Edilizia: dalla Regione proposte sostenibili per rilanciare il settore

[31 luglio 2013]

Durante la riunione del “tavolo per l’edilizia” l’assessore regionale Vittorio Bugli, ha illustrato le proposte per il rilancio del settore: un fondo di social housing per le famiglie che non possono permettersi affitti a prezzi di mercato né possono accedere alle case popolari; un’accelerazione per la riqualificazione energetica degli edifici pubblici; un fondo di garanzia, rivolto ai privati, per interventi di messa in sicurezza sismica e per il miglioramento dell’efficienza energetica; il finanziamento per la risistemazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica e interventi regionali pilota per la creazione di alloggi in bioarchitettura e bioedilizia da mettere temporaneamente a disposizione di famiglie in difficoltà.

«Per battere la crisi del settore edilizio occorre andare oltre la logica dell’emergenza, mettendo in campo nuove idee, progetti, adeguamenti legislativi e provando a rilanciare un comparto decisivo per l’economia della Toscana» ha dichiarato Bugli, che poi ha annunciato che dal 23 settembre in avanti, il tavolo si riunirà tutti i terzi lunedì del mese diventando uno strumento permanente per l’innovazione nel settore delle costruzioni, aperto ai contributi di tutte le associazioni di categoria.

Questa iniziativa, apprezzata dalle associazioni, si è resa necessaria a fronte della situazione che sta vivendo il settore.  A maggio l’Ance, l’associazione dei costruttori edili, ha registrato in Toscana ancora un -3% annuo tra le imprese attive (scese a 61.994) e un -8,3 tra i lavoratori (122.647). In contemporanea sono aumentate le ore di cassa integrazione (7,1 milioni, +10,4%), si sono contratti gli importi dei bandi di gara (-10,4%), le compravendite residenziali (-26,7%) e i prestiti bancari (-13,9%). La crisi del settore edile è la conseguenza della minore disponibilità economica delle famiglie, costrette a rinviare i progetti per il futuro, ma anche della stretta sul credito da parte delle banche e degli appalti pubblici che si sono ridotti, per via dei tagli e del patto di stabilità. A questi si aggiungono poi  i ritardi nei pagamenti.

Nel dettaglio delle proposte della Regione, la prima idea è quella della costruzione di un fondo immobiliare di social housing che veda pubblico e privati assieme (banche ed imprese, Cassa Depositi e Prestiti, Camere di commercio, fondazioni) e che dia una risposta a quelle famiglie che non hanno i requisiti per accedere ad un alloggio pubblico ma che sono in difficoltà ad andare sul mercato. Il fondo consentirebbe di valorizzare immobili ora sfitti e non utilizzati, offerti con affitti calmierati a poco più di 400 euro al mese ma anche con la possibilità di riscatto.

La seconda azione riguarda un’accelerazione per la trasformazione degli edifici pubblici in immobili a consumo energetico quasi zero. Il terzo punto riguarda le garanzie erogate da un fondo regionale per accedere ai prestiti per la messa in sicurezza degli edifici in zone sismiche e per il miglioramento dell’efficienza energetica rafforzando le detrazioni statali ora portate al 65% in 10 anni (si stima che mediamente ogni intervento possa aggirarsi tra 20 e 30 mila euro) e una task force di consulenti (attivata grazie al progetto Giovani Sì e che potrà lavorare con il supporto degli ordini professionali) in grado di permettere alle famiglie una valutazione puntuale dei vantaggi delle ristrutturazioni e degli interventi di riqualificazione.

La quarta misura messa in campo riguarda infine il finanziamento di interventi regionali pilota per la creazione di alloggi in bioarchitettura e bioedilizia da mettere temporaneamente a disposizione di famiglie in difficoltà. La giunta regionale ha già deciso un primo intervento da 13 milioni. L’obiettivo è anche quello di sbloccare in poche settimane i 1.700 alloggi “di risulta”, la cui ristrutturazione è ferma a causa di difficoltà legate al patto di stabilità.

Queste prime misure sembrano condivisibili dato che il rilancio dell’edilizia può avvenire solo attraverso la riqualificazione dell’esistente, con interventi per il miglioramento delle prestazioni ambientali degli immobili e per una loro maggiore sicurezza. Non sarebbe tollerabile una ripresa del settore a scapito di nuovo consumo di suolo.