Dossier suolo minacciato di Legambiente: «Un nuovo mega aeroporto nella Piana. Anche No!»

I 7 profili di grave criticità territoriale secondo il Cigno Verde

[20 aprile 2017]

Nel dossier “Suolo minacciato, ancora cemento oltre la crisi”, presentato da Legambiente  per raccontare l’entità del consumo di suolo in Italia, c’è anche un esempio toscano, quello del nuovo aeroporto della Piana, con un capitolo intitolato “Un nuovo mega aeroporto nella Piana. Anche No!

Ecco cosa si legge nel dossier d sul consumo di suolo di Legambiente:

Il territorio della Piana ha una storia antica; in epoca etrusca faceva capo alla città‐stato di Fiesole, fautrice della sua bonifica, con un sistema di drenaggio mantenuto anche dalla centuriazione di epoca romana. Pur con grandi trasformazioni, fino alla metà del secolo scorso il confine tra città e campagna è rimasto nettamente distinto. Con il boom edilizio degli anni ’60 gli spazi urbani si sono progressivamente dilatati facendo diventare la campagna un grande spazio periurbano. La Piana tra Firenze e Prato è oggi un ampio territorio in cui la dispersione insediativa si sovrappone ad “elementi strutturali” ancora in parte leggibili come: – il reticolo idrografico formato, dal lato pratese, dai fiumi Ombrone e Bisenzio e verso Sesto Fiorentino e Firenze dal Fosso Reale e Fosso Macinante. – il tessuto agricolo, ricco di testimonianze della cultura mezzadrile, nel quale si inserisce la Villa medicea di Poggio a Caiano e l’annessa tenuta (Cascine di Tavola – oggi sito Anpil); – le zone umide, diffuse a macchia di leopardo e sottoposte a tutela, alcune di origine naturale, altre derivanti dall’attività di escavazione o da opere di compensazione idraulica e ambientale (è il caso, fra gli altri, dello stagno di Focognano, a ovest dell’Osmannoro, che ospita un’oasi faunistica WWF, e dell’Anpil della Querciola gestita da Legambiente).

La Piana è un territorio fra i più densamente popolati della Toscana: vi vivono circa 800.000 abitanti, cui si aggiungono coloro che nella Piana lavorano e sviluppano attività produttive. La Piana è il quinto polo industriale italiano e produce circa 1/3 della ricchezza toscana.

Nel 1990, dopo una lunga fase di coordinamento regionale degli interventi di pianificazione per il sistema territoriale Firenze-Prato-Pistoia, la Regione tentò di costruire un quadro di coerenza allo sviluppo di tutta l’area mediante l’elaborazione di uno Schema strutturale, ma le profonde trasformazioni seguenti non sono comunque riuscite a generare quell’identità metropolitana che si desiderava raggiungere. Molti “vuoti” si sono via via riempiti, riducendo il sistema di spazi aperti. A crescere, in particolare, sono state le superfici occupate da attività produttive, terziarie e commerciali: il distretto dell’Osmannoro a cavallo dei comuni di Firenze, Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio; i “macrolotti” I e Il di Prato; le aree industriali a nord di Campi e a sud di Calenzano. Si sono anche realizzate grandi infrastrutture che costituiscono grandi enclave impenetrabili: l’ampliamento dell’aeroporto di Peretola; l’interporto di Gonfienti; gli impianti di smaltimento dei rifiuti di Case Passerini; il “polo tecnologico” delle Ferrovie all’Osmannoro. Altri capisaldi del sistema insediativo che erano previsti sono invece stati parzialmente realizzati: il polo direzionale di Castello, di cui è in realizzazione solo lo stralcio relativo alla Scuola sottufficiali e alle residenze per l’Arma dei Carabinieri; il Polo scientifico dell’Università a Sesto Fiorentino. Le infrastrutture di mobilità locale – soprattutto quelle destinate al trasporto pubblico – sono rimaste arretrate rispetto al processo di urbanizzazione che avrebbero dovuto supportare.

L’idea del parco come elemento ordinatore del territorio è stata assunta sia con l’ipotesi di Parco della Piana sostenuta dall’Amministrazione regionale Martini, sia con la sua implementazione in chiave di Parco agricolo dall’Amministrazione Rossi (assessore Anna Marson). Il processo di formazione del progetto di Parco agricolo della piana è iniziato nel 2005, coinvolgendo diversi enti e attivando un percorso di ascolto e coinvolgimento dei cittadini e delle realtà associative.

In questo contesto, dinamico ma congestionato, si inserisce il nuovo progetto di grande scalo aeroportuale, che ha visto Legambiente presente e critica, evidenziandone i notevoli profili di grave criticità territoriale:

  1. Il progetto sottoposto a VIA è un Master Plan e non un progetto definitivo, come vuole la legge. Non è ancora chiaro se la Regione accetterà questo strappo alle regole o chiederà al Proponente (Toscana Aeroporti) di rispettare quanto prescrive il Codice dell’ambiente.
  2. Nel progetto, la pista del nuovo aeroporto sarà di 2.400 metri, e non di 2.000 metri come stabilito dalla Variante al Piano di Indirizzo territoriale approvata dal Consiglio Regionale.
  3. La Regione si è sempre impegnata ufficialmente a promuovere un Dibattito Pubblico sull’aeroporto, ma finora non ha rispettato il suo impegno. Né pare probabile che lo faccia.
  4. Secondo il parere degli uffici VIA regionali, il rifacimento e lo spostamento a ovest del Fosso Reale e dell’intero sistema della bonifica comporterà un rischio idraulico non calcolabile.
  5. Nonostante il Proponente abbia affermato che la nuova pista sarà esclusivamente monodirezionale verso ovest, nel Master Plan una percentuale di atterraggi e decolli (12% circa) è prevista in direzione di Firenze, il cui centro storico è patrimonio Unesco.
  6. Il Proponente dice che col nuovo scalo inquinamento atmosferico e acustico diminuiranno, ma ciò appare incongruente rispetto alla previsione d’incremento di voli e dimensioni degli aerei. Né la Regione né ARPAT hanno mai fatto definitiva chiarezza su questo punto.
  7. Il nuovo scalo interferirà sul reticolo idrografico discendente da Monte Morello, e sulla viabilità, interrompendo fondamentali collegamenti con i borghi storici di Peretola, Brozzi, Quaracchi.