Quanto è pericoloso essere ambientalisti nel mondo

La Cambogia in crisi da land grabbing, omicidi e violenze per il possesso della terra

[1 agosto 2014]

Dal 2008, la Cambogia sta vivendo un crisi da land grabbing che forse non ha uguali in altri Paesi: più del 70% dei terreni arabili è stato dato in concessione ad investitori privati e Global Witness denuncia: «Il rapido sell-off ha avuto conseguenze disastrose per più di mezzo milione di cambogiani, con 2.000 famiglie colpite da accaparramenti di terre spesso violenti nei primi tre mesi del 2014. La segretezza che avvolge queste concessioni di terre ha permesso alla corruzione di fiorire ed il coinvolgimento di potenti senatori-tycoon del Partito popolare cambogiano (Cpp) è stato ben documentato». Secondo le stesse statistiche del governo, da soli 5 di questi latifondisti detengono il 20% della superficie totale allocata con concessioni, pari a più di mezzo milione di ettari.

La tragedia del land grabbing è emersa nuovamente con forza il 27 Luglio 2014, quando un contadino adolescente, Try Chamroeun, stato ucciso da un giovane soldato delle Forze Armate Reali cambogiane, Poeun Tash, che è stato arrestato, accusato ed è in custodia cautelare.

Chamroeun e gli abitanti del suo villaggio nella provincia di Preah Vihear stavano piantando semi di soia su un terreno di 2 ettari che coltivavano dal 2011, ma Tash è intervenuto dicendo che quell’appezzamento apparteneva al suo capo, un maggiore dell’esercito cambogiano, ed ha ordinato gli abitanti del villaggio smetterla di seminare. Ne è seguito un alterco e il soldato ha fatto fuoco colpendo Chamroeun al braccio ed al torace.

Il padre di Chamroeun, intervistato dai giornalisti, ha rivelato che, una settimana prima dell’incidente, i soldati avrebbero informato il villaggio che non potevano più coltivare quel terreno ed avevano intimato loro di abbandonare l’area perché «La terra appartiene ad un nostro superiore». Ma il padre di Try Chamroeun Chamroeun  non ce l’ha col soldato Tash: ha chiesto alla polizia di cercare i mandanti più in alto nella catena di comando: «Portare l’autore in carcere non è sufficiente e non è giusto. Il giudice deve cercare quello che ha ordinato di sparare».

Secondo Josie Cohen, land campaigner  di Global Witness, «La Cambogia viene svenduta al miglior offerente dall’élite politica, imprenditoriale e militare del Paese, che apparentemente ha un appetito infinito per profitto personale. Operando dietro un velo di segretezza che permette loro di agire in totale impunità, queste élite corrotte si stanno arricchendo rapidamente con le concessioni di terreni. Nel frattempo centinaia di migliaia di cambogiani comuni sono scacciati  dalle loro terre e spinti sempre più nella povertà. Il governo deve urgentemente fermare la concessione di grandi appezzamenti di terreni agli investitori privati ​​e rendere pubblico l’intero sistema delle concessioni dei terreni, così la popolazione della Cambogia può vedere come viene utilizzata la loro terra ed a vantaggio di chi».

Ma l’omicidio di Try Chamroeun è solo l’ultimo di una serie di assassinii di difensori dell’ambiente che hanno pagato il prezzo più alto per essersi opposti al land gabbing di campi e foreste da parte dei potenti della Cambogia. Nel 2012 sono stati uccisi l’ambientalista Chut WuTtY e  il giornalista Hang Serei Oudom che indagava sulla deforestazione illegale e nello stesso anno una ragazzina di 14 anni, Heng Chantha, è stata ammazzata da una pallottola durante scontri per la terra tra contadini e polizia.

La Cohen spiega: «Poiché le risorse naturali della Cambogia diventano sempre più scarse, un numero crescente di comunità rischiano la vita per difendere le loro terre, case e mezzi di sussistenza. E’ più importante che mai che i giudici e le autorità cambogiane difendano proteggano quelli abbastanza coraggiosi da parlare contro gli espropri di terre». Ma il governo dell’eterno Hun Sen, al potere dal 1993 con la promessa di riforme socialiste dopo il periodo del terrore dei Kmer Rossi, l’intervento vietnamita e la guerra civile, sta letteralmente espropriando il suo popolo per rivendere la sua terra.

Ma la Cambogia è solo uno dei casi limite della cleptocrazia da land grabbing: il forte aumento degli omicidi di ambientalisti è un fenomeno globale che è in gran parte ignorato. Sui 908 attivisti uccisi  censiti nel recente rapporto Deadly Environment di Global Witness ci sono state solo 10 condanne e la Cohen conclude preoccupata: «La comunità internazionale deve urgentemente fare pressione sui governi come la Cambogia perché mettano in atto piani per proteggere le persone in prima linea che stanno lottando per salvare la terra e le foreste del nostro pianeta».

Le cose non vanno meglio in Niger, dove 10 attivisti  di Network of organizations for Transparency and Budget Analysis (RotabB) and Publish What You Pay (Pwyp) Niger, incluso il coordinatore Ali Idrissa sono stati arrestati dopo una conferenza stampa in cui aveva invitato la multinazionale nucleare francese Areva, che estrae uranio nel Paese africano,  a rispettare le leggi del Niger, denunciando i rapporti neocoloniali Francia-Niger.

In Niger come in Namibia gli ambientalisti locali, con l’aiuto del Criirad francese, pretendono maggiori informazioni sui rischi di radiazioni e sugli accordi per concedere le terre alle multinazionali minerarie.

Come fa notare Nick Meynen di Environmental Justice Organizations, Liabilities and Trade (Ejolt) «I regimi dei Paesi ricchi di risorse sono spesso più sensibili alla cattiva stampa all’estero che alla cattiva stampa a casa, soprattutto perché la stampa locale è spesso già (auto) censurato». Infatti Ali Idrissa e gli altri 10 attivisti di Pwyp sono stati rilasciati dopo che il loro network internazionale ha reso noti gli arresti e messo sotto pressione il regime nigerino.  E qui ritorniamo al discorso della Cambogia: «Quindi abbiamo bisogno di informatori locali coraggiosi – dice Meyen – di attivismo che mobiliti la scienza e le reti internazionali come Ejolt e molte altre  per fornire protezione ed un raggio d’azione globale. La buona notizia è che vediamo questa convergenza sul terreno in molti angoli del mondo». Anche secondo Mint, un giornale on-line indiano che è una filiazione del The Wall Street Journal, «Si dovrebbe stare attenti a coloro che producono effetti sulle proteste. Il controllo dei diritti umani nel business è in aumento. Bisogna trattarci».

Speriamo cominci a farlo anche il regime cambogiano.