Città metropolitane, quali prospettive? Ecco cosa ne pensano gli urbanisti

[18 giugno 2014]

“Città metropolitane: per un nuovo governo del territorio”, è il titolo del seminario a cui ha partecipato la presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, Silvia Viviani. All’incontro, organizzato dal Ministero per gli Affari Regionali hanno preso il ministro Maria Carmela Lanzetta, il presidente dell’Anci Piero Fassino, il presidente dell’Upi Antonio Saitta e il presidente della Conferenza della Regioni Vasco Errani, oltre a docenti e professori universitari e a sindaci di importanti città italiane come Giuliano Pisapia (Milano), Luigi de Magistris (Napoli) e Ignazio Marino (Roma).

Tema dell’incontro le prospettive e l’assetto delle Città Metropolitane italiane, un nuovo livello di governo istituzionale appena istituito nel nostro ordinamento e che si appresta a entrare a regime nel giro di pochi mesi. La presidente dell’Inu ha sottolineato nel corso del suo intervento che è «nel livello strategico che è posta la funzione primaria della Città Metropolitana, essa è definita ente territoriale di area vasta. Le spettano compiti di indirizzo affidati al piano strategico triennale,  la pianificazione territoriale  generale,  la strutturazione di sistemi coordinati  di  gestione  dei   servizi pubblici, la mobilità e la viabilità, la promozione e il coordinamento dello sviluppo economico, la promozione e il coordinamento dei sistemi di informatizzazione. In altre parole, è un livello di governo che può corrispondere a un ambito ottimale per produrre politiche pubbliche, organizzare relazioni tra attori, rendere coerenti le azioni».

Viviani, rimarcando quindi la centralità strategica del nuovo ente, ha posto come prioritaria la necessità che gli strumenti che avrà a disposizione siano innovativi: «Il piano della Città Metropolitana deve distinguersi dalla tipologia fin qui adottata per l’area vasta.  Non è possibile suggerire per la Città Metropolitana un mero trascinamento, pur aggiornato, della pianificazione provinciale fin qui praticata, né una semplice riorganizzazione della pianificazione strutturale comunale, prodotta troppo spesso senza attenzione per ciò che restava fuori dai confini amministrativi».

Per la presidente dell’Inu «il piano della Città Metropolitana, territoriale e strategico, può superare le criticità che hanno reso inefficace la pianificazione provinciale, se sarà riconoscibile il soggetto politico che vi esprime le proprie scelte di governo, se potrà rivolgersi a una propria cittadinanza, se si abbandonerà un ruolo di mera mediazione e di controllo fra livelli, assumendo invece una connotazione efficace in termini di azioni e politiche non separate, monitorabili e adeguate alle differenze di contesto: interventi per il riequilibrio insediativo e la modernizzazione infrastrutturale e di rete, materiale e immateriale, politiche abitative, per l’impresa e i servizi, azioni di difesa dei suoli e di protezione del paesaggio e dei beni culturali, creazione di nuovi paesaggi per il domani».

di Istituto nazionale d’urbanistica