogo con il Comitato Mondeggi Bene Comune – Fattoria senza padroni per attivare la gestione comunitaria del bene; – di avviare e sostenere un processo partecipativo per la costruzione di un progetto condiviso con la popolazione locale.

Daniela Poli (urbanista, Università di Firenze), David Fanfani (urbanista, Università di Firenze), Stefano Benedettelli (agronomo, Università di Firenze), Enrico Palchetti (agronomo, Università di Firenze), Riccardo Bocci (agronomo, Rete semi rurali), Riccardo Franciolini (storico-agronomo, Rete semi rurali), Alberto Magnaghi (urbanista, Università di Firenze), Giancarlo Paba (urbanista, Università di Firenze), Alberto Budoni (urbanista, Università di Roma “La Sapienza”), Rossano Pazzagli (storico, Università del Molise), Marinella Gisotti (urbanista, Università di Firenze), Ornella De Zordo (anglista, Università di Firenze), Andrea Baranes (economista, Fondazione culturale responsabilità etica), Chiara Belingardi (urbanista, Università di Firenze), Iacopo Zetti (urbanista, Università di Firenze), Carlo Alberto Garzonio (geologo applicato, Università di Firenze), Andrea Marescotti (economista agrario, Università di Firenze), Gianluca Brunori (economista agrario, Università di Pisa), Alberto Ziparo (urbanista, Università di Firenze), Claudio Saragosa (urbanista, Università di Firenze), Paola Gallo (tecnologa dell’architettura, Università di Firenze), Edoardo Salzano (urbanista, Università IUAV di Venezia), Gianluca Belli (storico dell’architettura, Università di Firenze), Rossella Rossi (urbanista, Università di Firenze), Leonardo Rombai (geografo storico, Università di Firenze), Marvi Maggio (urbanista, INURA International Network of Urban Research and Action), Tomaso Montanari (storico dell’arte moderna, Università di Napoli), Ilaria Agostini (urbanista, Università di Bologna), Massimo Quaini (geografo storico, Università di Genova), Simona Lecchini Giovannoni (storica dell’arte, Università di Firenze), Claudio Greppi (geografo, Università di Siena), Paolo Baldeschi (urbanista, Università di Firenze), Helen Ampt (fisica e traduttrice scientifica, Siena), Alberto Di Cintio (tecnologo dell’architettura, Università di Firenze), Fabrizio Arrigoni (architetto, Università di Firenze), Francesca Mugnani (architetta, Università di Firenze), Adanella Rossi (economista agraria, Università di Pisa), Giovanni Belletti (economista agrario, Università di Firenze), Franco Matteoni (ingegnere, Pistoia), Federica Giardini (filosofa della politica, Università di Roma tre), Alessandra Marin (urbanista, Università di Trieste), Vezio De Lucia (urbanista, Roma), Massimo Rovai (economista agrario, Università di Pisa), Alessandro Mengozzi (geografo, Università di Bologna), Maria Rosaria Marella (giurista, Università di Perugia) Tommaso Detti (storico, Università di Siena), Ugo Mattei (giurista, Università di Torino), Giorgio Nebbia (merceologo, economista, sociologo, Università di Bari e Foggia), Camilla Perrone (urbanista, Università di Firenze), Marino Ruzzenenti (storico, Fondazione Luigi Micheletti, Brescia), Bruno Vecchio (geografo, Università di Firenze), Massimo Morisi (scienziato politico, Università di Firenze), Fabio Parascandolo (geografo, Università di Cagliari), Filomena Patrizia Giannoccaro (architetta, Società dei Territorialisti/e), Maria Martone (architetta, Università Roma La Sapienza), Pier Paolo Poggio (storico, direttore del Museo dell’industria e del lavoro E. Battisti e della Fondazione Luigi Micheletti, Brescia), Simona Rappuoli (pianificatrice territoriale, Società dei territorialisti/e), Luca Mercalli (Presidente Società Meteorologica Italiana, Bussoleno), Daniele Errico (agronomo, Società dei territorialisti/e), Paolo Casini (agronomo, Università di Firenze), Luciano De Bonis (urbanista, Università del Molise), Roberto Budini Gattai (urbanista, Università di Firenze), Francesco Cioffi (ingegnere idraulico, Università di Roma “La Sapienza”), Saverio Russo (storico, Università di Foggia), Giuseppe Cinà (urbanista, Politecnico di Torino), Luisa Bonesio (geofilosofa, Università di Pavia), Ottavio Marzocca (filosofo, Università di Bari), Roberto Sabelli (architetto restauratore, Università di Firenze), Franca Canigiani (geografa, Università di Firenze), Massimo Ceriani (sociologo e scrittore), Maddalena Rossi (urbanista, Coordinatrice dell’Osservatorio Società dei territorialisti/e del nodo toscano), Massimo Bastiani (Architetto, Tavolo Nazionale Contratti di Fiume), Adriano Ciani (economista agrario, Università di Perugia), Annalisa Colecchia (archeologa, soprintendenza per i beni archeologici dell’Abruzzo), Giorgio Osti (sociologo, Università di Trieste), Franco Sala (ricercatore presso RSE-Ricerca sul Settore Energetico- Milano), Cesare Piva (architetto, Phd, Biella), Carlo Alberto Graziani (giurista, università di Siena)