Inchiesta Stadio della Roma, Legambiente: interrompere definitivamente l’iter autorizzativo

«Stop al progetto Tor di Valle e basta con questo modo di pensare lo sviluppo della città e dello sport, che é sacrosanto ma che viene utilizzato per nascondere speculazioni edilizie»

[14 giugno 2018]

Ieri all’alba i Carabinieri del nucleo investigativo del Comando provinciale di Roma hanno dato esecuzione ad una misura cautelare emessa dal G.I.P. di Roma nei confronti di 6 indagati a cui è stata disposta la custodia cautelare in carcere mentre per altri tre gli arresti domiciliari, a termine di inchiesta sullo Stadio di Tor di Valle.

Un nuovo terremoto che investe vecchi e nuovi protagonisti degli affari e della politica e che coinvolge anche uomini vicini alle forze del nuovo “Governo del cambiamento”.

Legambiente Lazio, che aveva appena depositato le sue osservazioni sulla Variante Urbanistica  per realizzare il nuovo stadio e per l’urbanizzazione a Tor di Valle predisposta dal Comune di Roma,  resta in attesa di conoscere gli sviluppi di un’indagine che ha portato a 9 arresti, ma secondo Roberto Scacchi, presidente ddel Cigno Verde del Lazio, «Quella di Tor di Valle è la vicenda di un progetto cementificatorio che speculava sulle sane passioni sportive dei tifosi e che solo in parte avrebbe avuto a che fare con lo sport ora chiediamo l’immediata e definitiva interruzione di qualsiasi iter autorizzativo, visto quanto stanno mettendo in luce le cronache giudiziare che seguiamo, riponendo massima fiducia verso gli inquirenti e le forze dell’ordine. Basta con questo modo di pensare lo sviluppo della città e dello sport, che é sacrosanto ma che viene utilizzato per nascondere speculazioni edilizie delle quali Roma non ha proprio bisogno«.
L’11 giugno scorso Legambiente aveva inviato le proprie osservazioni al Comune di Roma sulla Variante Urbanistica mettendo in risalto «L’assenza di potenziamento del trasporto pubblico e il rischio di costruzione in zona di esondazione fluviale». Ora, di fronte a quanto accaduto, gli ambientalisti concludono: «Dopo aver depositato le osservazioni alla variante, oltre a sostenere che avrebbe appesantito drammaticamente un trasporto pubblico già precario non garantendo alcun treno in più sulla Roma-Lido, aumentato i rischi idrogeologici andando a costruire nell’ultima ansa di Tevere ancora libera da cemento in tutta la zona sud di Roma e aumentato le cubature in una città che ha bisogno di tutto ma non di nuova edilizia, è chiaro che non può esserci alcuno sviluppo della vicenda che non preveda l’interruzione definitiva dell’iter autorizzativo».