Buone notizie: al via l’abbattimento dell’ecomostro di Scala dei Turchi

[5 giugno 2013]

Domani, a partire dalle 8,00 inizierà l’abbattimento di uno dei più brutti ecomostri che sfregiano le coste italiane: quello di  Scala dei Turchi e la questa splendida parete di roccia chiara che si affaccia sul mare cristallino potrà tornare ad essere quell’angolo di paradiso che, si dice, accogliesse le navi dei pirati.

E’ il coronamento di anni di battaglie ambientaliste, di ricorsi, denunce e discussioni per tirare giù lo scheletro di cemento armato sorto nel 1989.

Per Mimmo Fontana, presidente di Legambiente Sicilia, «La demolizione di Scala dei Turchi è molto importante perché è rappresentativa di un cambiamento culturale in corso in Sicilia. Non si arriva a questa demolizione semplicemente perché si è concluso un contenzioso amministrativo, ma soprattutto perché è cambiato l’atteggiamento della Procura e del Comune. Alcune Procure hanno cominciato a diffidare i Comuni che non demoliscono e sempre più sindaci puntano a valorizzare il proprio territorio recuperandone o salvaguardandone la bellezza. Una vittoria che premia la lunga battaglia iniziata da Legambiente nei primi anni ’90, per riuscire a bloccare questo ecomostro».

La speculazione edilizia che verrà demolita domani venne realizzato grazie alle concessioni facili degli anni ’80 ci on un’autorizzazione per la realizzazione di un complesso turistico alberghiero in località Punta Grande data a Luigi Fretto, amministratore unico della Scatur s.r.l. con sede in Porto Empedocle, in esecuzione al piano di lottizzazione approvato con delibera consigliare n. 78 del 23.02.1983. In una nota della Procura si legge che «L’intervento ricadeva in zona B3 (zona omogenea residenziale di completamento) del Programma di fabbricazione del comune di Realmonte che secondo l’Autorità giudiziaria veniva violato e successivamente, in detta zona, sono stati apposti vincoli paesaggistici».

La costruzione dell’albergo venne autorizzata con concessione edilizia nel 1989, Legambiente fece una a denuncia alla Magistratura nel 1990, e nl 1992 ottenne il blocco dei cantieri e il sequestro. Ma intanto, era già stato realizzato un primo lotto di circa 2.000 metri cubi. Nel marzo 2011 la giustizia amministrativa ha dato definitivamente torto ai proprietari riconoscendo come inammissibile la loro proposta di sanatoria (art. 13 della legge 47/85). Nell’ottobre 2012 la magistratura ha ordinando l’abbattimento dell’ecomostro.

L’avvio delle procedure di abbattimento è stato annunciato nel novembre 2012, quando il comune agrigentino ha notificato ai proprietari dello scheletro l’ordinanza di demolizione entro 90 giorni, che prevede anche che, se entro il termine la società proprietaria Scatur Srl non avrà ottemperato, sarà direttamente il Comune a intervenire con le spese in danno agli stessi proprietari.

La proprietà però ha intrapreso iniziative per rallentare l’iter. Il Comune, destinatario dell’ordine della Procura, per un po’ sta al gioco, ma poi, pressato dagli ambientalisti, stringe i tempi. Il 6 maggio, a Realmonte (Agrigento) sono cominciati i lavori di preparazione (accessi camion, studi ecc) per abbattere l’ecomostro che deturpa la Scala dei Turchi, e finalmente il  6 giugno, si procederà all’autodemolizione da parte degli stessi proprietari, che hanno preferito una pratica molto meno onerosa che non quella di farsi abbattere l’abuso dall’amministrazione e poi dover risarcire i costi.

Legambiente Sicilia spiega che «La vicenda dell’abbattimento del rudere, negli ultimi tempi si era andata sempre più intrecciando con il procedimento di riconoscimento dell’Unesco della località coinvolta quale patrimonio dell’umanità, con i veti degli ambientalisti e soprattutto di Legambiente, che sulla questione non vuole fare passi indietro non soltanto sul rudere più famoso, ma anche sugli scheletri dei fabbricati del più lontano e meno visibile lido Rossello. L’ecomostro di Scala dei Turchi non è l’unico caso di contenzioso aperto con privati accusati di avere posto in essere una cementificazione indegna. A circa un chilometro, nei pressi di Lido Rossello, ci sono infatti altri tre scheletri di cemento di strutture sotto sequestro».

Secondo il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, «L’Italia fa un piccolo passo dal grande valore simbolico verso la riconquista della bellezza. Siamo un Paese dalle grandi e insostenibili contraddizioni, siamo il Paese con il più alto tasso di abusivismo in Europa, ma facciamo una grande fatica a vedere abusi abbattuti. Qui ci sono voluti 24 anni! Anche per questo alla fine della passata legislatura abbiamo proposto un DdL sull’abusivismo presentato alla Camera (Realacci, Granata) e al Senato (Della Seta, Ferrante), per rendere più semplice ed efficace l’abbattimento degli abusi. Quel DdL va ripresentato urgentemente, soprattutto ora che al Senato qualcuno parla di nuovi condoni. Ma domani sarà un giorno di festa, che ci conforta e ci dà nuova energia per continuare la nostra battaglia per la bellezza, che è la vera grande insostituibile risorsa del nostro paese, che ci dà identità e risorse anche per reagire alla crisi».