Erosione costiera: «Drammatica la situazione del nord Adriatico»

In Italia 33 aree a rischio sommersione. Zone a rischio tsunami nel Nord Adriatico. Sicilia e Puglia

[2 ottobre 2017]

Giuseppe Mastronuzzi, geomorfologo dell’Università di Bari, coordinatore del Gruppo di ricerca sulla morfodinamica delle Coste istituito dall’Associazione italiana dei geomorfologi (Aigeo) Costa pugliese – marchigiana – laziale, ha presentato a Taranto, insieme al presidente nazionale Aigeo Gilberto Pambianchi lo studio inedito sulla fascia costiera italiana realizzato dai geomorfologi

Mastronuzzi ha sottolineato che «Tutte le spiagge sono in arretramento. Abbiamo analizzato ben 13 aree studio differenti, su tutto il territorio italiano, da Trieste, Genova, le Marche, la Puglia, Calabria, Sardegna, Campania Basilicata ed altre regioni ancora. Abbiamo constatato che tutte le spiagge sono in arretramento, molte non appaiono tali perché purtroppo sono state realizzate opere di difesa antropiche che stabilizzano quella determinata spiaggia ma a danno di quelle che sono immediatamente vicine. Abbiamo elaborato un’importante cartografia geomorfologica con simboli che sono stati riconosciuti dall’Ispra, in grado di indicare i rischi presenti lungo la costa. Per esempio avremo un simbolo che indicherà le spiagge in arretramento, quelle in erosione etc.. Consegniamo alle istituzioni uno strumento scientifico importante per la pianificazione del territorio. Ci sono aree costiere in cui non è assolutamente pensabile realizzare qualsiasi opera umana. Altro problema che abbiamo riscontrato è quello delle Falesie. Le Falesie sono coste rocciose subverticali tali perché il mare con i suoi movimenti scalza la roccia e ne fa crollare il corpo roccioso. Molte aree costiere a Falesia, in Italia, sono in arretramento veloce anche di 3- 4 metri medi all’anno. Questo significa che su queste aree costiere non è assolutamente pensabile realizzare qualsiasi opera umana che sia insediativa . In Puglia abbiamo delle aree nel Gargano,  San Foca, Torre dell’Orso in cui  gli arretramenti sono tali da aver suggerito all’amministrazione costiera di chiudere queste aree all’accesso pubblico. Lo stesso problema è stato riscontrato nella fascia costiera di Ancona dove i versanti sono talmente alti che subiscono l’azione combinata del mare ma anche degli agenti esogeni amplificando il rischio di crollo delle Falesie. A Ponza ugualmente, recentemente è morta una turista in seguito ad un crollo».

Mastronuzzi ha sotolineato che «Recenti studi, pubblicati ora ci dicono che  In Italia ci sono almeno 33 aree esposte a particolare rischio di sommersione perché il gioco contemporaneo delle terre che si muovono e del livello del mare che si solleva può determinare l’inondazione di quelle aree. Sono state prese in analisi ben 4 aree test molto grandi. Esistono delle aree come ad esempio quelle del Nord Adriatico che con scenari massimi di innalzamento del livello del mare di circa 1,4 metri, entro il 2100, a seguito di variazioni climatiche, vedrebbero la sommersione di un’area pari a 5451,7 chilometri quadrati.  L’Area dell’Alto Adriatico è quella che maggiormente viene impattata prima di tutto perché ha una caratteristica morfotopografica che corrisponde a quella di una piana costiera, quindi molto bassa sul livello del mare, c’è tutto l’apparato deltizio del Po. Qui c’è un’amplificazione del fenomeno legato al fatto che questa zona è in abbassamento. Quindi se abbiamo un abbassamento delle terre ed un innalzamento del livello del mare l’area che verrà sommersa sarà maggiore di quella di Taranto che invece è una zona stabile nella quale l’inondazione sarà legata solo all’innalzamento del livello del mare. Questo si ripercuote non solo in perdita di aree costiere per inondazione ed allagamento ma anche in termini di bilancio sedimentario. Adesso abbiamo lo strumento scientifico che permette di dire in maniera standard a tutte le amministrazioni del territorio quali sono i caratteri dinamici della fascia costiera. Di dire che oggi ci sono delle forme, le quali un domani potranno evolvere in una certa direzione e dunque tale strumento ci da l’opportunità di valutare gli avanzamenti o gli arretramenti delle coste e quali sono i rischi rispetto al manifestarsi di erosione, mareggiate o addirittura di Tsunami come nel caso dell’Italia Meridionale in cui è noto essersi prodotti Tsunami in aree lontane che hanno interessato la fascia costiera con inondazioni fino a 12 metri di quota.  Sicilia e Puglia sono le regioni italiane maggiormente esposte ad uno Tsunami».

La ricerca dei geomorfologi si incrocia anche con il  progetto Sistemi di rapid mapping e controllo del territorio costiero e marino (Start) applicato alle coste pugliesi che è stato illustrato a  Taranto dagli esperti  di Environmental Surveys (Ensu) dele unib versità di Bari, el Salento, del Centro Euro-Mediterraneo  sui Cambiamenti Climatici, di Links Management & Technology e di geologo Arcangelo Piscitelli di Ensu ha spiegato che «Start ha creato modelli di inondazioni.  Ci ha dato la possibilità di capire cosa potrebbe accadere sulla costa nell’eventualità di ondazioni eccezionali. Stiamo elaborando una piattaforma informatica  che consentirà di avere un sistema di alert. Tale progetto  lo si sta applicando alla costa della Puglia ma è un’iniziativa pilota che potrà tranquillamente essere esportata su tutte le coste italiane. Tramite questa piattaforma tutte le notizie utili arrivano direttamente ai rappresentanti delle istituzioni, dunque a chi ha il potere di decidere».

Pambianchi ha concluso: «Gli studi che abbiamo presentato a Taranto, alla stampa e per la prima volta, sono il frutto di un’attività di ricerca scientifica, durata ben più di tre anni e portata avanti dai nostri ricercatori in accordo con Ispra. Il nostro obiettivo è quello di proporre ma anche di dare soluzioni alla comunità italiana, al fine di migliorarne la qualità della vita e la sicurezza. Oggi grazie a questa eccellenza italiana, rappresentata dai geomorfologi del Gruppo di lavoro di morfodinamica costiera che ha lavorato duramente in questi anni, monitorando ogni angolo delle coste italiane, consegniamo all’Italia uno strumento scientifico, quale la cartografia digitale delle coste,  approvato e riconosciuto dall’Ispra per una gestione corretta del patrimonio costiero nazionale. Questo progetto scientifico di monitoraggio della costa fatto dai ricercatori di Aigeo si incrocia con un altro progetto molto importante, riguardante le coste italiane  che è Start. L’Italia è stata colpita numerose volte da ondazioni eccezionali, mareggiate e tsunami; questi ultimi hanno lasciato memoria e danni gravissimi  numerose volte, ad esempio nel 1908, a seguito del terremoto di Messina. Start ha dato vita ad una cartografia digitale ed i dati raccolti ci consentono di definire in tempo reale l’impatto  di una mareggiata eccezionale e costruire scenari verosimili per un eventuale tsunami».