Un italiano nel team di ricerca

Groenlandia: scoperto un incredibile Grand Canyon sotto la calotta glaciale

[30 agosto 2013]

Un team di ricercatori, del quale fa parte anche l’italiano Giorgio Spada del dipartimento di Scienze di base e fondamenti dell’università di Urbino, ha scoperto in Groenlandia un gigantesco canyon sepolto sotto due chilometri di calotta glaciale. La ricerca che da conto di questa eccezionale scoperta (Paleofluvial Mega-Canyon Beneath the Central Greenland Ice Sheet) è stata pubblicata su Science.

Il canyon è di almeno 750 km di lunghezza, e in alcuni luoghi è più profondo di 800 m, più o meno le stesse dimensioni del Grand Canyon dell’Arizona, negli Usa. Si pensa che questa notevole formazione geologica, precedentemente sconosciuta, esistesse già prima che la calotta di glaciale ricoprisse la Groenlandia negli ultimi milioni di anni, e somiglia ad un fiume serpeggiante che sarebbe stato 100 Km più lungo del nostro Po.

Jonathan Bamber della School of Geographical Sciences dell’università di Bristol, che ha guidato il team di ricerca composto anche da scienziati canadesi dell’università di Calgary, sottolinea: «Con Google Streetview disponibile per molte città di tutto il mondo e le mappe digitali per tutto, dalla densità di popolazione alla felicità, si potrebbe supporre che il paesaggio della Terra sia stato completamente esplorato e mappato. La nostra ricerca dimostra che c’è ancora un sacco da scoprire».

Da anni ricercatori britannici e tedeschi sono al lavoro per ricostruire il paesaggio sotto la coltre di ghiaccio che ricopre quasi tutta la Groenlandia. Gli scienziati hanno utilizzato dati rilevati su migliaia di Km da aerei radar, raccolti soprattutto dalla Operation IceBridge della Nasa, una missione di sei anni, che è la più grande indagine aerea sul ghiaccio polare mai realizzata.

A determinate frequenze, il ghiaccio diventa “trasparente” per le  onde radio, che possono così raggiungere lo strato roccioso e rimbalzare indietro. Analizzando tutti i dati radar il team ha scoperto un canyon che si apre nel substrato roccioso e che si estende quasi al centro della più grande isola del mondo e termina alla sua estremità settentrionale in un profondo fiordo che lo collega al Mar Glaciale Artico.

Il team britannico, canadese ed italiano è convinto che il canyon svolga un ruolo importante nel trasporto di acqua di fusione dei ghiacciai, trasportandola dal cuore della calotta verso la Banchisa e infine nell’oceano. Anche prima che si formasse la calotta glaciale, che risale almeno 4000 mila anni, il canyon con tutta probabilità ospitava un importante fiume che scorreva dall’interno verso la costa e faceva parte di un importante bacino fluviale.

La ricerca è stata finanziata dal programma dell’Unione europea  ice2sea e dal Natural Environment Research Council del governo britannico. David Vaughan, coordinatore dell’ice2sea che ha la sua sede al  British Antarctic Survey, evidenzia che «Una scoperta di questa natura indica che la Terra non ha ancora rinunciato a tutti i suoi segreti. Un canyon di750 km conservato sotto il ghiaccio per milioni di anni è per sé stesso una scoperta mozzafiato, ma questa ricerca è importante anche per favorire la nostra comprensione sul passato della Groenlandia. Lo strato di ghiaccio di questa zona contribuisce all’innalzamento del livello del mare e questo lavoro può aiutarci a mettere nel giusto contesto i cambiamenti in corso».

Michael Studinger, del Goddard Space Flight Center della Nasa e project scientist di Operation IceBridge, sottolinea che «Le due cose che hanno contribuito a portare a questa scoperta sono state l’enorme quantità di dati raccolti da IceBridge e il lavoro di riunirli con altri dataset sulla Groenlandia per la compilazione. Tutti i dati esistenti hanno fatto in modo che questa formazione apparisse davanti ai nostri occhi. E’ abbastanza singolare che un  canale lungo 750 km, delle dimensioni del Grand Canyon, venga scoperto nel XXI secolo sotto la calotta glaciale della Groenlandia. Questo dimostra quanto ancora poco sappiamo riguardo al substrato roccioso sottostante le grandi calotte ghiacciate continentali».