Dopo 30 anni, il 29 maggio si riunisce a Palermo la federazione europea di settore

Geologi, mappati 30mila terremoti in 1000 anni: ecco le zone più a rischio in Europa

Sono 1100 faglie attive per una lunghezza complessiva di ben 64.000 km

[19 maggio 2014]

Sono 1100 le faglie attive in Europa, per una lunghezza complessiva di ben 64.000 Km. Molte di esse si sviluppano a mare, spesso a poca distanza dalle terre emerse. Dall’archivio storico dei terremoti europei (European Archive of Historical Earthquake Data), si desume che per l’Europa sono maggiormente esposti i Paesi del Mediterraneo e quelli balcanici. Dall’Italia alla Grecia, passando per Romania, Macedonia e Bulgaria, sino alla Turchia, il Paese a più alto rischio sismico.

Il progetto Share, finanziato dall’UE, ha consentito di combinare i dati a partire dall’anno 1000, provenienti da più di 30.000 terremoti europei con magnitudo maggiore o uguale a 3,5 gradi Richter. Dalla mappatura sismica che ne è discesa è possibile vedere che oltre alle grandi aree del Mediterraneo e dei Balcani, sono esposte al rischio altre zone più limitate, ma localizzate vicino a città importanti e densamente popolate, come Bruxelles, Lisbona e Budapest, dove un terremoto, magari non di forte intensità, potrebbe però avere un impatto molto forte.

La comunità geologica europea si propone di avvicinare la gente alla conoscenza di questi dati ed alla comprensione dei processi che portano al verificarsi dei terremoti.

La zona del Tirreno meridionale, ad esempio è caratterizzata da una sismicità molto profonda, dovuta al processo di subduzione della litosfera ionica sotto la Calabria, così come è evidente un’elevata sismicità crostale al largo delle coste settentrionali della Sicilia.

Sappiamo quali danni e quali perdite gli eventi sismici hanno spesso indotto al nostro ambiente economico e umano, per cui anche di rischio sismico si parlerà alla prossima assemblea della Federazione Europea dei Geologi, il 29 maggio a Palermo. Ragionare insieme è necessario per indirizzare le future politiche comunitarie e dei singoli Stati sulla conservazione del patrimonio edilizio, sulla sicurezza di infrastrutture strategiche come scuole e ospedali, e non ultima per la sicurezza di infrastrutture rilevanti come ponti e dighe.

Lo faremo con lo stesso spirito con cui la Commissione Europea intende rafforzare la cooperazione europea in materia di protezione civile nell’ambito del prossimo quadro finanziario pluriennale 2014-2020, secondo un meccanismo che sostiene, coordina ed integra le azioni miranti a migliorare l’efficacia dei sistemi di prevenzione, preparazione e risposta alle catastrofi naturali ed a quelle provocate dall’uomo.

di Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi