Firenze, presentato il Piano della Metrocittà: più tattico che strategico

[7 febbraio 2017]

Dopo il Documento unico di programmazione 2015-17, il Piano per le periferie finanziato con 46 milioni, e il Patto per Firenze con progetti per 680 milioni, firmato nel novembre 2016 da Matteo Renzi, allora presidente del Consiglio, e dal sindaco Dario Nardella, arriva il Piano strategico della Città metropolitana di Firenze.

Intitolato “Rinascimento metropolitano” e pubblico solo attraverso un comunicato stampa che lo sintetizza, il Piano strategico fiorentino è stato presentato al Consiglio e alla Conferenza metropolitana lo scorso gennaio da Nardella. Basato sul trinomio arte, cultura e moda, dovrà essere attuato entro il 2030 ed è organizzato su tre vision: l’Accessibilità universale, le Opportunità diffuse e le Terre del benessere.

La “vision”, un termine derivato dall’organizzazione aziendale, è uno scenario futuro che rappresenta gli ideali e le aspirazioni condivisi e incentiva all’azione. Ed è questo l’aspetto distintivo: più che un piano è un programma di mobilitazione delle forze in campo.

Nasce difatti da un processo di partecipazione che ha fortemente determinato le vision e la loro traduzione in progetti. La loro condivisione è essenziale. Perciò non entrano nell’agenda politica i temi caldi sui quali c’è conflitto come ad esempio il termovalorizzatore o l’aeroporto, nonostante il loro rilievo per il territorio metropolitano.

Le tre vision si articolano in progetti sottoposti ad una consultazione on-line.

L’Accessibilità universale comprende il Biglietto integrato metropolitano, la Superstrada ciclabile Firenze-Prato, i Nodi intermodali, le reti informatiche con l’info-mobilità, l’estensione della banda larga, l’integrazione dei Big data, e l’accesso ai servizi con lo Sportello unico per le attività produttive (Suap), il Tavolo di coordinamento sui temi sociali, e lo Sportello per l’abitare.

Le Opportunità diffuse riguardano le attività produttive, incluso il turismo, e comprendono l’Ecosistema dell’innovazione per lo sviluppo delle startup, il nuovo (e un po’ barocco) brand metropolitano ‘Made in Florence Metropolitan City’, l’emissione dei Green Bonds per progetti eco-sostenibili, l’atlante dei luoghi abbandonati e delle aree dismesse, il recupero delle aree agricole abbandonate, e la Card turistica metropolitana.

Le Terre del benessere riguardano il paesaggio e l’agricoltura e comprendono il recupero e la valorizzazione di specie autoctone e antiche, il rafforzamento delle filiere di qualità a chilometro zero, il miglior utilizzo delle risorse idriche, l’istituzione dei Parchi agricoli metropolitani e del Bosco metropolitano di Firenze, e il Piano del cibo.

Progetti in generale più tattici che strategici, utili per mobilitare le forze sociali ed economiche del territorio. Di infrastrutture importanti c’è solo la superstrada ciclabile. D’altra parte il Piano strategico secondo la legge ha validità triennale.

Nonostante il carattere che si vuole innovativo, colpisce la continuità con i piani di sviluppo dell’ex-provincia di Firenze. L’accessibilità, il biglietto unico integrato, l’intermodalità e i parcheggi scambiatori, l’infomobilità, lo Sportello unico metropolitano, tanto richiesto da Confindustria per la semplificazione amministrativa, la banda larga, lo sviluppo delle startup attraverso gli incubatori, il marketing territoriale attraverso gli investimenti immobiliari, l’estensione dei flussi turistici sul territorio e la valorizzazione delle produzioni locali, sono progetti che stavano nel Programma provinciale di sviluppo del 2006 e poi ribaditi nel Patto per lo sviluppo locale del 2007. I quali però oltre a questi includevano anche altri più consistenti progetti, come lo sviluppo dell’aeroporto fortemente voluto da Renzi, allora presidente della Provincia.

Il che fa riflettere sulla differenza delle città metropolitane, almeno per il caso fiorentino, rispetto alle ex-province. In sostanza le città metropolitane sono le sole ex-province “sopravvissute” e questo le privilegia nei finanziamenti. Ma sono anche enti con un potere politico dimezzato rispetto a quello delle ex-province, dato il sistema di elezione che le consegna come aggregazioni di comuni più che come entità autonome, in difficoltà quando si devono fare scelte politiche in situazioni di conflitto.

Il Piano strategico diviene la palestra per il confronto partecipato, utile per creare un senso di appartenenza e di condivisione. Ma le scelte decisive appaiono nel Patto per Firenze dove si leggono gli indirizzi dello sviluppo strategico: l’aeroporto, il termovalorizzatore, il Polo espositivo alla Fortezza, e gli investimenti nell’adeguamento idraulico. In questo caso la presenza del potere politico centrale supera i conflitti interni e solleva il Sindaco metropolitano dalla necessità della mediazione.

A breve il confronto con la confinante Città metropolitana di Bologna e gli Stati generali della Città metropolitana di Firenze fissati per il 25 febbraio 2017. Poi l’approvazione, e il probabile avvio del piano territoriale che si dovrà raccordare a quello strategico.

di Ferdinando Semboloni