Cave di Carrara, blocchi e detriti, Legambiente risponde allo “sceriffo” Tonelli

Tonelli: «da Legambiente bugie e mezze verità». Legambiente«dati parziali forniti da lui»

[13 ottobre 2017]

L’ex dirigente del Comune di Carrara, Marco Tonelli  ha risposto duramente al dossier di Legambiente Carrara Far West: cave fuorilegge. Con lo sceriffo complice! e in una nota inviata alla stampa accusa l’associazione ambientalista: «Dire le bugie o le mezze verità, oltre che scorretto, è del tutto inutile e non aiuta certo a risolvere i problemi, producendo solamente risultati privi di fondamento e polemiche pretestuose. Se le bugie o le mezze verità vengono dette sulla base di un banale errore, ci si può limitare ad un semplice rimprovero e ad una tirata di orecchie, Ma se sono dette intenzionalmente meritano una severa presa di posizione da parte di tutti gli interlocutori coinvolti – continua Tonelli – Nel caso del documento di Legambiente Carrara dal titolo “Far West: cave fuorilegge. Con lo sceriffo complice”, siamo sicuramente nella seconda ipotesi. Non credo infatti che una associazione seria e diligente come Legambiente abbia commesso un banale errore nel richiamare il Piano delle Attività Estrattive (PRAER) della Regione Toscana solo laddove prescrive, per le cave apuane, una resa in blocchi non inferiore al 25%. Credo invece che Legambiente si sia intenzionalmente limitata a richiamare il comma 2 del punto 2:1, (parte II, elaborato 2 del PRAER -q uello appunto che prescrive il quantitativo minimo per i blocchi), omettendo volutamente di richiamare anche il successivo comma 3, quello che precisa che dal computo dei volumi soggetti al rispetto della percentuale del 25% devono essere escluse le quantità di materiali prodotte per le esigenze di preparazione dei fronti di coltivazione, per gli interventi di messa in sicurezza della cava comprese le bonifiche e per le risistemazioni ambientali. Precisazione quanto mai importante, la conseguenza di questa consapevolmente voluta omissione è una sola: tutti i dati, le percentuali e le valutazione elaborate da Legambiente sono fasulli e privi di qualsiasi valore. Pertanto, c’è da sperare che eventuali proposte in materia pianificatoria e regolamentare basate su tali dati siano semplicemente cestinate. Anche sul punto delle modalità con cui vengono forniti i dati di produzione delle cave, Legambiente, come spesso le capita, mena il can per l’aia. Infatti, fermo restando che i dati vengono sostanzialmente forniti in conformità a quanto a suo tempo suggerito dal Difensore Civico del Comune (cioè cava per cava omettendo il nome delle aziende estrattive e utilizzando un criterio numerico di identificazione), la normativa vigente prevede espressamente che i documenti amministrativi possono essere sottratti all’accesso quando riguardino la vita privata o la riservatezza di persone fisiche, persone giuridiche, gruppi, imprese e associazioni ci. Non si capisce quindi quale sia il problema, se non quello di una sterile polemica demagogica che lascia il tempo che trova e che, come già rilevato, non aiuta a ricercare soluzioni concrete e fattibili».

Pronta la risposta di Legambiente Carrara: «La pubblicazione del nostro documento Far West: cave fuorilegge. Con lo sceriffo complice!, che documenta un quadro di diffusa illegalità da oltre un decennio, ha chiaramente innervosito Marco Tonelli che si è riconosciuto, a quanto pare, nel ruolo di sceriffo. Tonelli ci rimprovera di non aver scorporato, dalla quantità dei detriti estratti da ciascuna cava, le quantità derivanti da lavori “accessori” alla coltivazione (cioè: preparazione dei fronti, messa in sicurezza, bonifiche). Gli chiediamo: come avremmo potuto farlo se lui non ci ha mai fornito il dato? Ci vuole una bella faccia a fornirci dati parziali e, poi, accusarci di aver utilizzato intenzionalmente, dunque con dolo, dati incompleti! Se davvero Tonelli possiede quel dato, se davvero il Comune utilizza dati completi e veritieri, allora non si comprende perché lo scorso anno l’ufficio marmo, non sapendo come giustificare il dato delle molte cave che, per oltre dieci anni, hanno prodotto detriti per più del 90%, ha dichiarato che tali dati erano inattendibili perché, alla pesa comunale, i trasportatori mentivano sulla vera cava di provenienza dei detriti, indicandone una cava fasulla. Soprassedendo sull’attendibilità di tale spiegazione (di comodo?), Tonelli è consapevole di aver utilizzato e diffuso dati falsi? Ha, come inevitabile conseguenza della sua spiegazione, denunciato i trasportatori per falsa dichiarazione?»

