Riceviamo e pubblichiamo

Gestire in sinergia cave, ambiente e rischio alluvionale

[26 settembre 2016]

cave del sagro 5 marmo carrara

Dopo il nostro contributo alla VAS del 10 agosto, è stato reso noto il Master Plan del Carrione. Di particolare rilevanza per il piano attuativo in oggetto è la terza parte della Relazione del prof. Seminara (Dip. Ingegneria, Univ. Genova), poiché analizza il bacino montano del Carrione.

In relazione alle cave e al rischio alluvionale, la Relazione Seminara fa un’analisi impietosa della situazione: l’urbanizzazione incontrollata e lo sviluppo delle attività estrattive sono un esempio paradigmatico di assenza di cultura del rischio nel nostro Paese; non è ulteriormente procrastinabile un piano di gestione sostenibile delle cave; non è sostenibile l’attuale prassi di coltivazione delle cave che determina un carico di sedimenti fini dell’ordine di milioni di tonnellate annue scaricate sui versanti di cava; i ravaneti sono fonte di inquinamento delle acque e (soprattutto quelli recenti, contenenti una maggior percentuale di terre) di colate detritiche che, scaricando sedimenti nei corsi d’acqua, ne riducono la capacità idraulica; la viabilità principale montana si sviluppa lungo il fondo valle, costringendo gli alvei in sezioni ristrette e inducendo esondazioni.

Da tale analisi, la Relazione fa discendere soluzioni coraggiose, tra le quali la sistematica rimozione delle terre presenti nello strato superficiale dei ravaneti (approfondendo gli studi per stimare la capacità di attenuazione dei picchi di piena esercitata da ravaneti così ripuliti) e il ripristino degli alvei occupati o ristretti dalle strade di fondo valle, spostando queste ultime ad una quota più elevata.

Chiarisce inoltre che questi interventi non sono opzionali (ma da eseguire preventivamente agli interventi strutturali previsti, ad es. ai bacini di laminazione montani) e che dalla loro attuazione dipenderà anche la durata e l’efficacia anche degli interventi nel tratto da Carrara al mare.

Legambiente, nell’esprimere soddisfazione per lo studio, che rappresenta un’autorevole conferma alle proposte avanzate dall’associazione in questi anni, ha presentato un secondo contributo alla VAS del Piano attuativo dei bacini estrattivi in corso di elaborazione, chiedendo che il Piano –guardando davvero al futuro del nostro territorio– recepisca pienamente le indicazioni più rilevanti dello studio Seminara sul bacino montano.

Ripropone quindi lo smantellamento completo dei ravaneti (da ricostruire con sole scaglie, dopo vagliatura e allontanamento di terre e marmettola), misure ferree per tenere le cave “pulite come uno specchio” (per non vanificare l’efficacia dell’intervento), la chiusura delle cave che producono troppi detriti o che non rispettano le regole, la rimozione delle imponenti discariche di terre presenti in molte cave e il ripristino degli alvei (spostando le strade che oggi li occupano).

I risultati di questa grandiosa opera di bonifica e risistemazione del bacino montano sarebbero non solo fiumi e sorgenti finalmente puliti, cave ordinate e più sicure, miglioramento paesaggistico, ma anche una rilevante riduzione del rischio alluvionale.

Chiarito che i costi dovranno essere a carico delle cave (singole o consorziate), Legambiente conclude augurandosi che il Piano rimuova gli ostacoli alla trasparenza e alla partecipazione oggi frapposti dall’amministrazione comunale; chiede pertanto la pubblicazione integrale sul sito del comune di tutti i dati ambientali e in particolar modo quelli delle cave, ponendo fine alle omissioni dei nomi delle cave per pretestuosi e insussistenti motivi di privacy.

di Legambiente Carrara