Cipra: nelle Alpi lo spazio è finito. Le esigenze della società modellano il paesaggio

Superata l’immagine dell’essere umano quale dominatore che si erge al di sopra della natura

[4 ottobre 2017]

Dal convegno annuale Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi (Cipra) “Territori alpini: limiti naturali, possibilità infinite”, che si è tenuto a Innsbruck, in Austria, è emerso che «Esigenze contrastanti e aspettative eccessive si scontrano nella pianificazione territoriale, alla quale occorre attribuire un nuovo ruolo».

Il convegno prendeva spunto da un convinzione e da diverse domande: «Lo spazio è finito – in particolare nelle Alpi. Pertanto è necessario un approccio cauto e attento nei confronti di questa preziosa risorsa. Aree ben sviluppate caratterizzate da una forte pressione di utilizzo si affiancano a regioni interessate da una marcata emigrazione. Questi fenomeni si rispecchiano nel paesaggio e nella politica: qui emerge l’esigenza di densificazione, là di contrazione. Le fila dovrebbero ricomporsi nella pianificazione territoriale. È ancora così, oppure le pretese sono eccessive, considerando gli stili di vita, le attività economiche e le scarse risorse disponibili? Come prepararsi e come reagire al cambiamento demografico e alle crescenti aspettative di mobilità, consumo, energia e attività ricreative? Come salvaguardare gli spazi aperti da questa pressione sfrenata?»

Secondo il pianificatore austriaco Friedrich Schindegger, «La pianificazione territoriale deve abbandonare la pretesa di una pianificazione globale ottimale. La pianificazione non è assolutamente in grado di soddisfare tale requisito: oggi sono piuttosto i singoli interessi di agricoltura, imprese, investitori ed enti politici a svolgere un ruolo determinante». Schindegger è convinto che «il paesaggio è l’impronta risultante dai valori e dalla distribuzione del potere delle società che in esso vivono. La pianificazione territoriale deve quindi riorientarsi assumendosi la responsabilità del bene comune e trasmettendo principi generali e condivisibili».

Gianluca Cepollaro, direttore della Scuola per il governo del territorio e del paesaggio (step) di Trento, ha messo in discussione la concezione dominante di pianificazione territoriale: «E’ ormai superata l’immagine dell’essere umano quale dominatore che si erge al di sopra della natura. Oggi l’uomo viene concepito come parte integrante della natura e nello spazio alpino cresce la consapevolezza per gli spazi vitali, in particolare tra le giovani generazioni. Tale concezione deve confluire anche nella pianificazione territoriale»,

Intervenendo ll tvol rotond “Condizione“ della politica di pianificazione territoriale nello spazio alpino – tutto bene?”, Markus Reiterer, segretario generale della Convenzione delle Alpi, ha criticato la frammentazione delle discipline: «Anche la politica del turismo o dei trasporti è in qualche modo pianificazione territoriale». Mentre Gerlind Weber, dell‘università di ingegneria agraria Boku di Vienna, ha chiesto alla pianificazione territoriale di «partecipare di più a discussioni pubbliche, anziché chiudersi in una compiaciuta autoreferenzialità». Janez Fajfa, sindaco di Bled/SI, ha illustrato chiaramente le disfunzioni di una pianificazione mal indirizzata.

I seminari “Pianificazione territoriale – Do it yourself “, “Collegamento in rete degli habitat nel Pinzgau”, “Cultura come strumento della pianificazione territoriale. Tesi ed esempi” e “L‘iniziative Albergo Diffuso”, sono stati occasione di scambio sui temi della densificazione nelle valli, delle località turistiche alpine o delle aree rurali strette nella morsa tra spopolamento e pressione di utilizzo. Peter Haβlacher, presidente di Cipra Austria ha sottolineato come «l’assetto territoriale alpino è messo sotto pressione dalla crescita incontrollata di alcune stazioni turistiche».

Katharina Conradin, presidente di Cipra International, ha concluso: «In realtà noi disponiamo già di tutta una serie di strumenti da impiegare nella pianificazione territoriale. Spesso però questi vengono invalidati da interventi ad hoc da parte di singoli interessi forti. Dobbiamo riappropriarci del territorio!».

Già nel 2016, con una lettera aperta ai ministri per la pianificazione territoriale degli Stati alpini, Cipra CIPRA aveva chiesto «nuovi approcci a garanzia dei servizi ecosistemici», ora evidenzia che «Le ultime conoscenze provenienti da altre discipline quali la psicologia, la sociologia o le scienze culturali possono contribuire a garantire comprensione e accettazione nei confronti di misure di pianificazione territoriale che sono state ritenute opportune. Affinché non siano soltanto gli esperti ad avere voce in capitolo, è necessario il coinvolgimento, l’acquisizione di competenze e la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti. I decisori politici, in dialogo con le cittadine e i cittadini, rappresentanti di interesse e tecnici, devono sviluppare nuove competenze, come la moderazione o la mediazione».