Gara falsata per la Pedemontana, Legambiente alla Regione: «Ridimensionare l’opera»

Un'avventura finanziaria impossibile che rischia di tradursi in una ferita al territorio

[30 marzo 2015]

L’autorità nazionale anticorruzione ha effettuato un accertamento sull’appalto dell’autostrada  Pedemontana che ha evidenziato lo sfasamento della gara per il primo lotto di questa contestata autostrada lombarda, con un aumento del  47% dei costi dell’importo contrattuale  che ripropone anche la questione della sostenibilità finanziaria dell’intero progetto, attualmente fermo per l’impossibilità di reperire il finanziamento del secondo lotto, per un valore di 2 miliardi di euro per l’importo d’appalto e 400 milioni per gli espropri.

il rapporto, inviato anche a Procura, Cipe, Corte dei Conti e Ministero delle Infrastrutture, rileva «una oggettiva alterazione della parità di condizioni dei concorrenti» causata dall’aumentare dei costi e dei tempi che violano «il principio della immodificabilità dell’offerta teso a garantire da un lato la par condicio tra i concorrenti e dall’altro l’affidabilità del contraente». Quindi l’esecuzione dell’appalto – aggiudicato a Rti Impregilo nel 2007 – per il primo tratto della Pedemontana e per i primi lotti delle tangenziali di Como e Varese è stata «a danno dell’interesse pubblico e della comunità».

Dario Balotta, responsabile trasporti di Legambiente Lombardia, dice che «Ora Raffaele Cantone dovrebbe indagare sul perché è stato firmato, per il secondo lotto, un contratto da 1,5 miliardi senza la copertura finanziaria richiesta espressamente dal codice per gli appalti pubblici. Non a caso il tentativo di Serravalle (maggior azionista con l’87%) di liberarsi delle azioni di Pedemontana è già andato deserto per tre volte».

Ballotta sottolinea: «Oggi assistiamo al paradosso che le due uniche imprese interessate al proseguimento del progetto e che vorrebbero comprarsi le azioni di Pedemontana sono le stesse che hanno costruito il primo lotto (Salini) e stanno costruendo il secondo (Strabag). In pratica la contesa è tra l’appaltatore della seconda parte e quello della prima (arrivato secondo alla prima gara)».

L’esponente di Legambiente Lombardia conclude: «In queste condizione la Regione dovrebbe prendere atto che è meglio un ridimensionamento drastico dell’opera  piuttosto che continuare un’avventura finanziaria impossibile che rischia di tradursi in una ferita al territorio che potrebbe non rimarginarsi mai».