Wwf: «Necessario procedere rapidamente agli abbattimenti e alla demolizione»

A Ischia 600 case abusive con ordine definitivo di abbattimento, e 27 mila condoni richiesti

Legambiente: «In un paese civile e democratico l’illegalità si combatte e non può essere autorizzata o giustificata dalla politica»

[22 agosto 2017]

Se nel 2016 in tutta Italia i fenomeni di abusivismo edilizio sono stati circa 17mila, nella Campania appena colpita dal terremoto di Ischia si contano 60mila case abusive costruite negli ultimi 10 anni. «E non parliamo di abusi di necessità, un fenomeno terminato alla metà degli anni novanta, ma di soggetti organizzati che hanno tirato su interi quartieri, in aree dove controllano tutto», spiegano da Legambiente.

La presidente di Legambiente Rossella Muroni e il presidente di Legambiente Campania Michele Buonomo, che in queste ore si uniscono al dolore della popolazione ischitana, non a caso ricordano che la stessa Ischia «è da sempre simbolo di abusivismo edilizio, di cementificazione disordinata e di impunità», come confermano anche i dati più aggiornati: «Ad Ischia sono circa 600 le case abusive colpite da ordine definitivo di abbattimento e 27 mila le pratiche di condono presentate in occasione delle tre leggi nazionali sulle sanatorie edilizie».

Al contrario, in Campania come nel resto dell’Italia a rischio sismico, vulcanico e idrogeologico, la manutenzione ordinaria e la messa in sicurezza del territorio sarebbero la “grande opera pubblica” necessaria e più urgente di tutte.

La drammaticità del terremoto «ci ricorda, ancora una volta, che l’Italia è un Paese fragile e a rischio sismico dove investire nella riqualificazione degli edifici per renderli sicuri non è più rimandabile. Davanti a questa ennesima tragedia – dichiarano da Legambiente – speriamo che chi in queste settimane sta cavalcando il tema dell’abusivismo di necessità, per ricercare consenso elettorale, si fermi. In Campania, una legge regionale battezza di fatto l’abusivismo di Stato; in Sicilia il Sindaco di Licata viene defenestrato perché combatte il cemento illegale; in Sardegna la legge in discussione cerca di riaprire la cementificazione lungo le coste; nelle Marche la giunta regionale approva in tutta fretta una legge per snellire le procedure della ricostruzione passando sopra a regole e piani. Non è così che si guida un Paese e si fanno gli interessi dei cittadini. In un paese civile e democratico l’illegalità si combatte e non può essere autorizzata o giustificata dalla politica».

Una battaglia che trova unito il fronte ambientalista italiano, con il Wwf a rincarare la dose. «Che oggi si possa morire con un evento sismico di magnitudo 4 è dolorosamente inaccettabile – dichiara la presidente del Panda nazionale, Donatella Bianchi – In un territorio geologicamente complesso e ad alto rischio come quello italiano, anziché parlare di una moratoria dell’edilizia, di una lotta concreta e senza quartiere all’abusivismo edilizio, di piani di delocalizzazione, di fondi rotativi per la sistemazione antisismica degli edifici, a cominciare da scuole e ospedali, di rinaturalizzazione del territorio per restituire flessibilità e quindi capacità di tenuta idrogeologica in caso di calamità naturali, si parla di nuovo cemento spesso mascherato dietro il termine ‘valorizzazione’ e si azzarda addirittura un condono mascherato come se l’acquisizione degli immobili abusivi al patrimonio pubblico (per poi restituirli agli abusivi stessi) li rendesse antisismici. Semplificando, la pubblica amministrazione diventerebbe responsabile di immobili la cui qualità edilizia è assolutamente ignota: è necessario procedere rapidamente agli abbattimenti e alla demolizione, individuando le priorità».