In Liguria rispunta il Piano Casa. Legambiente: «No a deregulation per cementificare»

Occorre un Piano di adattamento e mitigazione del dissesto idrogeologico per i centri urbani

[16 ottobre 2015]

Cemento Liguria

Il 13 ottobre la seduta del Consiglio regionale della Liguria è sta sospesa per incontrare una delegazione di lavoratori edili accompagnati dai rappresentanti sindacali di categoria che hanno esposto i problemi di un settore, che negli ultimi due anni ha perso oltre 4.000 posti di lavoro, 2.000 dei quali solo a Genova, e molti disoccupati  non godono più degli ammortizzatori sociali. I rappresentanti sindacali hanno chiesto l’intervento della Regione «per rilanciare il settore» e «la creazione di un gruppo di lavoro composto da enti locali, rappresentanti dei lavoratori e delle imprese per  favorire investimenti nelle infrastrutture, in piani di edilizi pubblica e privata» e Marco Scajola, l’assessore all’edilizia della giunta di centro-destra della Liguria,  ha assicurato la sua collaborazione al “tavolo emergenziale” che sarà costituito e ha aggiunto: «La nostra regione più di altre ha sofferto la crisi dell’edilizia e noi stiamo già lavorando con atti concreti, che saranno portati all’attenzione del Consiglio regionale, per dare forti agevolazioni in questo settore, agevolazioni che faranno partire nuovi cantieri».

Eppure i dati presentati successivamente da Confartigianato Liguria non presentano una situazione così drammatica. Ma per Scajola «Non deve accontentarci Il fatto che l’edilizia artigiana, con un -0,6% segni in Liguria il calo meno marcato d’Italia, il dato deve essere invece una forte motivazione per intervenire a sostegno del comparto per fare uscire definitivamente dalla crisi che dura da anni le 24.318 del settore costruzioni, di cui 17.553 artigiane (72,2%). Ben vengano i contributi di idee di Confartigianato, da parte della Regione Liguria crediamo sia prioritario dare impulso al settore, anche attraverso interventi di diversi assessorati, riducendo la burocrazia, la pressione fiscale e favorendo la massima trasparenza. Proprio per le caratteristiche che ha la Liguria, è inevitabile e indispensabile intervenire sull’esistente come priorità perché si tratta di un territorio fortemente antropizzato e sedimentato. La rigenerazione urbana ma anche la qualificazione del territorio costiero e la valorizzazione delle peculiarità locali sono gli obiettivi su cui Il ruolo dell’artigianato e delle microimprese risulta naturalmente ed evidentemente determinante per la rigenerazione dell’abitare e del territorio».

Ma le dichiarazioni equilibristiche dell’assessore regionale non convincono Legambiente Liguria, che se la prende anche con le scelte fatte dalle precedenti giunte regionali guidate dal centro-sinistra. Il Cigno Verde Ligure fa notare che «Sono trascorsi sei anni dalla approvazione delle Misure urgenti per il rilancio dell’attività edilizia e per la riqualificazione del patrimonio urbanistico-edilizio”, cioè il Piano Casa ligure che avrebbe dovuto rilanciare il settore edile» e il presidente di Legambiente Liguria, Santo Grammatico, aggunge: «Oggi la Giunta regionale afferma di voler rilanciare il Piano Casa e mediante le dichiarazioni dell’assessore all’urbanistica Marco Scajola apprendiamo che il perno della legge per il rilancio del settore edile sarà basato su ristrutturazioni, ampliamenti e semplificazioni burocratiche. Temiamo non troveremo nulla di nuovo e di buono in termini di gestione del territorio nel redigendo Piano Casa e sopra tutto siamo certi questo non è lo strumento idoneo per il rilancio di un settore in piena crisi come quello dell’edilizia.  Sarebbe opportuno valutare prima quali i risultati ottenuti a sei anni da quello varato nel 2009, già troppo permissivo su diversi punti».

Legambiente ricorda che «I contenuti del vecchio Piano prevedono demolizioni e ricostruzioni con ampliamenti volumetrici sino al 35% ed oltre in base alle premialità previste ad esempio con l’installazione di pannelli fotovoltaici, eventualmente la possibilità di accorpare più edifici con ampliamenti possibili anche agli immobili oggetto di parziali condoni edilizi. Esiste poi la possibilità di cambiamento di destinazione d’uso da immobile produttivo a residenziale. Il Piano casa prevedeva, tra l’altro, la demolizione e ricostruzione di edifici che presentano una esposizione a rischio idraulico o idrogeologico oppure accertate criticità statico-strutturali con rischio per l’incolumità e di poter intervenire su quelli che interferiscono rispetto alla realizzazione di infrastrutture o opere di pubblica utilità. Quanti interventi per le tipologie sopra descritte sono stati effettuati? Quanto lavoro e quale gettito economico è stato generato?»

Grammatico conclude: «E’ evidente il fallimento delle prospettive e del modello di sviluppo immaginato nel Piano casa e non è con una semplificazione delle norme, che valuteremo non si tratti di una vera e propria deregulation cementizia, che si rilancerà l’edilizia. Occorre piuttosto un Piano di adattamento e mitigazione del dissesto idrogeologico per la sicurezza dei centri urbani, che coinvolga pubblico e privato per garantire un rilancio economico della nostra regione».