I geologi italiani in congresso a Napoli: «Vogliamo contribuire alla costruzione del futuro»

[28 aprile 2016]

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È in corso a Napoli, e si concluderà il 30 aprile ai Campi flegrei, il primo congresso nazionale di tutti i geologi italiani con il quale la categoria vuole «dare un contributo concreto alla costruzione dell’Italia del futuro», riassume il presidente del Consiglio nazionale dei geologi Francesco Peduto.

Dodici i tavoli tecnici al lavoro per elaborare altrettante proposte per il Paese, una Carta per l’Italia: Chiediamo un Piano per l’Italia – snocciola Peduto – l’istituzione del Fascicolo del fabbricato, un Piano per il rischio idrogeologico. Manca ancora una legge organica sulla difesa del Ssuolo. Chiediamo l’istituzione del geologo di zona, il riconoscimento  della sicurezza sismica degli abitati come esigenza collettiva di carattere primario. Chiediamo l’istituzione di una Legge nazionale che individui il patrimonio geologico italiano e lo protegga alla pari di quello culturale. Chiediamo l’aggiornamento delle norme sulle attività estrattive che sono ormai obsolete. Chiediamo una maggiore conoscenza del cittadino dei Piani di emergenza comunale: almeno il 50 per cento delle vittime lo abbiamo perché la gente non sa come comportarsi in caso di un’emergenza».

L’Italia, è noto, è formata da un territorio bello quanto fragile: partendo dall’attuale situazione (crisi economica, mancanza di lavoro, stato di dissesto del territorio, corsi di laurea non adeguati alle attuali esigenze di una geologia moderna), il congresso dei geologi si rivolge soprattutto al mondo esterno, alla società, alle istituzioni e alla politica, con lo scopo di costruire rapporti e sinergie tra mercato, università e opportunità di lavoro.

«Ci sarà sempre più bisogno di uno studio scientifico della terra e delle sue complessità. Il lavoro del geologo può essere la professione del futuro – ha dichiarato il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, presente a Napoli –  nell’ambito di quella filiera virtuosa della ‘green economy’ che già rappresenta una realtà occupazionale per tanti giovani ma sarà sempre di più lo sbocco lavorativo di molti ragazzi. L’economia del futuro sarà tutta ambientale e verde, per cui le opportunità – se saremo coerenti con gli impegni di Parigi e dei consessi europei – andranno moltiplicandosi». Purtroppo però, almeno in fato di clima (il cuore dell’Accordo di Parigi), le cose non stanno andando così, e anche finora le risorse messe in campo dal governo Renzi contro il dissesto idrogeologico – sebbene l’attenzione dell’esecutivo si sia positivamente alzata sul tema negli ultimi anni – sono ancora del tutto insufficienti.