Urbanizzazione, Habitat III: ha un potenziale e rischi enormi (VIDEO)

Ban Ki-moon: «Trasformare il nostro mondo in meglio significa trasformare le nostre città». Unesco: la cultura è il futuro urbano

[19 ottobre 2016]

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E’ in corso a Quito, la capitale dell’Ecuador  Habitat III, la conferenza sull’abitare e lo sviluppo urbano sostenibile delle Nazioni Unite per definire una “nuova agenda urbana” che, secondo il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, deve «Ripensare il modo in cui pensiamo di gestire le città e di viverci»”.

L’Assemblea generale dell’Onu ha riconosciuto la necessità di un approccio più sostenibile per aiutare le città a crescere e Habitat III, dopo le prime due edizioni a Vancouver nel 1976 e a Istanbul nel 1996  si svolge per la prima volta in uno dei Paesi del “Sud globale”, «Un simbolo importante – secondo il “progettista” di Habitat III, Joan Clos, il direttore esecutivo di Onu-Habitat –  Il Sud globale è là dove esistono la maggior parte dei grossi problemi ed è lì che abbiamo bisogno del più grande sostegno. L’urbanizzazione si è accelerata nel corso degli ultimi 20 anni. Abbiamo scoperto che l’urbanizzazione ha un potenziale enorme e rappresenta anche dei rischi enormi. La pianificazione urbana e lo sviluppo vanno di pari passo e sono una delle questioni strategiche enormi alle quali è di fronte il pianeta».

A quito fino a domani si discute di insediamenti umani e in particolare delle città, nelle quali ormai vive già il 54% delle popolazione mondiale, una cifra che arriverà al 66% entro il 2050, mentre le grandi metropoli e le megalopoli spesso si rivelano ingovernabili. Come ha ricordato Clos, «Contrariamente agli obiettivi fissati per lottare contro il cambiamento climatico nell’Accordo di Parigi sul clima, il successo di Habitat III dipenderà da politiche più complesse e sfumate, elaborate prima di tutto dai responsabili politici nazionali e locali».

Secondo l’Unesco, che a Quito ha presentato il rapporto “Culture: Urban Future”, «A giudicare dalle tendenze attuali, l’urbanizzazione dovrebbe proseguire a un livello e a un ritmo crescenti, soprattutto in Africa e in Asia. Entro il 2030, il mondo dovrebbe contare 41 megalopoli ospitanti ciascuna almeno 10 milioni di abitanti. L’urbanizzazione massiva e rapida  ha spesso l’effetto di moltiplicar le sfide per le città, creando più bidonville e rendendo più difficile l’accesso agli spazi pubblici. Può anche avere un impatto negativo sull’ambiente. Inoltre, questo processo si traduce spesso in un aumento della disoccupazione, delle ineguaglianze sociali, della discriminazione e della violenza».

Aprendo il 17 ottobre Habitat III, il segretario generale dell’Onu ha sottolineato che «Il successo degli obiettivi per lo sviluppo sostenibile (Sdg) dipenderà in gran parte dalla capacità di rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, resilienti e sostenibili. Il nuovo programma urbano che voi adotterete qui riflette l’ampia partecipazione dei governi e di tutti gli stakeholder urbani. Stabilirà delle norme mondiali per lo sviluppo urbano sostenibile e ci aiuterà a ripensare il modo in cui costruiamo, gestiamo e viviamo nelle città. Intanto, più della popolazione mondiale e cittadina e l’espansione urbana è rapida e spesso imprevista, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo».

Secondo  Ban, Habitat III è la conclusione di un intenso periodo durante il quale la Comunità internazionale ha definito una visione globale dello sviluppo sostenibile: «A Sendai e  Addis-Abeba, a Parigi e a Istanbul e adesso qui, a Quito, gli  Stati membri hanno costruito un quadro sostanziale di impegni e di programmi di azione. Insieme, sostengono un obiettivo comune: l’attuazione con successo  del Programma per lo sviluppo sostenibile entro il 2030. Un Programma globale, inclusivo, integrato e trasformatore. Trasformare il nostro mondo in meglio significa trasformare le nostre città e i nostri agglomerati».

Anche Ban ha però ricordato che «Un quarto dei cittadini vivono in  bidonville o in quartieri informali e un numero crescente di persone povere e vulnerabili vivono in condizioni precarie, mancano di accesso ai sevizi di base e di spazi vitali adeguati, sono escluse dalle possibilità di un lavoro decente e sono vulnerabili alla criminalità, agli sfratti forzati e al vagabondaggio».

In quello che sarà probabilmente la sua ultima conferenza di alto livello come segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon ha voluto ricordare che «L’inquinamento e il consumo di  energia da parte delle città hanno conseguenze drammatiche per l’ambiente. Una migliore governance, una migliore pianificazione e una migliore progettazione urbana, così come maggiori investimenti in alloggi adeguati ed economici, nelle infrastrutture di qualità e nei servizi di base e il coinvolgimento delle donne, sono necessari per la costruzione di città più sicure e più produttive per tutti. Le città e gli agglomerati possono svolgere un ruolo immenso nella lotta contro la povertà e nella costruzione di società inclusive che favoriscano la partecipazione di tutti. Nel ripensare le nostre città, dobbiamo essere guidati dal principio di prosperità condivisa e di inclusione».

Ma Ban ha fatto anche notare che «Le città sono rimarchevoli motori di crescita, dei centri di diversità e dei poli di creatività». Ne è convinto anche l’Unesco che nel suo rapporto dimostra che «La cultura deve essere pienamente integrata nelle strategie urbane per garantire la loro sostenibilità e una migliore qualità della vita per gli abitanti». La direttrice generale dell’Unesco, Irina Bokova, spiega nella prefazione del rapporto che «La cultura è al centro del rinnovamento delle città e della loro capacità di innovazione. Riunendo numerose informazioni ed esperienze concrete, il rapporto Unesco dimostra che la cultura è un carta strategica da giocare per costruire delle città più inclusive, creative e sostenibili». In effetti il rapporto  dimostra che gli sforzi di recupero e ricostruzione di siti di inestimabile valore come il santuario di Al-Askari  a Samarra, in Iraq, o degli antichi mausolei di Tombouctou in Mali, hanno ristabilito la coesione sociale in comunità devastate dalla guerra, migliorato i loro mezzi di sussistenza e gettando le basi per il dialogo e la riconciliazione.

“Culture: Urban Future” identifica anche le strategie innovative per la salvaguardia dell’habitat nei centri storici, essenziali per l’identità e il benessere delle comunità, come successo proprio a Quito, dove le sovvenzioni del governo di sinistra ai proprietari per rinnovare le loro case hanno impedito la gentrificazione dei quartieri storici. Ma anche nell’immensa e futuristica  metropoli cinese di Shanghai il 7,4% degli abitanti lavora nelle industrie creative.

Ban Ki-monn ha concluso: «Il nuovo programma urbano è un documento basato sull’azione. Il suo successo dipenderà dalla collaborazione di tutte le parti interessate. Habitat III getta una base solida per la costruzione di una partnership mondiale per lo sviluppo sostenibile, che ingloba le autorità nazionali, regionali e locali, agendo di concerto con I partner dello sviluppo, le imprese, gli investitori e le comunità».

 

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