Pubblichiamo questo commento apparso oggi su Eddyburg

Consumo suolo, ancora su Settis, Realacci e Inu

[5 giugno 2013]

Non stupisce affatto l’adesione entusiasta del presidente dell’INU al disegno di legge Realacci.  Basta riandare alla storia dell’approvazione da parte della Camera dei deputati della Legge Lupi nel 2006 (poi fu fortunatamente stoppata al Senato). E basta ricordare le orgogliose dichiarazioni di Maurizio Lupi, quando, dal sito di Forzaitalia,  informò gli ignari del «clima di collaborazione con l’opposizione» grazie al quale  in cui il testo era nato.
Non aveva bisogno, del resto,  di questa informazione chi aveva seguito da vicino la vicenda e aveva potuto verificare giorno per giorno la funzione di cerniera (il mestiere di facilitatori) che i più o esponenti dell’INU e di Legambiente hanno svolto tra la destra e la sinistra. Nè chi aveva letto gli articoli scritti da Giuseppe Campos Venuti, Carlo Barbieri e Federico Oliva sul n. 203/2005 di Urbanistica Informazioni. per quanto riguarda l’intesa dell’on. Realacci all’approvazione della legge Lupi ricordo che la segnalammo già quando, in un eddytoriale,  definimmo la stesura “emendata”della legge come  Lupo iveste d’agnello.
Del resto, come dimenticare che i più perversi strumenti della deregulation e della liquidazione del piano “autoritativo”, cioè pubblico, a favore del piano “concertato”, cioè gestito dagli immobiliaristi, sono nati proprio dall’INU. Perequazioni, compensazioni, trasferimenti di cubatura sono strumenti lanciati dall’Inu, l’antico Istituto di alta cultura eretto in ente morale, dopo aver perso ormai ogni capacità critica sulla crescita indefinita della “città della rendita”. Perfino i “diritti edificatori” sconosciuti dal diritto italiano, sono stati inventati dai massimi dirigenti dell’INU, in occasione della formazione del PRG di Roma del 2006; l’invenzione lessicale  è stata prodotta per fornire un alibi alla non cancellazione di  15mila ettari  di Agro romano impegnati dalle previsioni di un piano ipertrofico (risalente al 1962). Essa ha avuto facile espansione grazie alla generale voglia di edificazione che ha permeato i poteri forti e l’ideologia dominante in Italia, e distrutto il Belpaese, E’ stata infilata nel codice civile (articolo 2643 e non 2642, come cita il ddl Realacci). solo nel 2011, in forma del tutto generica, tra le fitte maglie della conversione in legge del decreto “disposizioni urgenti per l’economia” (legge 106/2011).
Riverniciare  la ripresa del cammino dell’urbanistica privatizzata di Maurizio Lupi con l’alibi della lotta al consumo di suolo è la testimonianza del livello culturale e morale cui si è giunti. Ma la storia non è finita, come ormai si è compreso.