Chiesto l’intervento della Commissione delle Comunità Europee per fare luce sull’efficacia degli interventi contro l’erosione costiera previsti a Fregene

Goletta Verde: «Giù le mani dalla costa del Lazio». No al nuovo porto di Fiumicino

Legambiente: basta opere inutili che aggravano l’erosione costiera e creano notevoli danni all’ambiente e alla biodiversità

[5 luglio 2018]

Secondo uno studio di Legambiente, nei decenni scorsi nel Lazio, «ben il 63% degli oltre 300 chilometri di paesaggi costieri sono stati trasformati da case, alberghi, palazzi, porti e industrie. Un attacco senza sosta agli ambienti dunali e costieri della regione che costituiscono uno dei complessi ecologici terrestri più delicati e caratteristici sotto il profilo paesaggistico e della biodiversità. Spiagge e ambienti dunali che stanno scomparendo, così come le praterie di Posidonia, a causa della cementificazione, della scarsità di apporto di materiali sabbiosi dai fiumi e come conseguenza della realizzazione di barriere rigide a mare che hanno contribuito ad ampliare il fenomeno».

In occasione del passaggio della Goletta Verde, gli ambientalisti hanno concentrato l’attenzione sul caso di Fregene, frazione del comune di Fiumicino dove i volontari dell’associazione hanno esposto lo striscione “Giù le mani dalla costa” per denunciare i continui attacchi alla costa laziale.

Durante un incontro con cittadini, associazioni e comitati, Il Cigno Verde ha espresso la sua contrarietà al progetto del nuovo porto a Fiumicino, «che comprometterebbe ulteriormente il tratto di costa da Fiumicino a Passoscuro, già segnato da fenomeni di erosione costiera». Legambiente anche denunciato «la possibile violazione del diritto comunitario per la realizzazione dei lavori di rinforzo alla foce del canale “collettore generale Acque Alte” (RM), nell’area del Sito di Interesse Comunitario della Rete Natura 2000 ricadente nell’Oasi Naturale Wwf di Macchiagrande. Qui, infatti, nel corso degli ultimi dieci anni con l’intento di contrastare i fenomeni erosivi la Regione Lazio, di concerto con l’Ardis, ha messo in opera diversi interventi di difesa della costa concentrati nel tratto compreso tra Fiumicino e Fregene (scogliere frangiflutti, barriere soffolte e pennelli), l’ultimo addirittura a febbraio scorso». Da diversi mesi associazioni, cittadini e operatori economici della zona, balneari – che hanno animato il Comitato “Salviamo la spiaggia di Fregene” – hanno già raccolto 10.000 firme per chiedere di fermare queste opere.

A maggio Legambiente ha inviato una denuncia alla Commissione delle Comunità Europee a Bruxelles e per conoscenza alla Direzione generale per la protezione della natura e del mare, al ministero dell’Ambiente e alla presidenza della Regione Lazio, ma finora non è arrivata risposta, «se si esclude una nota del ministero che chiede agli enti interessati (Wwf e Regione) di approfondire la questione». Legambiente ha chiesto di «accertare eventuali responsabilità, a tutti i livelli, per il rispetto del diritto comunitario all’interno del Sic di Macchia Grande di Focene e Macchia dello Stagnetto e valutare l’avvio della procedura d’infrazione delle direttive europee sulla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche».

Secondo un’elaborazione di Legambiente su dati della Regione Lazio «Dal 2009 al 2013, sono stati investiti una media di 10 milioni di euro l’anno, con l’esclusione dei fondi europei, per interventi, almeno nelle intenzioni, di difesa delle coste e dello sviluppo sostenibile degli ecosistemi marini. Altri 64 milioni di euro sono stati già inseriti nel bilancio 2016–2018 per finanziare (con fondi nazionali, regionali e europei) 45 azioni. Nel frattempo l’erosione costiera continua a interessare molte altre aree della costa laziale. Le dune mediterranee, rimaste a Capocotta, Latina, Sabaudia, Gaeta e poco altro, sono state sostituite dal cemento e le città hanno invaso tutti i litorali. Sono proprio le dune a proteggere dai venti dell’entroterra le spiagge, garantendo anche un ricircolo e nuovi materiali sabbiosi; la costruzione di ogni singolo edificio che negli hanno ha sostituito una porzione dunale, è stata indirettamente responsabile di un pezzo del fenomeno erosivo. Ad ogni nuovo cemento in acqua è arrivata anche la scomparsa di ettari di prateria di Posidonia oceanica, una pianta acquatica fondamentale sia per la riproduzione della fauna ittica che per la sua azione di freno all’erosione».

Il presidente di Legambiente Lazio, Roberto Scacchi, fa notare che «Gli interventi realizzati e quelli in programma non solo non risolvono il problema, a Fregene così come altrove, ma spostano banalmente l’erosione nei tratti di costa immediatamente successivi a quelli interessati da barriere Il litorale dell’Oasi di Macchiagrande è interessato da evidenti fenomeni erosivi, con arretramenti della costa anche di decine di metri, intensificatisi proprio dopo la posa di nuovo cemento alla foce del canale;  opere che andava sottoposta a valutazione di incidenza, vista la prossimità al Sic. Inoltre la Regione Lazio si appresta ad avviare altri lavori che prevedono la posa di una struttura reversibile definita geo-tubo. Oltre a progetti del genere, chiediamo alla Regione di accelerare per affrontare il problema alla radice, in primo luogo con progetti di rinaturalizzazione degli alvei fluviali da concretizzare tramite i Contratti di Fiume, permettendo ai corsi d’acqua di ricominciare nell’apporto detritico indispensabile al mantenimento delle spiagge; ma anche difendendo gli ambienti dunali e naturali del litorale, a partire dalle aree protette, in modo da mantenere viva la protezione delle spiagge e l’enorme riserva di sabbia che questi costituiscono».

Sebastiano Venneri, responsabile Mare di Legambiente, conclude: «Con l’arrivo di Goletta Verde ribadiamo le nostre perplessità al moltiplicarsi di opere che continuano a cementificare e artificializzare la linea di costa, spostando semplicemente nel tempo e nello spazio il problema dell’erosione ma senza mai affrontarlo seriamente Si tratta purtroppo molto spesso di interventi, come le barriere, ritenute ormai superate nella concezione dalla maggior part della comunità scientifica, che non solo non sono risolutivi per contrastare l’erosione costiera, ma che si rivelano anche dannosi per l’ambiente».