Riceviamo e pubblichiamo

Cave, una variante su misura per Cave di Campiglia e la Sales

[8 novembre 2017]

La Variante adottata, e ora da approvare, nasce dal “Tavolo di crisi delle Cave di Campiglia” messo in atto per cercare di evitare il licenziamento di 10 operai da parte della società Cave di Campiglia Spa, che lamenta una sua crisi aziendale, vuoi per la crisi dell’edilizia vuoi per il fermo delle acciaierie di Piombino che si rifornivano di calcare presso la cava di Monte Calvi.

Dopo l’incontro pubblico del 24 ottobre promosso dall’Amministrazione per illustrare la Variante al Piano strutturale e al Regolamento urbanistico, il cui scopo è fare in modo che a Monte Calvi e a Monte Valerio si continui a scavare oltre le scadenze fissate del 2018 e del 2020 fino a data imprecisata, il Comitato per Campiglia ha presentato le sue osservazioni.

Alla base di queste vi è il convincimento che questa variante sia illegittima.

Infatti secondo la Legge regionale il Comune può fare varianti al solo Regolamento urbanistico (scaduto nel 2016) in attesa di farne uno nuovo (al più tardi entro il 2019) e, secondo una delibera della Giunta, può fare modifiche al Piano strutturale d’area (quello più generale che vale per Piombino, Campiglia e Suvereto) solo su aspetti strettamente locali.

In base a questo criterio è stata, ad esempio, richiesta una variante al Piano strutturale per costruire un nuovo centro commerciale accanto al Conad di Venturina in area oggi inedificabile.

Questa volta si vuol fare passare per un problema strettamente locale una variante che riguarda tutto il settore delle cave di inerti. Già sarebbe difficile parlare di una cava che estrae 350.000/250.000 metri cubi all’anno e che ha ancora da estrarre 3.000.000 di metri cubi come di un fenomeno strettamente locale ma, visto che la variante riguarda anche la cava di Monte Valerio, non c’è dubbio che il Comune vuole approvare una Variante di Piano strutturale che riguarda un settore, quello delle cave di Campiglia, di interesse almeno regionale, come sottolinea la stessa Provincia.

Il Comitato per Campiglia nelle sue osservazioni sottolinea poi il fatto che dare alla Sales proprietaria della cava di Monte Valerio la possibilità di procrastinare la fine delle escavazioni è un atto neppure richiesto né giustificato.

Infatti non risulta che la Sales abbia mai chiesto nulla, né che sia mai stata presente al “Tavolo di crisi” e pur tuttavia verrà beneficiata anch’essa, permettendole di scavare quanto ancora estraibile oltre la data di scadenza del 2020 già prorogabile per legge al 2022, se non al 2024. Questo regalo ingiustificato e non richiesto rende ancora più chiara l’illegittimità di una variante al Piano strutturale che potrebbe essere fatta solo per risolvere problemi strettamente locali.

Se poi si vuole considerare solo di interesse locale il problema della cava di Monte Calvi, si sarebbe dovuta accettare una variante eccezionale e circoscritta alla sola cava di Monte Calvi, senza gli ampliamenti ammessi dalla Provincia, corredata da uno schema di nuova autorizzazione e uno schema di nuovo piano di coltivazione che garantisse formalmente (e non solo a chiacchiere) il mantenimento dei posti di lavoro, che riducesse al minimo i tempi di scadenza del piano, che verificasse cosa deve essere scavato da un punto di vista della domanda di settore (microcristallino?) senza necessariamente scavare o portare via tutto quello che non è attualmente commercializzabile, che riducesse o mitigasse tutti gli effetti negativi messi in luce dal Piano provinciale, dalla Relazione ambientale, dall’Arpat, da Piano del paesaggio, ecc.

Certo è che questa Variante dimostra ancora una volta, se mai ce ne fosse stato bisogno, il ben noto costume dell’Amministrazione di non sapere (o non volere) affrontare in maniera organica il problema del futuro del territorio, limitandosi a fare varianti parziali per accontentare qualcuno senza tenere conto del rischio di ricadute negative su un futuro che riguarda tutti.

Purtroppo già da quello che è stato detto dal sindaco, assessori e tecnici comunali nell’incontro del 24 ottobre, emerge che quella della tutela del paesaggio e di altre attività economiche che su questo si basano, sarà probabilmente una battaglia persa.

E ancora sarà dimostrato che la pigrizia e l’insipienza dell’Amministrazione di Campiglia, insieme al collaudato ricatto occupazionale, serviranno in realtà a tutelare una rendita di posizione di svariate decine di milioni di euro che Cave di Campiglia SpA e Sales SpA perderebbero se si facessero rispettare gli atti approvati e vigenti.

di Alberto Primi, Comitato per Campiglia