Si è svolata ieri a Napoli la Giornata nazionale dei giovani ricercatori geomorfologi

L’erosione si sta mangiando 782 km di costa nel Sud Italia

Interessato il 60,9% della linea costiera in Calabria, il 57,6% in Basilicata, il 55,1% in Puglia, il 54,1% in Campania e il 52,8% in Molise

[16 giugno 2017]

La Campania è con Calabria, Basilicata, Puglia e Molise la regione rossa per alta percentuale di coste in erosione. In Campania il 54,1% di coste è interessato da processi di erosione costiera. La Calabria ha una percentuale altissima con il 60,9% di coste (278 km) interessato da erosione costiera, mentre Basilicata, Puglia e Molise, hanno rispettivamente il 57,6%, il 55,1% ed il 52,8% delle coste interessate da fenomeni di erosione costiera.

L’erosione delle coste è un problema grave che interessa soprattutto le regioni del sud Italia – ha proseguito la Pennetta – basti pensare che tale processo interessa circa 782 km di coste meridionali. Al Nord, la regione maggiormente interessata dai processi di erosione costiera sono le Marche con il 48 per cento, l’Emilia Romagna con il 31,4%, il Veneto con il 37,3 per cento, la Toscana con il 39,3% , la Liguria con  il 16,7%  e la Sardegna con il 14,5%.

Gli studi sulla fascia costiera hanno consentito di individuare preesistenze storiche ed archeologiche di epoca romana; sono stati individuati nel casertano incredibili tesori e preesistenze di epoca romana e greco-romana I geomorfologi hanno individuato e studiato lungo le coste del Tirreno centro-meridonale,  dalla Toscana alla Calabria, ma anche in Puglia, Sicilia e Sardegna, straordinari siti di fondamentale importanza.

I ritrovamenti più eclatanti li stiamo avendo nel casertano, in Campania; siamo convinti che non tutto sia stato portato alla luce. Studiando la geomorfologia delle coste abbiamo individuato e studiato  il sito romano sottomarino di Sinuessa, un approdo risalente all’epoca romana trovato sott’acqua, alla profondità di 8 m, tra Mondragone e Sessa Aurunca. Grazie agli studi della morfologia e della sedimentazione marina siamo riusciti anche a ricostruirne la storia sismica e vulcanica dell’area.  Alla profondità di 7,0 m e alla distanza dalla costa di circa 650 m è stato rilevato un banco roccioso di natura ignimbritica, messo in posto 39.000 anni dal presente, in un periodo in cui l’attuale area marina era emersa. Verso il margine settentrionale del banco, è stata rilevata un’area depressa, profonda circa 3 m, caratterizzata dalla presenza di 24 elementi di forma cubica, di 3 m x 3 m di lato, in conglomerato cementizio (opus cementicium). Il loro impiego era largamente diffuso sulle coste flegree per la costruzione di moli, di banchine e per attività connesse alla portualità.

La presenza di paleospiagge e di morfologie accessorie alla stessa profondità della sommità pianeggiante del banco tufaceo induce a ritenere che questo fosse emerso e frequentato dall’uomo in epoca romana anche per attività connesse alla portualità. Gli studi svolti hanno contribuito alla comprensione delle possibili cause della sommersione dell’approdo di Sinuessa, valutando l’ampiezza della variazione relativa del livello del mare pari a circa 1 m e a cause tettoniche e di subsidenza pari complessivamente a circa 6,5/7 m. Il rilevamento di manufatti sommersi, attestati sul banco tufaceo poi subsidente, risalenti all’epoca romana, consente di collocare la linea di riva di epoca romana (circa 2000 anni dal presente) a circa 1 km verso il largo. È stata individuata anche una linea di riva più antica, verosimilmente ascrivibile al periodo greco-romano, ad una distanza dalla costa attuale pari a circa 1300 m. Infine, i dati ricavati dall’analisi dei sedimenti di fondo marino inducono a ritenere che molto verosimilmente sotto a questa coltre di sedimenti marini si nascondano altri reperti e siti di epoca romana

di Micla Pennetta, coordinatrice dei Geomorfologi della Campania e docente di Dinamica e di difesa delle coste presso l’Università Federico II