Fai, Legambiente, Slow Food e Wwf: «No all’emendamento che favorisce il consumo di suolo»

Lettera a relatori, governo e capigruppo: «Così si rischia la corsa al consumo di suolo»

[9 maggio 2016]

Consumo di suolo

Con una lettera inviata ai due relatori,  Chiara Braga, della Commissione ambiente della Camera e Mario Fiorio, della Commissione agricoltura della Camera dei Deputati, a Silvia Velo, la sottosegretaria al ministero dell’ambiente che per il Governo sta seguendo l’approvazione del testo, e ai Capigruppo della Camera dei deputati, Fai, Legambiente, Slow Food e Wwf chiedono  di ripensarci sul  parere favorevole dato all’emendamento 11.9 all’articolo 11 del ddl “Norme in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo” (ddl n. 2039-902- 948-1176- 1909-A) durante la seduta del 4 maggio.

Le 4 associazioni  chiedono ai Relatori e al Governo «un chiaro segnale di ripensamento entro martedì 10 maggio – quando si avrà la discussione e il voto nell’Aula di Montecitorio dell’articolo 11 del disegno di legge – smentendo il via libera dato all’emendamento 11.9, presentato dagli onorevoli Massa e altri e riformulato dagli stessi relatori, con cui si intende – modificando il testo approvato dalle Commissioni unificate Ambiente e Agricoltura dell’articolo 11, comma 1 del ddl – far salvi i piani urbanistici attuativi per i quali i soggetti interessati abbiano presentato istanza per approvazione prima dell’entrata in vigore della presente legge».

Secondo le associazioni «L’assenso dato a questo emendamento costituisce una legittimazione delle tendenze ancora in atto all’ulteriore consumo del suolo e di risorse naturali, ben documentate da ISPRA (il consumo del suolo su scala nazionale nel 2014 viene stimato al 7%, mentre nel 2013 era del 5%) e un viatico per la presentazione su tutto il territorio nazionale di istanze per la ulteriore edificazione delle aree urbanizzate ancora libere e delle aree agricole, prima dell’entrata in vigore della normativa».

Nella loro lettera, Fai, Legambiente, Slow Food e Wwf ricordano che «nel tempo, la disposizione contenuta all’art. 11, c. 1 del ddl sul consumo del suolo (ex art. 9 nel testo originario presentato dal Governo alla Camera) faceva salvi nel periodo transitorio solo i procedimenti in corso relativi ai titoli abilitativi presentati da privati prima dell’entrata in vigore della legge; quindi sono intervenute modifiche successive in Commissione che volevano estendere la sanatoria ai piani attuativi approvati e, poi, a quelli anche solo adottati (testo arrivato in Aula), mentre; ora, si vuole appunto fare addirittura salvi i piani attuativi per i quali sia stata presentata anche una semplice istanza di approvazione».

Viene anche fatto notare a relatori, governo e capigruppo «come l’apertura nel periodo transitorio anche alle sole istanze solo presentate sia totalmente ingiustificato posto che: a) il ddl consumo del suolo contiene già molti, troppi strumenti di deroga rispetto alle trasformazione del territorio; b) il percorso per approvare il decreto governativo per contenere il consumo di suolo è articolato (un anno e mezzo) e inclusivo (visto ampio coinvolgimento degli enti territoriali), c) il ddl ha come finalità principale, appunto, l’effettivo contenimento del consumo del suolo».

Fai, Legambiente, Slow Food e Wwf allegano alla lettera una Scheda sintetica su alcuni dei contenuti

del testo del disegno di legge sul consumo del suolo in discussione in questi giorni alla Camera dei Deputati

e sulle tendenze rilevate da ISPRA. Eccola:

Le associazioni (FAI, Legambiente, Slow Food e WWF) si permettono di ricordare a Relatori e al Governo che il testo del ddl sul consumo del suolo in approvazione in Aula alla Camera in prima lettura:

  1. garantisce già molti, troppi spazi a ulteriori trasformazioni del territorio urbanizzato e non, con il rischio concreto di ulteriore consumo del suolo, se si considerano i commi aggiuntivi introdotti all’articolo 1 in cui vengono descritte le finalità della legge (commi da 3 a 5), le definizioni di “superficie agricola naturale e seminaturale” e di “area urbanizzata” (art. 2 del ddl), la delega sulla “rigenerazione della aree urbanizzate degradate” (art. 5 del ddl) e la norma sui “compendi agricoli neorurali” (art. 6 del ddl);
  2. definisce un iter di approvazione del decreto governativo per la riduzione progressiva e vincolante del consumo del suolo (in alcune parti anche troppo macchinoso) ampiamente garantista ed inclusivo, visto che si svolge nell’arco temporale di almeno un anno e mezzo e coinvolge sia la Conferenza Unificata che le Regioni e i Comuni (art. 3 del ddl);
  3. ha come finalità principale quella di contenere il consumo di suolo quale bene comune e risorsa non rinnovabile che esplica funzioni e produce servizi eco sistemici, in funzione della prevenzione e mitigazione degli eventi di dissesto idrogeologico e delle strategie di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici (art. 1, c. 1 del ddl)

Il Rapporto ISPRA 2015 su “Il consumo del suolo in Italia” rileva come ancora oggi in Italia: Ogni giorno il nostro territorio viene silenziosamente occupato da nuovi quartieri residenziali, spesso a bassa densità, ville, seconde case, alberghi, capannoni industriali, magazzini, centri direzionali e commerciali, spazi espositivi, strade, autostrade, parcheggi, serre, cave, discariche, continuando a trasformare la “campagna” in “città”, e la città per come la conosciamo in Italia in un continuum di antropizzazione diffusa e indistinta.

ISPRA (l’istituto, dipendente funzionalmente dal Ministeri dell’Ambiente a cui il legislatore, all’articolo 3, comma 7 del ddl, affida giustamente il monitoraggio della situazione) attesta sempre nel suo Rapporto 2015 come su scala nazionale il consumo di suolo sia passato dal 2,7% degli anni ’50 al 7,0% stimato per il 2014 (era il 5,2% nel 2013), con un incremento in 64 anni di 4,3 punti percentuali (tra i più alti in Europa).

ISPRA rileva nel suo Rapporto 2015 come in termini assoluti il consumo di suolo in Italia abbia già intaccato ormai circa 21.000 chilometri quadrati del nostro territorio, con un valore di suolo consumato pro-capite che passa dai 167 metri quadrati del 1950 per ogni italiano, a quasi 350 metri quadrati nel 2013.