Si punta a un piano partecipato, ma poca documentazione condivisa e conflitti nell'area all'ordine del giorno

Firenze, la Metrocittà alla ricerca del Piano strategico

Il problema fondamentale rimane quello di dare indirizzi, senza però avere la forza politica che deriva dai possibili finanziamenti

[30 giugno 2016]

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È un motore di sviluppo inceppato, secondo Ferruccio de Bortoli, direttore del Corriere della Sera, quello delle città metropolitane, anche per la mancanza di finanziamenti adeguati. Lo scorso anno la Metrocittà di Firenze ha sforato il patto di stabilità per 21 milioni e cerca oggi di vendere alcuni beni immobili per ripianare il bilancio.

Ma occorre comunque guardare al futuro. A Firenze è in corso di redazione il Piano strategico che il consigliere delegato, sindaco di Castelfiorentino, Alessio Falorni vuole concreto e con “poche azioni ma fondamentali per lo sviluppo di tutto il territorio”. Il Piano strategico è uno degli strumenti che caratterizzano la città metropolitana, facendone in teoria un soggetto amministrativo capace di orientarne le scelte in tutti i campi: sociale, economico e territoriale.

Un piano strategico era stato sperimentato all’inizio del 2000 dai comuni dell’area fiorentina senza troppi risultati, anche perché mancava l’autorità amministrativa che ora con la Metrocittà esiste. Ma senza il supporto finanziario è come un re senza esercito. Ci sarebbero i fondi europei del Pon Metro –per Firenze si parla di 40 milioni di euro – e vi sono proposte per intervenire sui diritti d’imbarco per gli aeroporti (8 milioni di euro previsti per Firenze), per portare fondi al nuovo ente che per ora rimane nelle ristrettezze di bilancio.

Nell’impossibilità di comportarsi come la Regione Toscana che con gli accordi di programma a suon di milioni fa investimenti pubblici nelle aree disagiate, vedi Piombino e Livorno, per risollevare le prospettive economiche locali, la Metrocittà punta a un piano condiviso e partecipato dalla popolazione. Nel novembre 2015 si è costituito un Comitato promotore composto, oltre la Metro-città, da Camera di Commercio, Fondazione Cassa di Risparmio e Università, e l’Ufficio di piano affiancato dal Comitato scientifico. Nel dicembre 2015 è iniziato il processo partecipativo con l’approvazione e il finanziamento (80mila euro) della Regione Toscana.

Il processo di partecipazione si è realizzato attraverso delle assemblee nelle sei zone nelle quali è divisa la Metrocittà: Area fiorentina, Piana e Signa, Chianti, Empolese-Valdelsa, Mugello e Valdarno-Valdisieve. Da queste sono emersi 5 temi: mobilità, semplificazione amministrativa, turismo, inclusione sociale e sviluppo imprenditoriale, che sono attualmente in discussione nelle riunioni dei tavoli tematici. Nonostante gli inviti alla collaborazione, poca è la documentazione per ora fornita di queste riunioni tematiche non pubbliche. Nella relativa pagina Facebook si è pubblicato delle sintesi televisive dei dibattiti, ma sembra un processo partecipativo di tipo gerarchico: i vari gruppi di discussione vengono sintetizzati e le conclusioni rese note al vertice, ma senza che vi sia una documentazione condivisa e pubblica. Ultima iniziativa in ordine temporale quella del questionario on-line sui punti di forza e di debolezza percepiti dai cittadini e i progetti ritenuti più importanti.

La documentazione prima o poi verrà fornita ma non si risolve il problema fondamentale del Piano, e cioè dare degli indirizzi, senza avere né la forza politica che deriva dai possibili finanziamenti, né la cogenza sulle azioni individuali come un piano urbanistico.

E d’altra parte parlare di condivisione in un’area in cui i conflitti sono all’ordine del giorno sembra un po’ ingenuo. Le strategie di sviluppo si formano per aggregazione di gruppi di interesse. Nell’area fiorentina due sono state le principali strategie: quella iniziata nell’800 di sviluppo tecnologico nell’ottica e nella meccanica, vedi Galileo e Nuovo Pignone, e quella più recente del turismo, moda, arte, beni culturali e centro espositivo, che si è sviluppata a partire dal dopoguerra. Per ambedue queste strategie l’aeroporto è l’infrastruttura più importante. Non è un caso che recentemente il presidente della Camera di commercio di Firenze Leonardo Bassilichi abbia parlato di aeroporto e polo fieristico-congressuale come di “priorità assolute”. Dopo l’elezione del sindaco di Sesto fiorentino, contrario a termovalorizzatore e aeroporto, si è levata la voce del presidente della Regione Enrico Rossi: “la pista di Peretola per me resta la priorità”.

In sintesi il Piano strategico potrebbe produrre una serie di progetti innovativi, si parla della semplificazione amministrativa sempre tanto invocata, di pista ciclabile tra Firenze Prato, oppure della individuazione delle aree e immobili abbandonati per il loro recupero. Progetti utili ed interessanti che non toccano il nocciolo duro dei problemi che riguardano la Metrocittà, come aeroporto, termovalorizzatore e Tav, sui quali c’è conflitto.

Questi vengono lasciati alla Regione, la quale come primo progetto del suo Programma regionale di sviluppo (Prs) 2016-2020, ha gli “interventi per lo sviluppo della Piana fiorentina”, finanziati con 38 milioni di euro. In sostanza la condivisione auspicata per il Piano strategico sembra venga ottenuta con l’escludere dall’agenda politica i temi sui quali questa condivisione non sembra possibile. Il che non vuol dire che si tratti di cose di poco valore, ma – dato il peso politico ed economico della Metrocittà – queste sembrano le uniche affrontabili. Nell’attesa che si risolva il problema finanziario.

di Ferdinando Semboloni