Legambiente attacca ancora: «Ci chiediamo come, con tali dati inattendibili, l’ufficio marmo abbia verificato il rispetto del PRAER che richiede l’invio alla Regione di una specifica relazione annuale, al fine di assicurarsi che i blocchi estratti da ciascuna cava siano almeno il 25% del materiale estratto (lavori preparatori esclusi). A questo punto, è legittimo dubitare che queste relazioni contenessero dati puntuali, cava per cava, distinguendo i detriti derivanti dalla coltivazione vera e propria da quelli provenienti da lavorazioni accessorie: è possibile che contenessero solo considerazioni generiche ed evasive. Per fugare ogni dubbio malevolo e tendenzioso, allo sceriffo Tonelli non resta che rendere pubblica anche una sola delle relazioni annuali. Dubitando della sua disponibilità a farlo, stamani ne abbiamo chiesto copia al comune».

Gli ambientalisti ironizzano: «A proposito delle nostre mezze verità, Tonelli sostiene che i dati anonimi delle cave sono conformi a quanto suggerito dal difensore civico. In realtà, quest’ultimo scriveva a Tonelli: «Le confermo il Suo obbligo, in qualità di dirigente e di responsabile del procedimento, di fornire alla Segreteria di Legambiente Carrara, i dati relativi e dettagliati cava per cava dei quantitativi di materia­le escavato. A parere dello scrivente non è giustificato il rifiuto di mettere a disposizione dei dati che in base alla legge non sono sensibili e non violano la normativa sulla privacy». È un vero enigma logico come Tonelli abbia potuto dedurne che consegnandoci tali dati avrebbe violato la normativa sulla privacy. Di fronte alla solida volontà dell’ufficio marmo di non fornire i dati, il difensore civico aggiungeva poi: «Si suggerisce, comunque, di fornire i dati richiesti cava per cava, divi­si per “canaloni”, omettendo il nome delle aziende estrattive, utilizzando un criterio numerico od alfabetico» (dove il “comunque” rafforzava l’affermazione che non si trattava di dati sensibili). In ogni caso, i dati ci sono stati forniti anonimi e non “divisi per canaloni”: forse per impedirci una localizzazione anche approssimativa di ciascuna cava?»

Il Cigno Verde di Carrara incalza: «Quanto a “vere bugie”, poi, ci chiediamo come Tonelli  sia stato in grado di certificare il rispetto del PRAER da parte delle cave che, per dieci anni, hanno portato a valle solo detriti, e neppure un blocco. Non gli è mai venuto il sospetto che fossero cave per la produzione di carbonato? E cosa ha pensato delle cave che, per dieci anni, hanno portato a valle solo blocchi, e neppure un grammo di detriti? Ha pensato a un miracolo? Non gli è mai venuto il sospetto che i detriti fossero stati abbandonati al monte, in violazione delle prescrizioni dell’autorizza­zio­ne? Eppure Tonelli era perfettamente consapevole dell’abbandono abusivo delle terre di cava al monte. Nel 2009, infatti, palesò apertis verbis il suo pensiero: dopo aver ribadito che le cave hanno l’obbligo di smaltire le terre, pena la sospensione o la revoca dell’autorizzazione, chiarì che «il nostro settore marmo, se necessario, proporrà tutti gli atti utili a scongiurare il blocco della lavorazione». Dunque, piena tolleranza per gli abusi e assicurazione che, in ogni caso, non ci sarebbero state sanzioni (se necessario, fino al blocco della lavorazione) ma, al contrario, “sarà scongiurato il blocco della lavorazione”: un’autentica e manifesta istigazione al reato!»

Leambiente Carrara Conclude: «Siamo fortemente convinti che la renitenza dell’ufficio marmo a fornirci dati completi non abbia avuto nulla a che fare con le motivazioni addotte di privacy delle aziende, motivazioni chiaramente inconsistenti. Sono bensì riconducibili al timore che emergesse una gestione del marmo opaca, e a danno degli interessi della comunità carrarese. Continueremo, pertanto, a lottare per ottenere la piena trasparenza. Non per “una sterile polemica demagogica”, ma per esigenza civica di chiarezza sull’utilizzo delle risorse della comunità. La trasparenza, infatti (temuta solo da chi ha qualcosa da nascondere), consente alla cittadinanza attiva di avanzare proposte migliorative, dalla parte dei cittadini, come abbiamo sempre fatto e continueremo a fare».