Giochi olimpici invernali, Cipra; «Un virus contagioso»

Organizzarli è roba da dittature: costi ingenti e nuovi impianti sportivi che la popolazione non vuole

[30 novembre 2016]

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Diverse località alpine si candidano per i Giochi olimpici invernali, tra queste il cantone svizzero dei Grigioni  e Innsbruck in Austria che si richiamano all’Agenda 2020, che promette molto per quanto riguarda la sostenibilità ambientale, ma in realtà mantiene poco.

Alla Commissione internazionale per la protezione delle Alpi (Cipra) questa corsa alle olimpiadi invernali e al cemento e al greenwashing non piace per nulla, soprattutto quando succede come nei Grigioni dove, ad appena tre anni dall’ultima bocciatura in un referendum, le associazioni economiche e il governo cantonale  preparano la prossima candidatura per le Olimpiadi invernali. «Gli elettori – spiega la CIpra – saranno chiamati a decidere nel febbraio 2017». Ma in Svizzera la febbre olimpica ha contagiato anche i cantoni Vaud e Vallese e due ulteriori iniziative puntano a ospitare la manifestazione su scala nazionale. La stessa febbre imperversa anche nel capoluogo tirolese Innsbruck, dove è in corso uno studio di fattibilità per valutare una candidatura congiunta del Tirol e de i Tirolo, e della province autonome italiane del Süd Tirol e del Trentino.

Ma alla Cipra fanno notare chde «Tuttavia, per quanto le associazioni economiche e turistiche aspirino agli splendori olimpici e agli introiti del turismo spacciati come rimedio per ogni problema, i Giochi non incontrano il favore della popolazione. Ultimamente sono state bocciate dai rispettivi abitanti le candidature dei Grigioni, di Monaco di Baviera, Cracovia, Barcellona e Stoccolma. A destare preoccupazione sono soprattutto i costi elevati e la carenza di sostenibilità dei nuovi impianti sportivi».

Eppure i promotori di “Grigioni 2026” ritornano alla carica promettendo che i Giochi olimpici invernali risollevaranno le sorti del turismo e riempiranno di soldi le vallate svizzere (dove non è che si stia male e che sono già parecchio ricche di suo). Al aCipra fanno notare che «Le difficoltà riguardano soprattutto il turismo invernale, che deve fare i conti con gli effetti del cambiamento climatico, il calo degli sciatori e la rivalutazione del franco svizzero». Eppure, anche se le passate edizioni delle Olimpiadi invernali sono state un flop economico, di solito con più spese che introiti, si continua a cullarsi nell’illusione che risolleveranno economicamente i luoghi che le ospitano.

Cipra spiega che «Dal 1964 a Innsbruck il budget preventivato per i Giochi invernali è stato superato mediamente del 1. Ricerche scientifiche condotte a Lillehammer, Calgary e Albertville non hanno rilevato alcun effetto positivo a lungo termine sull’economia. Per i paesi ospitanti essi rappresentano invece un rischio finanziario da non sottovalutare e costringono a contratti capestro con il Comitato Olimpico Internazionale (Cio)», Come sottolinea la Cipra nel suo dossier online, che analizza e rielabora le esperienze dei Giochi olimpici invernali nelle Alpi: «Nel passato le Alpi hanno ospitato i Giochi olimpici invernali in diverse occasioni, l’ultima volta a Torino nel 2006. Negli ultimi anni tutte le candidature avanzate da località alpine sono fallite, sia perché il Cio ha dato la preferenza ad altre candidature più competitive, sia perché la popolazione locale si è espressa contro lo svolgimento delle Olimpiadi. Un’analisi delle esperienze mette in evidenza che nelle democrazie avanzate, come nei Paesi alpini, le Olimpiadi invernali sono in difficoltà. Le persone non sono più disposte ad accettare lo smisurato gigantismo, i danni ambientali, i costi incalcolabili e il diktat di un CIO dispotico».

La Cipra evidenzia che «Dopo una serie di candidature poco illuminate – per i Giochi invernali del 2020 erano rimasti in lizza solo i regimi dittatoriali del Kazakhstan e di Pechino – nel 2014 venne approvata la riforma del CIO, denominata “Agenda olimpica 2020”con lo scopo di ridare lustro all’immagine compromessa del CIO. La principale novità che emerge dalle 40 raccomandazioni approvate è soprattutto il ricorrere del termine “sostenibilità”. Sono invece totalmente assenti cambiamenti sostanziali relativi a una sostenibilità coniugata con concreti aspetti economici, ecologici e sociali».

Barbara Wülser, vicedirettrice della Cipra International, conclude: «Solo quando il Cio procederà a una revisione completa dei suoi regolamenti e delle sue strutture, garantirà valori democratici negli Stati ospitanti e verranno considerati i principi dello sviluppo sostenibile sia nella pianificazione che nello svolgimento dei Giochi olimpici invernali, si potrà prendere in considerazione una nuova edizione delle Olimpiadi invernali nelle Alpi».