Il viadotto in Sicilia è crollato per la mancata messa in sicurezza di una frana?

[5 gennaio 2015]

In pochi giorni il viadotto Scorciavacche sulla statale 121 Palermo-Agrigento (vicino al comune di Mezzojuso) è diventato uno dei più famosi del mondo. Non per l’ardita costruzione che l’ha reso possibile, ma per il tragicomico crollo che l’ha innalzato agli onori della cronaca a partire dal 30 dicembre – quando il tratto di strada è stato chiuso dall’Anas -, ovvero appena una settimana prima dalla sua inaugurazione (avvenuta appunto il 27 dicembre).

In contemporanea la stessa Anas ha aperto «un’inchiesta per accertare le eventuali responsabilità della Ditta costruttrice e del Direttore dei Lavori, che aveva autorizzato l’agibilità provvisoria, riservandosi di avviare nei loro confronti un’azione legale», precisando che in ogni caso «tutti gli interventi di ripristino sono a carico della ditta costruttrice, senza alcun onere per l’Anas», il cui socio unico è il ministero dell’Economia, e dunque lo Stato (e dunque noi).

Il crollo del viadotto è uno di quegli eventi che contribuiscono a diffondere nel resto del mondo un’immagine dell’Italia ridotta a macchietta, e per questo ha giustamente sollevato un gran polverone. «Ho chiesto a Anas nome responsabile. Pagherà tutto #finitalafesta», ha twittato in estemporanea un Matteo Renzi particolarmente tranchant, e a seguire è arrivata oggi la notizia del sequestro, da parte della Procura di Termini Imerese della documentazione inerente l’appalto del viadotto in possesso dell’Anas.

Nelle stesse ore anche Erasmo D’Angelis, capo della Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico inaugurata da Palazzo Chigi, ha espresso sul social network il suo sdegno – fornendo anche qualche elemento in più: «E alla fine scopriremo che il “cedimento anomalo” del viadotto #Palermo #Agrigento è l’ennesima mancata messa in sicurezza di una #frana».

La magistratura dovrà concludere accuratamente le sue indagini, ma se l’intuizione di D’Angelis venisse confermata sarebbe una beffa nella beffa. E la conferma che la più grande e disattesa “opera” di cui ha bisogno l’Italia è sempre lì: la lotta contro il dissesto idrogeologico.

L. A.