Costa toscana: un piano strategico 2.0

Un approccio molto diverso rispetto al Piano della Metrocittà fiorentina, con l'obiettivo di recuperare 18mila posti di lavoro

[9 marzo 2017]

Sarà l’incertezza che sollecita i piani strategici ma, quasi come gemelli, la Toscana ne sta per partorire due: quello fiorentino e quello per lo sviluppo della costa. E stanno per finire sotto lo stesso grande ombrello del Prs, il Programma regionale di sviluppo 2016-2020 in fase di approvazione, che ieri ha avuto il via libera dalla commissione Affari istituzionali del Consiglio regionale.

Ambedue sono in redazione da circa un anno, ma con traiettorie politico-amministrative molto diverse. Quello fiorentino è previsto dalla legge che istituisce le città metropolitane. Quello della costa è una iniziativa della Regione Toscana, che a settembre 2015 ha istituito un’apposita commissione per la ripresa economico-sociale della Toscana costiera sotto la presidenza del consigliere regionale Antonio Mazzeo (Pd).

Tale piano comprende le 5 province costiere: Massa-Carrara, Lucca, Pisa, Livorno, Grosseto. Nasce con l’intento di riequilibrare il divario tra costa e interno, la Toscana “a due velocità”, dovuto alla crisi che ha colpito la grande industria di Piombino, il porto di Livorno e la zona di Massa-Carrara, le tre aree di crisi complessa.

Questo divario ha preoccupato il presidente della Regione Enrico Rossi sin dal suo insediamento. Dalla costa Rossi ha avuto i maggiori dispiaceri in occasione della sua rielezione a presidente e qui, con l’eccezione di Piombino, il no al referendum costituzionale promosso dal governo nazionale ha trionfato. Sulla costa spirano venti di ribellione, e ne sono testimonianza i sindaci di Livorno e Grosseto.

Ma non solo di divario economico si tratta. Subito dopo la riforma delle province e l’istituzione della Città metropolitana di Firenze, nacquero i timori di uno sviluppo fiorentino-centrico, cioè che l’area centrale potesse essere l’unico attrattore dei finanziamenti pubblici, specie con il fiorentino Renzi a capo del Governo. Si parlò della grande Pisa, un comune da 200mila abitanti includente i comuni confinanti, e di un piano strategico.

Divario, ribellione e timori dell’egemonia fiorentina. Questi i fattori politici che sembrano motivare il piano strategico della costa, che fa proprio il metodo concertativo tipico della Regione Toscana invece di quello partecipativo del Piano strategico fiorentino: audizioni dei rappresentanti delle associazioni e categorie e visite nelle diverse aree della costa.

L’Irpet, l’Istituto di ricerca regionale ha contribuito con uno studio su “Gli interventi per il rilancio della costa toscana” nel quale si quantifica il divario in un minimo di 18mila posti di lavoro necessari per riportare l’economia costiera al livello della media toscana.

Le idee innovative del Piano costiero provengono in larga parte dalla Scuola superiore S.Anna di Pisa, in particolare da Paolo Dario, direttore dell’Istituto di BioRobotica della Scuola. È la proposta del “New Deal 2.0”, una riedizione della politica keynesiana di domanda pubblica di beni e servizi fortemente innovativi, grazie alle tecnologie digitali e robotiche acquistati dalla “Regione imprenditrice” attraverso lo strumento dell’appalto pre-commerciale.

Non tutte queste idee vengono accolte all’interno del documento, ma l’enfasi del Piano strategico sulla tecnologia permette di mantenere una sorta di preminenza di Pisa, motore di tutta l’economia della costa come dichiarava Mazzeo nel 2015 durante la campagna elettorale. Disegno ambizioso che si discosta però dal progetto di “Rilancio della competitività costa” contenuto nel Prs proposto dalla Giunta. Qui si parla di investimenti in infrastrutture: porto di Livorno, Tirrenica,  riqualificazione ambientale e messa in sicurezza delle aree produttive esistenti, sostegno all’occupazione con  ammortizzatori sociali e di formazione e riconversione professionale.

Quella dell’innovazione è strada giusta ma lunga, mentre gli interventi che la situazione chiede sono immediati come il voto di protesta in occasione del referendum ha messo in evidenza, spingendo la Commissione verso un’accelerazione dei lavori. Cosicché a metà dicembre sono stati annunciati gli interventi prioritari del Piano strategico per il 2017 con un auspicato finanziamento da 5 milioni di euro. Molto poco ma pur sempre qualcosa per progetti pilota sull’economia circolare, l’incentivazione, nell’ambito del Piano Industria 4.0, per la costituzione di un Polo unico della costa per il trasferimento tecnologico, le bonifiche dei Sin, i siti inquinati di interesse nazionale e la creazione del brand “Costa di Toscana”.

All’inizio di febbraio il Piano è stato approvato dalla Commissione. Per ora, non pubblico, viene presentato in una visione sintetica. È organizzato in tre settori: infrastrutture, sviluppo economico e turismo, e ambiente e territorio.

A breve dovrà essere approvato definitivamente e si troverà nel Prs insieme il Piano strategico fiorentino che potrebbe essere suo concorrente nei finanziamenti regionali. Ci si attende dalla Regione un’opera di coordinamento dei due piani. L’area fiorentina vede la presenza della General Electric, la multinazionale che si fa promotrice dell’innovazione tecnologica. Due approcci molti diversi da far dialogare. Senza perdere di vista l’obiettivo principale, e cioè i 18mila posti di lavoro da recuperare sulla costa.

di Ferdinando Semboloni per greenreport.it