Città sostenibili, mobilità umana e migrazioni internazionali

Non possiamo parlare di migrazione e urbanizzazione senza parlare di sviluppo sostenibile

[12 aprile 2018]

Aprendo la 51esima sessione della Commission on Population and Development in corso a New York , la vice-segretaria generale dell’Onu Amina J. Mohammed ha insistito sulla necessità di disporre di dati migliori per comprendere le migrazioni e la loro evoluzione.  La Mohammed ha ricordato che «Viviamo in un mondo demograficamente dinamico e diverso nel quale le popolazioni sono più che mai legate attraverso l’informazione, la comunicazione, il commercio e la mobilità»,

La vicesegretaria generale dell’Onu  ha fatto notare che «I Paesi hanno delle strutture demografiche sempre più differenziate. In Europa e in America ci sono livelli elevati di urbanizzazione e una crescita  urbana rapida in Asia e in Africa. Le persone circolano a un ritmo più rapido all’interno delle frontiere nazionali e le migrazioni internazionali diventano sempre più complesse, diversi Paesi sono sia Paesi di origine, di transito e di destinazione».

Secondo la Mohammed, la sfida per sessione in corso della Commission on Population and Development dell’Onu è quella di esaminare il tema di quest’anno, “Sustainable cities, human mobility and international migration” in  tutta la sua complessità: «Per esempio, la partenza dei giovani può significare una perdita per i loro Paesi di origine. Non possiamo quindi parlare di migrazione e urbanizzazione senza parlare di sviluppo sostenibile e della necessità per i governi e le comunità di investire nelle persone e di costruire delle città inclusive e sostenibili. Per andare avanti, dobbiamo comprendere la situazione di in cambiamento nella quale operiamo, E’ essenziale produrre e utilizzare dei dati che permettano una migliore integrazione dei cambiamenti demografici nella pianificazione delle politiche e degli interventi».

La Mohammed ha fatto l’esempio dello Zambia che,  con l’aiuto dell’United Nations fund for population (Unfpa), ha prodotto degli indicatori di sviluppo a livello di distretto che hanno arricchito il settimo Piano nazionale di sviluppo e permesso di mobilitare investimenti per salute ed educazione a vantaggio dei bambini e dei giovani.

Un altro buono esempio è lo studio della Repubblica dominicana che ha dimostrato il contributo degli immigrati haitiani al Pil, ma anche il loro mancato accesso ai servizi e le discriminazioni che subiscono.

Nel 2013, a São Paulo, in Brasile,  ha avuto successo una campagna di sensibilizzazione per  porre fine alla xenofobia e migliorare il coordinamento delle politiche. Misure hanno aiutato la metropoli  brasiliana ad accogliere meglio i migranti e le loro famiglie e a fornire loro assistenza.

A Londra, l’Home Secretary e l’Arcivescovo di Canterbury hanno lanciato una nuova iniziativa per incoraggiare i gruppi della comunità a diventare sponsor di una famiglia di rifugiati. Ora, nel Regno Unito un servizio online per i rifugiati rende più facile per qualsiasi persona sostenere i rifugiati, consentendo alle autorità locali di concentrarsi sulla fornitura di beni e servizi pubblici.

La Mohammed ha concluso: «La riforma del sistema di sviluppo dell’Onu permetterà di aiutare meglio i governi, I coordinatori residenti potranno così mettere i migliori talenti dell’Onu al servizio dei governi e migliorare le capacità dei team dell’Onu di sostenere la pianificazione e la programmazione, basandosi su dei cambiamenti demografici complessi e in costante mutazione, compreso il lavoro con i governi per migliorare la raccolta, l’analisi e l’utilizzo dei dati. Le riforme aiuteranno così l’Onu ad aiutare più efficacemente i governi a migliorare la loro pianificazione e la loro governance delle città e a farne dei centri della diversità, dell’integrazione e della tolleranza. Poiché le lacune nella comprensione sono facilmente colmate da miti e percezioni errate, dati migliori possono informare utilmente le discussioni globali sulla migrazione e sulle questioni correlate. E’ per questo motivo che la Commission on Population and Development, con il suo focus sui dati sulla popolazione e l’enfasi posta su un processo politico-decisionale basato sull’evidenza, svolge un ruolo così vitale».