Decreto sulla Valutazione di impatto ambientale, cosa ne pensano le Regioni

Spano: «Pericolo di una centralizzazione delle competenze che non tenga neanche conto del diritto Ue»

[10 maggio 2017]

Si è tenuta alla la Commissione territorio e ambiente del Senato l’audizione della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome sull’esame dello schema di decreto legislativo concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, cioè il decreto sulla Valutazione di impatto ambientale (VIA), fortemente criticato dalle associazioni ambientaliste che ne hanno chiesto il ritiro.

A guidare la delegazione della Conferenza delle Regioni è stata Donatella Spano, assessore alla difesa dell’ambiente della Regione Sardegna e coordinatrice della commissione ambiente ed energia della Conferenza delle Regioni che ha consegnato alla Commissione del Senato rileva Spano, che ha lasciato agli atti un documento  approvato dalla Conferenza delle Regioni.

Secondo la Spano, «Il provvedimento intende rafforzare le procedure di verifica dell’impatto ambientale. –– attraverso una maggiore responsabilizzazione di tutto il sistema. In tal senso abbiamo fornito il nostro contributo al provvedimento evidenziando degli emendamenti che riteniamo indispensabili. L’accoglimento di questi emendamenti serve per far sì che alcune parti dell’articolato non siano lesive delle prerogative regionali e permettano un’efficace valutazione del territorio sull’impatto ambientale. Abbiamo sottolineato, infatti, che per eccesso di delega sono presenti problemi sia sul piano delle competenze funzionali che di riflesso nei procedimenti amministrativi, inficiando così la stessa organizzazione amministrativa della Dia».
ma la Spano spiega che «Lo schema di decreto non risulta ancora pienamente rispondente ai principi della delega, basati sulla semplificazione e la razionalizzazione delle procedure. In particolare non è ancora valorizzato in modo efficace il parere delle Regioni. Ad esempio è indispensabile che sia garantita alle stesse Regioni la partecipazione alla Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale e al Comitato tecnico istruttorio con un proprio rappresentante. Va attribuito un maggior peso del parere regionale, al fine di ben rappresentare le caratteristiche del territorio in cui l’opera è da realizzare, naturalmente anche per migliorare gli standard qualitativi del provvedimento finale di competenza statale».

La coordinatrice della commissione ambiente ed energia della Conferenza delle Regioni sottolinea che «C’è il pericolo di una centralizzazione delle competenze che non tenga neanche conto del diritto europeo, quindi del rispetto dei principi di sussidiarietà e di leale collaborazione delle Regioni, ampliando in modo immotivato il numero dei progetti di competenza statale. Ad esempio qualora vi sia un impatto interregionale, la competenza non si doveva spostare automaticamente allo Stato, ma era da individuare un procedimento tra le Regioni interessate. E’ da valorizzare e non disperdere l’esperienza delle Regioni in materia di semplificazione dei procedimenti e di coordinamento delle autorizzazioni e delle “buone prassi”, rispettando due decenni di applicazione di leggi regionali e provinciali».

Le Regioni e le Province Autonome dicono che «In particolare è da prevedere un regime transitorio finalizzato a consentire il differimento nel tempo dell’attuazione da parte delle regioni e province autonome, che ancora non hanno provveduto, della previsione inerente il coordinamento dei procedimenti autorizzativi nell’ambito del procedimento di VIA. Vanno individuati nel dettaglio il corretto riparto delle competenze e il reinserimento della partecipazione non contemplata nello schema di decreto per il procedimento di verifica di assoggettabilità (screening). Vanno mantenute le specificità e gli attuali termini per l’espressione del parere regionale in sede di VIA statale e l’eliminazione VIA postuma. Così come deve rimanere un livello progettuale definitivo per le procedure di VIA regionali. È da eliminare la perentorietà dei termini procedimentali e sono anche da mantenere i termini e le modalità per la presentazione delle integrazioni nei procedimenti di VIA».

La spano conclude: «Infine abbiamo ribadito che nel rispetto del principio di leale collaborazione e con lo scopo di rendere possibile la tempestiva attuazione del diritto comunitario, abbiamo sottolineato come siano da accogliere gli emendamenti migliorativi presentati».