Calamita’ naturali: l’assicurazione è uno strumento di prevenzione?

[22 novembre 2013]

Tra il 1963 ed il 2012 ben 782 Comuni italiani hanno subito calamita’ tipo inondazioni e frane, che hanno causato rispettivamente 1.563 e 5.192 vittime tra morti, feriti e dispersi e un totale di 421.227 tra sfollati e senzatetto (dati dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio nazionale delle ricerche), con un costo medio dello 0,2% del Pil annuo (Ocse 2012). Nel solo 2011 il numero dei disastri naturali nel mondo è stato impressionante: 332, con oltre 30.000 vittime, 245 milioni di persone colpite e oltre 366 miliardi di dollari statunitensi di danni economici (Universitè Catholique de Louvain 2012). A fronte di questo quadro, è riemersa la proposta della copertura assicurativa contro i rischi da calamità che secondo alcuni rappresenta anche uno strumento di prevenzione.

«A livello globale i danni causati dalle catastrofi naturali sono aumentati negli ultimi 30 anni, principalmente a causa del crescente valore economico e il settore assicurativo appare il candidato principale per la distribuzione e gestione dei rischi cui sono esposte le famiglie e le imprese, e per la liquidazione dei danni» è scritto nel volume “Calamità naturali e coperture assicurative”, curato da Antonio Coviello, ricercatore dell’Istituto di ricerche sulle attività terziarie (Irat) del Cnr e docente di Economia e gestione delle imprese di assicurazione alla Seconda Università di Napoli.

Una recente indagine del Dipartimento di ricerca economica di Munich Re e uno studio dell’Università di Wuerzburg “rilevano che i danni diretti causati dalle catastrofi naturali nei paesi emergenti in media totalizzano il 2,9% del Prodotto interno lordo ogni anno. Nei paesi industrializzati maggiormente esposti, quali il Giappone per i terremoti, l’Europa centrale per le alluvioni, gli Usa per i tornado, la percentuale scende allo 0,8, mentre è dell’1,3% nei Paesi in via di sviluppo. I maggiori danni diretti da eventi recenti si sono avuti con l’alluvione in Thailandia del 2011 (43 miliardi di dollari statunitensi, il 12% del Pil) e il terremoto in Cile del 2012 (30 miliardi di dollari, 14% del Pil)”.

Secondo quanto sostenuto nel volume la copertura assicurativa, è lo strumento più adeguato per gestire economicamente i danni da catastrofe naturale: adottata in molti paesi europei, è caldeggiata dall’Ocse, che suggerisce di introdurre opportuni quadri normativi in materia, per permettere agli attori economici di pianificare eventuali interventi di prevenzione e di preparazione.

«Proprio in questi giorni sarà presentato al Senato della Repubblica il disegno di legge per la “Assicurazione obbligatoria contro i rischi derivanti da calamità naturali- ha informato Coviello- l’assicurazione ha sicuramente un primo effetto indiretto di riduzione dei danni, in quanto i premi rappresentano un incentivo per l’assunzione di misure preventive e conferiscono al rischio rispettivo un prezzo, e supporta direttamente la ricostruzione nell’eventualità di una catastrofe». Senza pre-giudizi (ma il dubbio che si voglia dare una mano alle assicurazioni può venire) e in attesa di vedere nel dettaglio il disegno di legge, si rileva che lo strumento, qualora divenisse obbligatorio, deve essere democratico. Ci sono contribuenti meno abbienti che potrebbero essere messi in difficoltà da una assicurazione obbligatoria ed essere in qualche misura discriminati; inoltre questo strumento non deve essere un alibi per evitare gli interventi diffusi sul territorio per la riduzione del rischio e per continuare a costruire in maniera dissennata in zone ad alta pericolosità.

Il libro, che raccoglie i contributi di diversi esperti, con prefazione di Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi, sarà presentato in una tavola rotonda organizzata dall’Ordine dei geologi campani lunedì 25 novembre alla Camera di commercio di Napoli