Il consumo di suolo impoverisce l’Italia per 820 milioni di euro all’anno, ma non lo sappiamo

«Milioni di euro che andranno a gravare indirettamente sui costi annuali della collettività per supplire le funzioni» dei servizi ecosistemici. Costi occulti, ma che pesano sulle tasche di tutti

[28 giugno 2017]

Quella contro il consumo di suolo sfrenato e sregolato è una delle battaglie ingiustamente bollate come “ambientaliste”, spesso solo per derubricarle a casi di minor rilievo. No che non lo siano, ambientaliste, ma incrociano in modo fondamentale anche la sostenibilità economica e sociale della nostra realtà; purtroppo, ad accorgersene pienamente in genere sono soltanto gli ambientalisti.

Ne è un buon esempio l’analisi prodotta per da tre ricercatori Ispra (Michele Munafò, Mariangela Soraci e Andrea Strollo) per l’ultimo report pubblicato dal Wwf Italia, Caring for our soil – Avere cura della natura dei territori. Sinteticamente e con chiarezza, i tre ricercatori mostrano le conseguenze economiche dirette di quel consumo di suolo che solo negli ultimi anni ha circa 35 ettari di suolo naturale o seminaturale in meno ogni giorno.

L’uso e la copertura del suolo sono «strettamente legati a molti benefici per l’uomo offerti gratuitamente dagli ecosistemi, ovvero i cosiddetti servizi ecosistemici», tra i quali l’Ispra ne mette in evidenza 10: Stoccaggio e sequestro di carbonio; Qualità degli habitat; Produzione agricola, Produzione legnosa; Purificazione dell’acqua; Controllo e mitigazione della perdita di suolo per erosione; Impollinazione; Regolazione del microclima; Infiltrazione dell’acqua; Rimozione di particolato e ozono.

Tutti vantaggi essenziali alla vita, anche la nostra, ed elargiti (gratis) da un suolo di buona qualità, che offre «vantaggi in termini economici, sociali e di benessere fisico oltre che psicologico». Anche edifici e infrastrutture umane portano i loro vantaggi alla nostra vita, s’intende, ma se i loro servigi vengono ben ricompresi nel Pil e dunque incoraggiati, quelli messi a rischio – i servizi ecosistemici – rimangono in genere come trasparenti all’analisi economica e politica. Col rischio di perderci qualcosa. Quanto?

Come osservano i ricercatori, la «valutazione dei servizi ecosistemici può avvenire sia in termini economici, sia sugli aspetti non valutabili con valore monetario, sia limitandosi all’uso di indicatori aggregati o alla quantificazione di tipo termodinamico e biofisico», ed anche per questo nell’analisi seguente «non vengono riportati dei valori in termini assoluti, bensì vengono espressi, quando possibile, attraverso range parametrici che vanno da un minimo a un massimo». In ogni caso si tratta di numeri assai pesanti.

La stima dei costi annuali aggiuntivi che si dovranno affrontare a livello nazionale dal 2016 in poi, dovuti al consumo di suolo avvenuto (solo) tra il 2012 e il 2015, sono drammatici: «Sono stati irrimediabilmente persi servizi ecosistemici precedentemente in grado di assicurare tra i 540 e gli 820 milioni di euro all’anno. Milioni di euro che probabilmente, dal 2016 in poi, andranno a gravare indirettamente sui costi annuali della collettività per supplire le funzioni che questi ecosistemi offrivano in modo del tutto gratuito. Si tratta di costi occulti, cioè non sempre immediatamente percepiti». Eppure pesano sui portafogli di tutti e talvolta sulle vite di alcuni, come mostra ad esempio la crescita del consumo di suolo nelle aree ad alto rischio sismico.