Elbopoli: dopo le condanne l’Ecomostro di Procchio non deve essere ricostruito

[19 novembre 2013]

Si chiude definitivamente la lunghissima vicenda giudiziaria di Elbopoli che riguarda due speculazioni edilizie: l’Ecomostro di Procchio nel Comune di Marciana e Costa dei Barbari, una discoteca trasformata in mini-appartamenti a Cavo, nel Comune di Rio Marina. La sentenza della Corte di Cassazione, che ha rigettato i ricorsi degli imputati, ha confermato le pene inflitte dalla Corte d’appello di Genova il 23 febbraio scorso all’ex Prefetto di Livorno, Vincenzo Gallitto, condannato a 3 anni e 4 mesi, i 4 anni e 9 mesi all’ex capo dei Gip di Livorno Germano Lamberti, imputati per il reato di corruzione in atti giudiziari nell’ambito della vicenda per gli illeciti all’isola d’Elba, per gli scambi di favori a Cavo ed a Procchio. Ma se la condanna di ex prefetto ed ex Gip pesa come un macigno sulle istituzioni, dal punto di vista urbanistico/ambientale è ancora più significativa la conferma dei 3 anni e 6 mesi inflitta ai palazzinari pistoiesi  Franco Giusti e Fiorello Filippi che fino all’ultimo con sicumera hanno cercato di imporre le loro soluzione per l’abbattimento/ricostruzione dell’ecomostro di Procchio. Va anche detto che, se altri reati non fossero andati prescritti  e tre anni non fossero stati condonati, le pene sarebbero state molto più dure.

Si parla di reati gravissimi per persone imputate di corruzione, peculato e favoreggiamento nell’ambito di speculazioni edilizie e che qualche amministratore comunale aveva dato frettolosamente per definitivamente assolti. Si parla di una vicenda nata da un dossier di Legambiente sulla vendita del piccolo isolotto di Cerboli, nel Canale di Piombino, dove un vorticoso giro di società italiane ed offshore voleva costruire un porticciolo, una pista di atterraggio per elicotteri ed un resort di lusso con l’appoggio di Gallitto, con la scusa di costruirci una base per la Protezione Civile, il tutto alla fine faceva capo ai costruttori pistoiesi ed una serie di personaggi del sottobosco politico ed affaristico nazionale ed internazionale.

La Sentenza della Corte di Cassazione richiama il Comune di Marciana a rivedere insieme alla Regione Toscana l’intera operazione urbanistica dell’Ecomostro di Procchio, viziata fin dall’inizio da gravi problemi di autorizzazione e di conformità con gli strumenti urbanistici all’interno di un’area a gravissimo rischio idrogeologico, come dimostrano i due alluvioni del 2002 e del 2012 che hanno sommerso l’intera zona. La cosa davvero incredibile è che l’ecomostro venne autorizzato pochi giorni prima dell’alluvione del 2002, la costruzione iniziò appena si ritirarono le acque e che le fondamenta vennero praticamente subito allagate da un fosso che sfociava proprio lì, realizzando quello che gli elbani battezzarono “Lago Papera”.

Di fronte a tutto questo, la messa in sicurezza di Procchio realizzata con soldi pubblici non può e non deve essere l’occasione per consentire a due imprenditori pregiudicati di realizzare una speculazione edilizia di quel che loro ed i loro sodali hanno contribuito a rendere ancora più insicuro commettendo abusi e reati.

Ma anche la nuova amministrazione di Rio Marina, alla luce di questa sentenza e di queste condanne, farebbe bene a rivedere le politiche urbanistiche delle precedenti amministrazioni di centrodestra, invece di attuarle supinamente come sta succedendo al Cavo, visto che le operazioni di pura rendita tipo “Costa dei Barbari” non mancano nel territorio riese.

Alla luce di questa sentenza definitiva, Legambiente chiede al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, all’Assessore regionale all’urbanistica Anna Marson, al Sindaco di Marciana Anna Bulgaresi, di procedere ad una messa in sicurezza della piana di Procchio che ricostruisca l’originale reticolo idraulico dell’area dell’Ecomostro e del percorso dei 4 fossi che la intersecano per poi sfociare in mare a circa 100 metri ormai deviati, intombati e occlusi. Siamo convinti che basterebbe questa operazione di rinaturalizzazione e messa in sicurezza virtuosa ad impedire che gli imprenditori pregiudicati realizzino anche solo in parte quell’ecomostro che hanno tentato di costruire commettendo reati ed abusi.